Antisessismo, Critica femminista, R-Esistenze

Il fatto che la misandria venga considerato un crimine d’odio dovrebbe preoccupare chiunque crede nell’uguaglianza.

Questo è un pezzo di Victoria Smith, pubblicato dall’Indipendent UK, in cui si commenta una potenziale scelta governativa che equiparerebbe misoginia e misandria, entrambi da considerare come crimini d’odio. Per la traduzione (non letterale) ringraziamo Lisa.      

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Sembra che non ci sia niente che le donne possano avere – nemmeno il loro status di sesso marginalizzato – che gli uomini non vogliono condividere con loro.

Le donne eh? Sempre a dire che vogliono lo stesso trattamento, poi, nel momento in cui viene offerto loro, cominciano a lamentarsi.

Prendiamo per esempio la proposta di rendere la misoginia un crimine d’odio. Dati
i livelli attuali di molestie per strada, aggressioni sessuali e violenze sulle donne da
parte degli uomini, questo non può che essere una cosa positiva. Ma perché fermarci qui? Perché non rendere anche la misandria – pregiudizio contro uomini e ragazzi – un crimine d’odio? In questo modo sicuramente nessuno viene escluso. Il mese scorso è stato annunciato che una commissione legislativa esaminerà l’ipotesi che i reati d’odio verso le donne dovrebbero essere riclassificati. Al momento, alcune caratteristiche – come la disabilità, la razza, l’orientamento sessuale – hanno uno status protetto. Il sesso (quello biologico uomo/donna) non è una di queste.

Le femministe sostengono che il grado in cui la misoginia incoraggia crimini commessi contro le donne sia la prova che questo deve cambiare. Tuttavia, da quel momento la Commissione riconsidererà anche se la misandria meriti di essere inclusa nella nuova definizione di crimini d’odio. Secondo il ministro degli affari interni Baroness Williams, questa è una risposta a ciò che “il pubblico e altre organizzazioni ci stanno comunicando”.

Da femminista, confesso che non sono contenta di tutto ciò. Allo stesso tempo sono consapevole del modo in cui questo insoddisfazione verrà percepita da molti. Tipica femminista, giusto? Sostengo di volere l’equità, ma in realtà voglio un trattamento speciale. Dico di credere che le donne siano forti, ma in realtà voglio che siano deboli. Credo che il femminismo non sia una questione di odio verso gli uomini… ma in realtà, lo è.

Ho familiarità con questo genere di argomentazioni, e il modo in cui vengono usate, una volta e ancora oggi, per reinterpretare la domanda di un riconoscimento di uguaglianza da parte delle donne come una richiesta di conferma del loro ruolo di vittime. Sembra che non ci sia niente che le donne possano avere – neppure il loro status di sesso relegato ai margini – che gli uomini non pretendano di condividere con loro.

L’argomentazione secondo la quale la misoginia ha la sua controparte nella misandria – e che solo una persona misandrica negherebbe – è superficialmente attraente – c’è una soddisfacente simmetria in essa, per non dire un grado di verità. Tutti sono, potenzialmente, tanto vittime quanto oppressori. A parità di tutto il resto, tutti dovrebbero essere trattati nello stesso modo.

Il problema è che non tutto è in parità. Che è proprio il motivo della proposta di legge
sui crimini d’odio. Tutte le nostre azioni si svolgono all’interno di gerarchie sociali che mettono alcuni gruppi in cima e altri in fondo.

I tentativi di rendere la misandria l’equivalente della misoginia si basa su due equivoci: primo, il fatto che il genere sia uno spettro (qualcosa di inpalpabile e non reale), in opposizione alla gerarchia; secondo, che lo stato di vittima sia una fonte di potere e privilegio.

E’ vero che gli uomini e I ragazzi vengono danneggiati dalla convinzione che tutti gli esseri di sesso maschile dovrebbero essere mascolini. Vero, anche, che fa male a ogni membro di un gruppo essere giudicati sulla base delle azioni violente di una minoranza. Tuttavia, sono queste le condizioni sulle quali si basa la perpetrazione della supremazia maschile. Chiedere che a coloro che sono vittime delle conseguenze negative dell’essere membro del gruppo degli oppressori sia garantito lo stesso status di coloro che fanno parte del gruppo degli oppressi significa non aver centrato il punto. Ogni sofferenza proveniente dall’esercizio del potere può essere alleviata solo una volta che tale potere sia stato deposto.

I cosiddetti attivisti per I diritti degli uomini ritraggono quotidianamente lo status
di marginalizzazione femminile come qualcosa da invidiare. Le femministe sono accusate di sfruttare l’oppressione storica per poter appropriarsi del potere e delle risorse in un mondo in cui la discriminazione positiva a favore delle donne dilaga.

