Antiautoritarismo, Antirazzismo, Autodeterminazione, MenoePausa, Personale/Politico, R-Esistenze

Meno&Pausa: la responsabilità di trattenere stelle e cielo

A volte vedo il mondo diviso in due parti differenti. Sulla terra sembra tutto ok. Le persone vanno e vengono, veloci, animando le strade e facendo shopping, scansando i senzatetto e guardando con orrore alle donne con le gonne larghe che sfidano i pregiudizi chiedendo l’elemosina. Il mondo potrebbe essere meglio di così ma si tratta di punti di vista. C’è chi vede solo la superficie terrena. Io vedo anche il cielo, sconfitto, che potrebbe crollare sulle nostre teste da un momento all’altro. Ci sono gli esseri umani, quelli umani per davvero, che si affacciano dalle finestre delle loro attività per trattenere le stelle. Cadono anche quelle, sapete?

Servirebbe una persona per ogni luccichio, per coltivare la speranza e lasciare che il cielo resti lì dov’è. Quando sento di migranti morti in mare penso alle parole di mia nonna. I morti vanno in cielo e diventano stelle. Forse il cielo adesso ospita troppi morti, perciò sta per cadere. Forse quei morti faticano a diventare stelle perché hanno osservato l’oscurità troppo a lungo. Ma stanno lì, ci guardano e ogni tanto cambiano posizione. Si lasciano trattenere, con le mani, con i piedi, con la testa e il cuore. Si lasciano accarezzare ed è così che il cielo resiste. Se non le accarezzi le stelle cadono, come tanti spilli che rigirano la punta per prepararsi a conficcarla sulla terra, sugli ipocriti che la abitano. Ed io non mi scanserei comunque, anche se quegli ipocriti mi fanno schifo, perché in fondo ho fatto troppo poco e ora sono concentrata su me stessa.

Mi lascerei colpire, uno spillo conficcato sul cranio. Così le persone con gli spilli continuano a fare quello che facevano prima. Ma quando se ne fottono degli altri lo spillo brucia. La stella alimenta il fuoco e ci ricorda che possiamo fare due cose nella vita: risplendere o dissimulare il dolore per totale mancanza di onore e dignità.

Credo che ci abbiano rubato le parole buone. Onore è una di quelle. Se lo sono giocato alla roulette assieme ai colori rosso e nero facendolo diventare un titolo militare, degli uccisori, delle pareti che separano i ricchi dai bisognosi. Mi sorprendo a pensare a queste cose perché non credo in un Dio che ci giudicherà degni o indegni del paradiso. Se le stelle cadono e cade anche il cielo, dunque non esisterà nessun paradiso. Non potrete rifugiarvi nelle sale riservate ai ricchi, solo quelli che possono permettersi le indulgenze. Troverete scialuppe che tentano di star dritte e vi lasceranno cadere nel vuoto. Sarà la vostra pena, forse, almeno spero. Scialuppe come quelle dei migranti che cercano luoghi sui quali approdare. Sarete voi a dover remare e qualunque cosa facciate affonderete.

Mi sono giocata tutto per non lasciarmi sfiorare dall’indifferenza e lasciarsi colpire da quella doppia prospettiva è doloroso. La terra e il cielo scuro che minaccia tutta l’umanità.

Le mie sono riflessioni semplici e semplice dovrebbe essere schierarsi. Non capisco come si possa spacciare la cattiveria per nobiltà. Le chiese unte di grasso accolgono questi nuovi distruttori e li rifocillano di una miscela di credenze che accomunano tutte le parti che ancora restano a trattenere le stelle e il cielo. Con le nostre bandiere semplici e il vento che vorrebbe trascinarle via. Noi possiamo, potremmo cambiare il futuro. Bisogna crederci fino in fondo e assumersene la responsabilità.

Nel palazzo in cui abito è arrivata una famiglia di persone dalla pelle scura. Pagano l’affitto come tutti. La vecchina del terzo piano ha deciso di portarsi dietro un panno per disinfettare l’ascensore. E’ una di quelle che “non sono razzista ma…” e io guardo i bimbi colorati e ringrazio per il fatto che siano arrivati qui, vicino a me, a noi. Mi infastidisce che lo stronzo bianco al quinto piano possa comportarsi da incivile e la nuova famiglia invece deve dimostrare doppiamente di poter coesistere con noi “civili”. Della donna inglese che abita all’attico invece non si dice nulla. Ci sono stranieri belli e quelli brutti. E almeno un paio di stelle sono già cadute per questa semplice contraddizione.

Credo di aver finito per oggi. Le mie riflessioni sono tutte rivolte a questo. Passo davanti allo specchio e la mia oramai amica che rilascia l’immagine di me con vent’anni di più dice di essere d’accordo. E questa è una delle cose che ci accomunano. A superare le differenze generazionali ci sono le idee e per le idee non c’è età. Non hanno una data di scadenza. Fortuna che io sono fatta di corpo e cervello. So scrivere con una mano sola, pensate. L’altra è impegnata a tenere il cielo.

Meno&Pausa – Avere la patata e non sentirla – racconta fatti reali di una donna che usa questo pseudonimo per raccontarsi.

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