Autodeterminazione, R-Esistenze, Raccontare il femminismo

Raccontare il femminismo: il corpo giovane e quello “vecchio”

Alla trasformazione del corpo delle donne nessuna può sfuggire. Nessun moralismo sulla chirurgia plastica. Il femminismo incoraggia a rispettare le scelte delle donne. Ogni tipo di libera scelta senza alcuna obiezione per quel che voi individualmente preferite fare.

Quel che però è necessario ricordare è che il corpo delle donne subisce un’imposizione che viene legittimata da chi pensa che valorizzare la differenza, al punto da farne un imperativo biologico, significhi praticare una via di liberazione. Quella differenza diventa il motivo per cui qualcuna immagina di poter determinare chi sia donna e chi no. Diventa motivo di discriminazione per le donne trans e per qualunque donna che osi mettere in discussione il determinismo biologico.

Sottolineare il “peso” della differenza vuol dire avallare i diktat della cultura patriarcale quando essa ci spinge a ritenerci anormali quando non seguiamo gli imperativi della maternità o del lavoro di cura. Vuol dire costruire ostacoli fatti di stereotipi che noi ci sforziamo di abbattere.

Nascere in un corpo di donna non significa voler dedicarsi ai lavori di cura o voler necessariamente fare figli. Non significa dover credere alla favola dell’istinto materno o all’invenzione della maggiore sensibilità aggraziata delle donne.

Siamo persone così come gli uomini e non si capisce perché ancora oggi a noi viene attribuita una data di scadenza e agli uomini no. Non si capisce perché una ragazza debba rispondere positivamente all’obbligo di procreare. Non si capisce perché non sia possibile ritenerci persone sessuate, la cui sessualità sia distinta dalla capacità di fare figli.

Quello che secondo alcun* dovremmo fare è smettere di studiare e lavorare, subire la spinta dell’orologio biologico, il cui ticchettio come ben sappiamo viene scandito da chi vuole riportarci al nostro dovere originario senza alcun segno di disobbedienza.

Da un corpo scisso dalla mente, privato della volontà e libertà di scelta, ci si aspetta che sia funzionale alle esigenze patriarcali. Dobbiamo essere belle, pronte a fare figli e a sostenere l’anzianità degli uomini e la crescita dei figli. Dobbiamo mantenere lo stato di gioventù per tutto il tempo che serve a soddisfare le esigenze maschili e quando poi entriamo nel periodo della pre-menopausa e della menopausa poi di fatto siamo solo da buttare.

Ed ecco che le visite mediche diventano una tortura fatta di pregiudizi e strani commenti come “se lei avesse fatto dei figli non avrebbe il cancro all’utero”, per esempio, o “se lei avesse fatto un altro figlio non avrebbe i noduli al seno”. Giuro che commenti di questo tipo sono espressi più spesso di quel che immaginate. La menopausa segnerebbe una data di scadenza ed il corpo oramai disabile parrebbe non servire a nulla. La ricerca scientifica si è concentrata molto nel sostegno all’erezione maschile fino a che l’uomo crepa. Per noi è tutta una corsa ad ostacoli.

A parte la lotta contro mali semi-sconosciuti e sottovalutati come l’endometriosi, cosa che ci rende “inservibili” ancor prima della menopausa, andiamo incontro ad una discriminazione che non riconosce lo stato in cui ci troviamo. Per donne che ormai non ritengono di dover gettare la spugna a 50 anni e che continuano a voler vivere una bella e appagante vita sessuale, il pregiudizio e gli stereotipi non si contano.

Il corpo cambia, ricordate? Ma se la menopausa può provocare un calo della libido, la secchezza vaginale e dio sa che altro, quello di cui la società tiene conto è il fatto che non sei più bella abbastanza per suscitare il desiderio maschile e dunque dovresti rinunciare. In realtà oggi ci sono donne che a 50 anni sono molto più affascinanti di una ventenne ma il punto non è questo quanto il fatto che non si riconosce la volontà delle donne di andare oltre e poter continuare a vivere e desiderare e provare piacere come fanno gli uomini fino a 80 anni.

Provate a leggere i commenti sotto una foto di una donna di 50 anni e vedete quanto il pregiudizio sia grande. Da chi sostiene che a quell’età bisognerebbe avere il pudore di non mostrarsi per non fare inorridire il maschio corpo-fobico a chi dice che è normale perché è la biologia e dunque sei da buttare.

Come se i corpi maschili non mutassero e non invecchiassero mai. Le femministe fanno uno sforzo continuo a generare accettazione per i corpi che non corrispondono ai modelli di bellezza standard ma non senza incorrere in sanzioni gravi da parte di chi commenta. Se metti su peso c’è chi nasconde la grassofobia con il salutismo integralista dicendo che per la tua salute dovresti dimagrire, come se la trasformazione del corpo non dovesse mai avvenire e dunque eccoci a subire lo stress continuo che porta molte donne alla depressione e ai disturbi alimentari anche a quell’età solo perché non possono ritornare indietro nel tempo.

Se hai le rughe devi sopportare la spinta commerciale di chi ti induce a pensarti imperfetta per farti scucire tanti soldi in creme varie, cosa che c’entra con il classismo feroce che fa di noi un obiettivo perfetto per chi vuole compensare il capitalismo per ogni nostra presunta mancanza.