Si dice che quando si è abituati al privilegio, l’uguaglianza suona come una sorta di oppressione. Questo, a mio parere, è ciò che accade di norma quando gli uomini si lamentano della misandria. Le donne conquistano un centimetro e tutto ciò che gli spettatori maschi vedono sono chilometri e chilometri.

Personalmente ritengo che sia improbabile che la misandria sarà mai resa un crimine d’odio. Ma il fatto che ci sia anche una minima possibilità che ciò potrebbe accadere resta molto preoccupante. Ciò andrebbe a danno della più basilare argomentazione a favore della protezione delle donne sulla base del loro sesso, sostenendo di fatto le pretese degli attivisti per i diritti degli uomini (MRA) di vedere in ogni conquista delle donne l’esistenza stessa del “sessismo al contrario”.

Inoltre, tale riconoscimento fornirebbe ulteriori occasioni a uomini violenti di dipingere la resistenza delle donne alle loro richieste come “odio”. Donne e ragazze fronteggiano una censura più che sufficiente ogni volta che osano opporre rivendicazioni che subito vengono normalizzate da uomini e ragazzi che pensano di essere stati per questo discriminati. Dove saremmo, se questi ultimi potessero sostenere che il nostro modo di trattarli era motivato da un’intolleranza verso gli uomini?

La misoginia dovrebbe essere riconosciuta come un crimine d’odio per la stessa ragione per cui la misandria non dovrebbe esserlo: le donne e le giovani vengono sistematicamente oppresse e sfruttate dagli uomini e dai giovani. Questo non è necessariamente sempre vero. Possiamo considerare un mondo in cui tutte le cose sono pari, ma prima, smettiamo di dire alle donne di fingere che siamo già arrivate a quel punto.

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2 pensieri su “Il fatto che la misandria venga considerato un crimine d’odio dovrebbe preoccupare chiunque crede nell’uguaglianza.”

  1. Molte volte, la guerra di una donna non c’entra niente con un’altra, il problema secondo me è dovuto al fatto che le donne oggi, vogliano far passare la misandria come femminismo, nei mass media, si parla con molta naturalezza, degli uomini che sono tutti uguali, la donna è più intelligente dell’uomo, gli uomini stuprano, uccidono, in continuazione e solo per citare alcuni esempi, e questo si comunica in qualsiaisi programma televisivo, radiofonico, pubblicità.
    Lo trovo veramente aberrante, purtroppo oggi molte donne si prendono carico di dire qualcosa contro il genere maschile a prescindere, non importa se sono cresciute in una famiglia che le ha amate, se non hanno subito maltrattamenti, violenze, no, solo perchè sono donne si sentono prese in causa, e questo allora mi fa pensare, che ci sia un piano premeditato più ambizioso da parte di tutte, cioè togliere di mezzo l’uomo comunque, con ogni mezzo, mentre credo che il confronto fra uomo e donna sia l’unico che possa portare a qualcosa di costruttivo, e che sia l’unica strada da percorrere.
    Detto questo, sono d’accordo con il fatto che la misandria sia considerato un crimine d’odio, oggi più che mai.

  2. https://unaltrogeneredirispettoblog.wordpress.com/2016/07/25/sono-femminista-ma/

    E’ il PATRIARCATO che dice che gli uomini sono stupidi, monolitici, sempre uguali ed incapaci. E’ il patriarcato che dice che gli uomini si muovono spinti dall’istinto animale che impedisce loro di non aggredire. E’ il patriarcato che dice che gli uomini sono attratti solo da alcune qualità, che possono reagire solo in determinati modi, che possono conoscere il mondo solo parzialmente.

    Il FEMMINISMO afferma che gli uomini sono di più e sono capaci di più di questo.

    L’emancipazione non è un gioco a somma zero. Riconoscere la persistenza dell’oppressione femminile non esclude il riconoscere che la misandria è un sentimento che esiste e che talvolta viene sdoganato sotto le mentite spoglie dell’aggettivo “radicale”. Detto questo, “in quanto uomo”, l’ultima cosa di cui ho bisogno è una qualche protezione legislativa, figuriamoci. Ma se il messaggio che passa è che gli uomini sono ontologicamente maligni, allora tutti gli uomini cis (anche quelli progressisti come il sottoscritto) si sentiranno sempre più legittimati nel rispondere alle vostre proteste con un silenzio imbarazzato (quando va bene), o con una risentita indifferenza (quando va male). Non pretendiamo che gli uomini vi stiano a cuore, vorremmo solo evitare di essere sistematicamente identificati con il male assoluto in virtù della biologia, o della storia, o della metafisica. Tutto qua.

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