Recensioni

Voglio il potere di gestire tutto ciò che mi riguarda

Quante volte vi siete sentite dire “hai voluto la parità e ora smettila”. Hai voluto la bicicletta e ora pedala. Mi hanno detto mille volte cose del genere per convincermi del fatto che le donne che chiedono maggiori diritti devono solo lavorare di più. Se non vuoi essere solo moglie e madre devi faticare il triplo. Come se il fatto di avere attorno uomini che non si assumono alcuna responsabilità fosse una mia responsabilità. La parità è una gran bella cosa che però non va a demerito di chi la pretende. Se io sono pari allora tu dovrai lasciarmi spazio e respiri. Parità è quella cosa che dà a me il diritto di fare molto di più. Significa che tu dovrai condividere le responsabilità della cura con me. Vuoi abitare insieme? Allora pulisci il cesso come lo faccio io. Bada a tuo figlio come lo faccio io e lasciami respirare come io faccio con te.

Chissà perché quello che voglio viene descritto come una pretesa da isterica disadattata. D’altronde il mondo è sempre stato così. Perché cambiarlo? Dicono gli uomini che in questo mondo hanno sempre fatto il cazzo che hanno voluto. Non si può interpretare la mia rivendicazione come inutile pretesa e no, non voglio essere superiore o ottenere la supremazia delle donne. Io voglio solo spazio e respiri e nessuno me li può, te li può, negare.

Il linguaggio dei conservatori è sempre lo stesso, in fondo. I bianchi dicono dei neri che essi vogliono spadroneggiare sui bianchi. Povere vittime. E i nazisti descrivevano gli ebrei come membri di una specie di setta in lotta per dominare il mondo. Gli etero dicono che c’è un complotto omosessuale per far sparire i “normali”. E alcuni uomini descrivono le donne come stronze che vogliono il potere. Ovvero non vogliono che io abbia il “potere” di dire la mia su quello che succede al mio corpo. Significa togliere a loro un potere che hanno sempre avuto, per impormi sesso non voluto, attenzioni non richieste, figli che non volevo partorire e ruoli di genere che non mi appartengono.

Voglio il potere di poter vivere una vita normale senza che nessuno mi attribuisca uno stigma, quello della puttana, della troia, della zoccola, perché voglio il controllo della mia sessualità e della mia capacità riproduttiva. Avete sempre detto che possedere la capacità di fare figli fosse un potere che le donne non meritavano. Dunque bisognava controllarci tutte. E serve lottare affinché si smetta di fare guerre sui nostri corpi, sfuggendo alle classificazioni, belle o brutte, grasse o magre, alte o basse, bionde o brune, è una rivoluzione che incontra nemici sul nostro cammino. Da secoli coloro che lottano per il potere di gestire le donne ripropongono gli stessi argomenti. L’aborto, la contraccezione, la discriminazione perché si sfugge all’orientamento sessuale imposto dalla santa madre chiesa delle mie ovaie.

Non siamo noi le nemiche. Non vogliamo il potere di gestire voi e i vostri corpi. Vogliamo che ci restituiate i nostri e li lasciate finalmente alla nostra gestione. Ancora non lo fate. Non capite quanto sia noiosa questa lagna perenne, questa debolezza del voler a tutti i costi definirvi vittime perché vi abbiamo detto che non siamo oggetti e vi abbiamo tolto il giocattolino dalle mani.

Non puoi più ingravidarmi a mia insaputa. Non puoi stuprarmi. Non puoi impedirmi di abortire. Non puoi impedirmi di relazionarmi al mondo come voglio. La parità non è un peso. Non vuol dire che tu debba fare il coglione infantile che tiene il broncio e piagnucola mentre io ti dico che sono una strega e non puoi più bruciarmi. Puoi darti fuoco se ti piacciono tanto le fiamme ma le mie fiamme sono quelle interiori e bruciano con passione perché voglio riprendermi libertà, spazio e respiri.

Non odio gli uomini. Odio quelli che vogliono gli appartenga. Non odio nessuno ma lotto contro oppressioni secolari di cui gli stessi oppressori negano l’esistenza. Mi viene in mente tutto questo dopo aver visto una scena, la solita, di una discussione tra moglie e marito in cui lui mollava il figlio in mezzo alla strada dicendo che era affare della moglie e che lei non aveva il diritto di “lasciarglielo” “per fare” i propri “comodi”. L’atteggiamento da dominatore offeso, come quello che ti ha messa in schiavitù e poi si sorprende se gli sputi in faccia quando lui dice che però la tua è una schiavitù fantastica. La schiavitù è solo schiavitù. Finché lei non potrà decidere che fare, dove stare, come vivere e chi amare non c’è libertà e la libertà si conquista. Non è lui a concedertela.

Ascoltate il grido di libertà di tante donne liberate che subiscono la vendetta di un mondo intriso di maschilismo, quello che istiga punizioni per dirci che la libertà ha un prezzo. Ma non ce l’ha sempre? Ed è meglio essere disposte a pagarlo che restare in schiavitù. Il mondo è disorientato. Lo è sempre quando una classe discriminata alza la testa e pretende dei diritti. Quando incontri gente che confonde le contraddizioni come conferma delle proprie tesi. Quando la scala delle oppressioni non è mai del tutto oltrepassabile. Ed è così che le alleanze si ampliano e includono. Non siamo sole in queste lotte. Ci sono tante persone di ogni sesso, genere, che vogliono un mondo diverso. E con fatica ci siamo. Vogliamo cambiarlo. Chi non vuole i cambiamenti se ne vada ‘affanculo. La nostra direzione non può che essere una sola: andare avanti. Avanti. Mai indietro.

Meno&Pausa – Avere la patata e non sentirla – racconta fatti reali di una donna che usa questo pseudonimo per raccontarsi.

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