La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Le pessime madri esistono

Lei scrive:

“Cara eretica, mi chiamo xxxxxxxx e ti leggo sempre, le storie che trovo sul tuo sito mi hanno dato spesso la forza per affrontare i periodi più difficili. Questo è uno sfogo personale che racconta il rapporto con mia madre e di come i falsi miti in circolazione sul ruolo delle madri mi abbiano impedito in tutti questi anni di vederla per quello che era. Mi piacerebbe che tu lo condividessi, penso ci siano molte ragazze, ma anche ragazzi, nella mia situazione e vorrei in qualche modo farli sentire meno sol*, e perché no, magari sentire la loro vicinanza in questi giorni così difficili e aridi.

Sono cresciuta in una famiglia che probabilmente non sarebbe stata definita “problematica” dai servizi sociali. Io e mia sorella eravamo sempre pulite e ben vestite, vivaci al punto giusto e considerate da tutti intelligenti.
Il problema ero io. O meglio, si diceva e si faceva capire che io fossi problematica; difficoltà a farmi degli amici, passavo molto tempo da sola, ero aggressiva con i miei compagni e “facevo impazzire mia madre”.

C’erano dei momenti in cui davvero mi sentivo cattiva e dispettosa e in cui ero sicura che tutte le etichette che mi venivano cucite addosso fossero vere. Solo che non sapevo comportarmi diversamente.

Io sapevo nel profondo del mio animo di bimba di appena sei anni che un giorno avrei avuto la mia rivalsa e in attesa di tempi migliori preferivo passare la maggior parte dei miei giorni a fantasticare e a costruirmi realtà inventate in cui io ero tutto ciò che mia mamma desiderava e che di riflesso anche io desideravo essere, disperatamente.

Ecco, mia madre. Lei è il motivo per cui mi ritrovo a scrivere in questa giornata di agosto in cui il vuoto che ho dentro mi sta divorando, mentre dovrei preparare un esame.

Io sono stata messa al mondo per compensare le sofferenze di un lutto mai superato da mia madre. Il mio scopo nella sua vita doveva essere quello di darle amore incondizionato, possibilmente senza mai mettere in discussione di un solo millimetro il suo ego smisurato ma privo di reali conferme nella vita lavorativa e non. Io sarei dovuta essere bionda e con gli occhi chiari (mi viene in mente il video di lei che tiene in braccio me a pochi giorni, una creaturina con due enormi occhioni scuri, e che esclama “a me i suoi occhi sembrano molto chiari!”). Sarei dovuta essere bella, come lei. Sarei dovuta essere, in una sola parola, ai suoi occhi, perfetta.

La mia infanzia con lei è stata come un continuo giro sulle montagne russe. Non c’era nulla nei comportamenti di quella donna che fosse logico o quanto meno prevedibile. Già a cinque anni avevo imparato a stare in costante stato di allerta. Bastava poco, una tazza rotta, una parola fraintesa, un liquido versato, ed erano ceffoni. Ho capito presto che l’amore che mia madre mi dava non era “gratuito”. Se rientravo nelle sue aspettative, allora ero degna di considerazione. Altrimenti no. E ancora ho ben scolpito nei ricordi lo sguardo con cui mi osservava certe volte, come se si stesse chiedendo se fossi davvero io sua figlia, la figlia perfetta che sentiva di meritare, per risarcirla di tutte le sofferenze e ingiustizie a suo avviso patite in vita.

Ma finché ero figlia unica la situazione era anche tollerabile: ero pur sempre una bambina, e in quanto tale ero circondata dalle attenzioni della nonna materna e di mio padre, un uomo mite e molto intelligente.

La nascita di mia sorella, la figlia perfetta, ha segnato la rottura definitiva con mia madre. Era bionda, con degli splendidi occhi verdi ed era bellissima, ma sopratutto era riuscita a partorirla con il tanto agognato parto naturale. Non come me che fin da prima di nascere le avevo infranto ogni aspettativa rendendo necessario un cesareo d’urgenza: “già prima di nascere hai fatto intuire come saresti stata”, testuali parole.

