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Mia figlia mi ha resa libera

Ho fatto male. Sì. Mi sono proprio sbagliata. Ero in errore quando cercavo risposte in un romanzo rosa. Quando mi perdevo nel romanticismo, parlo della retorica di San Valentino e cose del genere. Quando ti dicono che il vero amore dipende da te, da come ti comporti. Se fai tutto giusto, se ti occupi della tua femminilità e se sei tanto calcolatrice da fingere prima del matrimonio, soffocando le tue emozioni, quelle vere, per ottenere l’attenzione di un narciso che pensa alle donne come ad un surrogato della madre.

Mi sono sbagliata perché pensavo che tutto dipendesse da me e che in fondo era quello che volevo. Un uomo realizzato, una famiglia rispettabile, una casa comoda e perfino un aiuto per accudire le mie due figlie. All’improvviso tutto mi è sembrato meno nobile e meno romantico. Smisi di illudermi e valutai attentamente il comportamento di mio marito. Se parti male finisci male, diceva mia madre. Ma la mia cara madre diceva anche che la famiglia viene prima di tutto, prima di me.

Ho lasciato che il senso del dovere mi soffocasse. Ho cercato di comportarmi come una delle modelle degli spot pubblicitari. Stanca ma truccata, ben vestita e sorridente. Brava moglie, brava madre, brava cuoca, brava in tutto. Fino a quel momento non mi ero mai realmente chiesta cosa volessi davvero. Ho fatto tutto quel che piaceva agli altri. Mi sono conciata come un albero di natale per il matrimonio, mi sono sforzata di sorridere per tutte le otto ore della cerimonia di nozze, della cena e del ballo. Ho finto sorpresa e piacere la prima notte di nozze.

Tutto come nei depliant, fedele ai resoconti falsati sulle favole in cui io, la principessa, venivo salvata dal mio principe. Lui che con un bacio era in grado di svegliarmi, di farmi sembrare perfino più intelligente. E io ho educato le mie figlie allo stesso modo fintanto che la ribellione della più piccola non mi ha costretto a rimettermi in discussione. A 14 anni mi disse “mamma tu non mi sembri felice”. Eppure credevo di averla data a bere a tutti. Mai una smorfia, uno sbuffo di insoddisfazione, un gesto di stizza.

La mia piccola mi guardava con severità, come se leggesse ogni cosa. Mi sentivo sempre nuda davanti a lei. Non so come abbia fatto a crescere maturando tanta consapevolezza e sicurezza. Non è di certo merito mio. E’ lei, ha fatto tutto da sola, e a me è sembrato una specie di miracolo. Stare dentro ad una famiglia del genere e crescere guardandola con tanto senso critico è un merito che va tutto a lei.

Guardava i ragazzi non come un’occasione per evolversi e realizzarsi ma come un limite per i suoi progetti. Voleva un compagno che la lasciasse libera. Sapeva quel che voleva e difendeva le sue scelte. Alla fine di questa storia ci sono io che ho imparato da lei, pur avendo molte difficoltà a scoprire quel che celavo nella mia testa. Non è semplice demolire uno stile di vita e diventare altro. Non si hanno più punti di riferimento. Mia madre, mia suocera, mio marito. Mi sono sentita molto sola e invidiavo mia figlia per la libertà che esprimeva, perché era salda nelle sue convinzioni. “Ma come fai?” – pensavo tra me e me. Poi ho concluso che dalle figlie o dai figli si può imparare tanto ed è il momento in cui cominci a guardarli e a riconoscere in loro persone tanto diverse da te. In ogni caso persone e non sempre il frutto dell’educazione familiare.

Mi sono vista come una totale sciocca, insicura, codarda. Perché mia figlia aveva saputo ribellarsi e trovare la propria strada e io no? Dovevo riconoscere il fatto che io fossi una specie di burattino perché mi era sembrato più comodo. Senza mia figlia chissà quanto avrei atteso prima di capirci qualcosa. Forse non sarei mai riuscita a capire un cazzo. Forse non sarei riuscita a prendere un bagaglio, riempirlo di poche cose e andare via senza più tornare indietro.

E’ difficile, ogni giorno apro gli occhi ed è tutto da ricostruire. Non so bene cosa sto facendo ma so che sto cercando di seguire i miei desideri. Ovviamente mio marito mi ha chiamata egoista, non ha capito niente, ma in fondo sono stata io a fargli credere che fossi quella che lui voleva. Non posso neppure biasimarlo né tantomeno odiarlo. Alla fine devo dire che gli ho voluto bene ma l’amore, sempre che esista, non so ancora bene cosa sia. Mia figlia mi ha detto che devo prima amare me stessa. Sto cercando di farlo. Sto provando per davvero. E per la prima volta in vita mia mi sento – ecco – libera. E per ora essere libera è già abbastanza.

Grazie per avermi dato l’opportunità di raccontarmi

Adele

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