Ci sono le campagne di ringiovanimento della vulva o quelle per investire sulla tua bellezza esteriore come se fosse indispensabile restare sul mercato a patto che ti adegui. Come dicevo nessun giudizio per quelle che si curano e si trasformano. Ciascuna può fare quel che vuole e nessuna dovrà impedirlo. Ma è necessario parlare del fatto che la cultura continua a proporci modelli estetici affinché noi ci adeguiamo. Non vediamo pubblicità contro, che so, il rattrappimento della pelle che riveste il pene e i testicoli. Non c’è una gogna al giorno per l’uomo che seppur non giovanissimo continua a godere di rispetto per la sua mansione, le sue competenze.

Le competenze delle donne parrebbero non esistere e dunque mettendo a confronto una donna competente e un uomo competente, entrambi della stessa età, sarà l’uomo a godere di rispetto. Lo avete visto per ogni tipo di gogna contro la XY parlamentare ritenuta brutta e dunque non credibile. Lo avete visto dalle campagne contro alcune donne nelle fasi elettorali e questo continua ad accadere perché delle donne quel che conta è l’aspetto. Tutto si riduce a questo. L’uomo invece.

Il fatto è che quel che accade ai nostri corpi dovrebbe preoccuparci per questioni di salute e non di bellezza stereotipata. La menopausa comporta dei problemi. Tante donne dai 40 in su dovrebbero fare controlli periodici per prevenire il cancro. Tante sviluppano calcificazioni nell’utero. Tante cominciano a manifestare problemi di osteoporosi o è la tiroide che va in tilt in maniera violenta.

I problemi di una donna in menopausa non sono le rughe, il peso che sballa, la cellulite, i difetti così considerati che occupano i corpi. C’è da fare attenzione a stare bene, a non ammalarsi e morire, come tante persone che dopo una certa età hanno bisogno di maggiore cura. Il fatto che non si possa più procreare non significa che non possiamo godere di una buona vita sessuale. Se la vagina non si lubrifica abbastanza ci sono ottimi sistemi per idratare e ridurre la secchezza. Il fatto che una donna in menopausa non possa essere ingravidata dovrebbe essere considerato un vantaggio per la vita sessuale. Finalmente non dovrai temere di restare incinta. Se conosci l’individuo puoi anche evitare il preservativo perché non temi il contagio di malattie trasmissibili. Pensa tu che gran figata!

Invece pare che codesti vantaggi sfuggano ai più. Chi ritiene che la propria madre abbia una bella vita sessuale? Chi pensa che lei possa dedicare a se stessa cura e attenzione sessuale. Chi ritiene che una donna di 50 e più anni possa godere masturbandosi? So che possono sembrarvi domande le cui risposte sono scontate ma se ci pensate un momento non lo sono poi così tanto. Avete mai letto qualcosa del tipo “ho 55 anni e mi masturbo spesso e con piacere”? Avete letto i commenti contro quelle che parlano di sessualità senza essere delle giovani donne?

Forse che dopo la menopausa una donna perde l’intelligenza, il senso dell’umorismo, la voglia di giocare e piacere? Il femminismo determina anche un incontro tra varie generazioni per abbattere il muro di pregiudizi che ci separa. Innanzitutto i nostri e poi quelli che ci scaricano addosso gli uomini che vorrebbero vietare per legge il topless a quelle che hanno le tette adulte.

Ricevo tante mail di donne “mature” che quasi temono di descrivere il proprio disagio, con se stesse e con le persone desiderate. Non chiamano le cose con il proprio nome ed è nostro compito quello di indurre noi stesse e le altre a non vergognarci di niente. A non nasconderci e a vivere bene i nostri corpi. Io per prima dovrei accogliere queste considerazioni perché non mi sento perfetta e di disagi, come tante, ne ho molti. Sono umana dopotutto.

Allora ecco spiegate tante nostre campagne per l’accettazione dei propri corpi, per non dover privarci di piaceri essenziali o per poter godere di età diverse senza l’assillo di dover provare ad altri il perché della nostra esistenza. Il fatto che veniamo considerate oggetti, da pretendere o da scartare, ci toglie soggettività e ci rende passive quando in realtà combattiamo per poter mostrare quanto siamo attive, interiormente ricche, intelligenti e intraprendenti in ogni nostra scelta.

Di corpi allora è necessario parlare. Perché dentro quei corpi noi esistiamo e vogliamo, possiamo, abitiamo, urliamo. E voi che ne pensate?

Alla prossima.

 

Leggi anche:

Il Capitolo uno su stereotipi di genere e privilegi

Il Capitolo due su cultura dello stupro vs consenso

Il Capitolo tre su ricatto sessuale e omertà

Il Capitolo quattro su Diritto all’istruzione, stereotipi e molestie

Il Capitolo cinque su (Di madre in figlia) L’obbligo di adempiere alle convenzioni sociali

Il Capitolo sei su Il divieto per le donne di ricevere l’eredità e di essere economicamente indipendenti

Il Capitolo sette su  Secoli di torture e stupri sulla pelle delle donne

Il Capitolo otto su Dal reato di adulterio alla legge per il divorzio

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