Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Donne rubate. Secondo Terragni i ladri sono “gli uomini”

Parto dall’uso del termine “primazia”. Terragni lo usa per definire una posizione di superiorità del materno e del femminile. Ho cercato in quali altri modi il termine può essere spiegato e ci si riferisce a qualcosa che ha a che fare con il primate e primaziale è anche riferito ad una rappresentanza ecclesiastica, roba che ha a che fare con la chiesa. Ne deduco che Terragni vuole che il femminismo diventi una chiesa che elegge a rappresentanza primaziale una donna nata con la vagina che non può sfuggire alla biologia, dunque che confonde il sesso con il genere, e che, infine, sia la madre per antonomasia.

Il Corriere ha pubblicato una specie di recensione del suo ultimo libro “gli uomini ci rubano tutto”, quello precedente era “la scomparsa della donna”. Nella recensione si parla di quello che oramai è il mantra ecclesiastico di Terragni &Company (mi riferisco alle femministe della differenza, alle arcilesbiche nazionali e a realtà affini che sono alleate proprio per stabilire la primazia della beddamatresantissima).

Se in veste di sherlock holmes indaga su un vago “dov’è la donna scomparsa?”, ora pare proprio che terragni abbia raggiunto una conclusione. I colpevoli sono gli uomini. Tutti gli uomini, indiscriminatamente. Non solo. La colpa sarebbe anche di quell* che “si svegliano” una mattina e a dispetto del fatto di avere un pene decidono di definirsi donne. E non è che tu, chiunque sia, puoi prenderti questo diritto senza subire le ire delle radical feminist trans escludenti. Le Terf fanno sul serio, che ti credi.

Lanciandosi ancora (ne parla da qualche anno ormai) contro le persone trans e contro i gay che osano avere un figlio, perché generato dal seme di uno dei due genitori o perché adottato o perché qualcuna ha scelto di prestarsi per la gestazione per altri, terragni si rifugia nel peggior copione di origine patriarcale. Le femmine devono fare le femmine e i masculi devono fare i masculi. Le femmine sono materne e adempiono al ruolo di cura e i maschi vanno in guerra o scavano in miniera, concludo io.

E per avere la patente di donnità devi passare al vaglio di una commissione di donne primati che ti insegneranno ad adorare la maternità e a essere più femminile. La recensione sul corriere annuncia entusiasticamente la nascita di un nuovo femminismo. Il femminismo radicale di cui parla terragni in realtà non è nuovo per niente perché si tratta del femminismo della seconda ondata che negli stati uniti (parliamo degli anni 80/90) inquinò le discussioni e i confronti femministi per rigidità, moralismo, autoritarismo e trans esclusione. Un femminismo che non lega con il femminismo della terza ondata e con i vari femminismi, dal queer al transfemminismo, al femminismo intersezionale, che hanno superato le mura spesse di quel Limbo per avviarsi in una direzione non escludente.

Il femminismo oggi parla una lingua antifascista, antirazzista, antisessista, non binaria, non transofoba, non omofoba, non escludente nei confronti di nessun soggetto autodeterminato, e mi riferisco alle sex workers che lavorano per scelta (incluse le attrici porno e le cam girl) e che chiedono da tempo diritti e riconoscimento e mi riferisco anche alle donne che praticano gpa e lo fanno per scelta.

Il declino del femminismo della seconda onda è dato da una proiezione assoluta di se nelle vite e nelle esperienze delle altre. La presunzione di sapere quello che è bene per te e di scegliere al tuo posto. Una presunzione bianca, borghese, classista, colonialista (vedi i perenni riferimenti alle donne povere che però non sembrano mai avere voce nei discorsi delle Terf) e donnista, ovvero alla ricerca di una collocazione che vorrebbe unire le femmine, in quanto dotate di vagina, al di là delle idee, della collocazione e degli orientamenti politici.

Non è un caso se terragni & company aderiscono al detto “il nemico del mio nemico è mio amico”. I discorsi chiaramente paternalisti, patriarcali, sovradeterminanti delle terf sono ospitati da testate giornalistiche catto integraliste e quando per strada vediamo un manifesto omofobo come quello spuntato in questi giorni a Roma (grazie Raggi per averlo rimosso) non si leva una sola durissima critica da parte delle Terf perché in realtà temo siano d’accordo. Due padri non fanno una madre, dicono gli antiabortisti e gli/le antigpa. E due madri fanno una super madre? Perché è questo il punto che torna nelle affermazioni delle arcilesbiche e delle Radfem, entrambe categorie Terf, quando si parla di ritorno all’esaltazione del materno.

Una esaltazione che ci ricolloca in uno schema che assegna a tutte noi l’accettazione dell’imposizione biologica così come cultura patriarcale vuole. A seguire c’è ancora il patto tra catto integralisti e terf quando parlano, usando come pretesto la protezione della femmina debole e indifesa, la stessa lingua omofoba che ricordiamo nei tanti slogan “No Gender”. Per terragni & company la bestemmia sarebbe la libertà di aderire al genere nel quale ti riconosci. Nasci con una vagina ma non vuoi essere donna o nasci con un pene e vuoi essere donna. Terragni parla di corpo neutro, ovvero un corpo che non rappresenta un genere. Lei parla di trasformazione e ridefinizione del se come di un furto programmato. Ci stanno rubando la donnità, urlano le terf. Le trans usurpano la nostra “primazia”. E via di dogmi in dogmi fino ad arrivare a deliri perfettamente antifemministi (il corpo delle donne non è delle donne ma di chi decide per te cosa devi farne. per il tuo bene si intende).

Non vale più l’autodeterminazione. Tutte le femmine dovranno essere protette da se stesse, usando divieti, censure, securitarismi di vario tipo, e da lì al disegno futuristico immaginato nel mio libro “Limbo – l’industria del salvataggio” passa davvero poco. Noi non abbiamo bisogno di un femminismo che ha portato a livelli esasperati il separatismo. Noi includiamo le persone trans, le sex workers, le famiglie omogenitoriali, tutte, e non ci permettiamo di sostituire la voce delle altre anteponendo ad essa un lamento che basa tutto sulla teoria che le donne sono deboli e indifese. Non ci serve Terragni per difenderci e soprattutto: gli uomini, intesi come entità di genere, a noi non hanno rubato niente. Dire il contrario non solo manifesta una ossessione persistente ma è anche un riproporsi continuo di stereotipi sessisti. Il nostro femminismo è antisessista. Non può essere altro che quello.

Saluti & baci

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