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Ivan Cattaneo e la cultura dello stupro

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“Rifiutare una donna è peggio che violentarla” ha affermato Ivan Cattaneo durante una conversazione tra concorrenti del Grande Fratello Vip. Come non bastasse questo lui ha continuato dicendo che nello stupro, almeno, la donna si sente “oggetto del desiderio”.

Generalizzazioni (sue) a parte, non so quali esperienze abbia avuto il cantante, ma trovo le due affermazioni di una gravità inaudita. Immagino che Cattaneo non abbia mai subito uno stupro e non possa sapere come ci si sente, dunque, forse, vale la pena ricordarglielo.

Lo stupro è un atto di potere che prevarica la vittima. Essere “oggetti di desiderio” è il contrario che essere “soggetti di desiderio”. Un oggetto non sceglie ma subisce perché nello stupro manca una cosa fondamentale che si chiama consenso. Una donna che dice no e viene violentata non si sente lusingata dall’essere oggetto ad uso consumo di uno stupratore che usa un corpo non partecipe per eiaculare a vantaggio esclusivo del proprio pene.

Un soggetto, al contrario, sceglie di avere un rapporto sessuale e lo vive da protagonista. Non subisce ma sceglie e chiede e dà il consenso. Secondo la logica di Cattaneo, non fosse così come ho scritto, allora una molestia potrebbe essere tradotta in una semplice avance, come nella mentalità che rafforza la cultura dello stupro secondo la quale si pensa che bisogna insistere perché le donne, anche se dicono no, vorrebbero dire di si.

Ma un no è un no e non sarà mai chiarito abbastanza il fatto che quando una donna dice no si chiama stupro. E allora: lo stupro consuma il corpo di una donna annullandone la soggettività. Lasciar prevalere la propria voglia di controllo su un corpo altrui provoca conseguenze gravi nella vittima. Fare qualcosa che lei non vuole significa negare che lei possa scegliere liberamente. Significa negare l’esistenza stessa della vittima.

Derubarla del piacere di un rapporto sessuale consensuale è un furto. E’ egoismo puro. E’ cattiveria fondata su una cultura maschilista che vorrebbe dominare i corpi femminili a proprio vantaggio.

Se poi andiamo a fondo nella materia vediamo che lo stupro avviene in varie modalità. C’è il ricatto del datore di lavoro su una sua dipendente. C’è, per esempio, il ricatto che obbliga una donna a subire uno stupro sotto minaccia di divulgazione di dati e foto compromettenti. Perché una donna può anche dire si all’inizio ma se dice no nel bel mezzo di quell’approccio il suo no va rispettato. E se lei ha detto si una volta e poi non vuole più allora si deve lasciarla in pace. C’è lo stupro inflitto dall’ex che continua a stalkerizzarla. C’è lo stupro di gruppo quando la vittima è in stato di incoscienza. C’è lo stupro di uomini che usano le figlie e poi c’è lo stupro che riguarda gli uomini, spesso gay, anch’essi puniti volgarmente con penetrazioni non volute. Neppure loro si sentono lusingati dall’essere stati “scelti” dallo stupratore.

C’è lo stupro che lascia le vittime immobilizzate dalla paura a sopravvivere a se stesse perché c’è una parte della loro volontà che è stata crudelmente sottratta. C’è lo stupro che finisce con lesioni gravi e talvolta con la morte, perché lei diceva no ma il suo stupratore voleva che tacesse. Esiste lo stupro post mortem. Prima la uccidono e poi la stuprano. Ma tanto, vivo o morto, quel corpo era oggetto del desiderio, no? Oggetto di sicuro.

Le donne hanno diritto a pretendere di voler provare piacere tanto quanto gli uomini e questo vuol dire che non vogliono essere affatto “oggetti” del “desiderio” di chiunque. Le donne sono soggetti del desiderio e dire il contrario è un’offesa gravissima nei confronti di tutte le donne stuprate che ancora oggi combattono per essere credute quando denunciano di aver subito violenza. Il principio secondo cui lo stupratore è solo un uomo che desidera la vittima implica un’attenuazione della responsabilità a lui addebitata. Poverino, in fondo, aveva solo tanto desiderio e tale desiderio potrebbe essere stato causato dalla vittima ergo è stata lei a suscitare desiderio, per i vestiti scollati, perché all’inizio ci stava, dunque la colpa sarebbe della vittima e non dello stupratore. Questa è la cultura che viene avallata dalle parole di Cattaneo.

Il punto è che non bisognerebbe mai parlare al posto di chi quelle violenze le ha vissute. E’ passato il tempo in cui l’offesa dello stupro colpiva solo il padrone della vittima, marito/padre/fratello. In fondo solo un altro prepotente che la riteneva un oggetto in esclusiva. Oggi le donne parlano da sole e hanno stabilito, grazie alla modifica di legge sulla violenza sessuale ora definita “violenza contro la persona” e non contro la morale, che esse sono, per l’appunto, persone. Le persone non sono oggetti. Le persone  che subiscono uno stupro sono vittime di violenza di genere. Ma evidentemente Cattaneo di stupro non sa niente e quando non si sa niente su qualcosa sarebbe più intelligente restarsene zitti. Meglio il silenzio alla mancanza di empatia, grazie.

 

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Comments

  1. Non ho sentito Cattaneo. Mi auguro ci sia stata una risposta in televisione e non solo la tua che definisca la mostruosita’ delle sue parole. Mi auguro che non si lasci passare cosi’. Ancora. Ancora la voce di un uomo che dice cosa e’ o non e’ uno stupro o una molestia parlando in modo generalizzato di donne. Al posto di donne che hanno voce e che non so perche’ dovrebbero ascoltarlo come portavoce dato che ci si e’ investito lui. Nel 2018 direi che e’ grave

  2. Anch’io non seguo il GF e, quindi, non ho sentito Cattaneo. Il problema maggiore è la capacità di critica del pubblico di certe trasmissioni. Il mio timore maggiore è che certe dichiarazioni vengano assorbite così, senza incontrare alcun filtro, date per buone perché provenienti da una fonte ritenuta autorevole, perché vip, qualunque cosa voglia intendersi con questa parola.

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