Io ero diventata la cloaca in cui mia madre scaricava tutte le sue frustrazioni e i suoi fallimenti. E io mi comportavo e mi muovevo nel mondo come tale, come la bambina brutta e cattiva e tacciata addirittura di invidia dalla madre.
I flashback ancora mi tormentano. Mia madre che mi prende a pugni a tredici anni perché ho preso una nota per non aver fatto una pagina di compiti. Mia madre che mi prende a calci mentre sono per terra e cerco di coprirmi la testa, con mia sorella sul divano che guarda i cartoni. Io che mi ingozzo di cibo in preadolescenza e prendo un sacco di peso e mia madre che mi dice che “sto mettendo su un culo che fa provincia”.

Ho iniziato presto a sabotare la mia vita. Alle medie i miei voti sono crollati, così come la mia condotta. Facevo la bulletta con tutti e a mia volta ero vittima di bullismo, esattamente come alle elementari, ma stavolta avevo imparato a reagire: me la prendevo con quelli ancora più sotto di me nella scala sociale dei teenagers.

A quindici anni avevo praticamente annullato ogni tipo di femminilità: mi ingozzavo di cibo per riempire il vuoto costante che provavo e compravo solo vestiti XXL (lo shopping con mia madre era un incubo), i capelli non li scioglievo mai e non mettevo niente che potesse essere considerato bello agli occhi di mia madre.

L’unica parentesi di amore era data da mio padre, che mia madre faceva di tutto per mettermi contro: come poteva non vedere quanto fossi marcia?
Mi sono ribellata al mio destino, ho chiesto di andare da uno psicologo e mio padre mi ha sostenuta. Ho fatto pace con la mia femminilità. Con il cibo un po’ meno, ma ho perso parecchi chili a diciannove anni e ora non sono più sovrappeso.

Ma c’è sempre nel profondo quella vocina inculcatami da mia madre, che poi è diventata la voce di tutte le persone che ho incontrato, che mi ricorda quanto io non valga niente, quanto io non sia abbastanza brava, abbastanza bella, abbastanza tutto.

Cerco di zittirla e andare avanti, ma certi giorni come questo è dura. Le ferite dell’anima si possono curare? Una vita può guarirne?
Grazie al mio attuale psicologo ora so che sono stata vittima di un abuso di una madre narcisista e che ho sviluppato un disturbo da stress post-traumatico, frequente nei figli di genitori abusanti.
Sto cercando di costruire un rapporto con mia sorella che, come per tutti i fratelli figli di genitori narcisisti, è inesistente.

Ma ciò che ora mi preme è che si arrivi finalmente a poter affermare senza essere linciati sulla pubblica piazza, che quello della famiglia è solo un mito. Fare i genitori non è per tutti. La maggior parte delle volte nella famiglia un figlio non trova ciò di cui ha bisogno. Il mito dei legami di sangue ci tiene imprigionati in una realtà dalla quale a volte forse è meglio fuggire o emanciparsi senza trovarsi di fronte a persone che ti dicano: “ma in fondo è tua madre, ti ha dato la vita”.

Già, mi ha dato la vita e mi ha fatto pesare ogni singolo minuto in questo mondo vissuto diversamente da come lei volesse. Me l’ha distrutta. Ora sto ricominciando da capo.

Ma quanto tempo ci ho messo prima di capire che non ero io il problema?
Quante volte durante l’adolescenza mi sono presentata in psichiatria (sì, col senno di poi mi fa anche ridere) dicendo che avevo qualcosa che non andava e che stavo male. Con mia madre che a cena diceva che era lei ad avere bisogno di uno psichiatra per colpa mia (sì, col senno di poi ne aveva davvero bisogno, ma non per colpa mia).

Ma col senno di poi è facile capire. Mi ci è voluto tanto, troppo tempo, troppe sofferenze e troppa indifferenza da chi mi circondava per riuscire ad assolvermi da ogni colpa. E non è giusto.

Forse se si potesse accettare con più serenità che esistono i genitori di merda e che una donna non merita la riverenza della figlia per il solo fatto di essere sua madre, forse persone come me avrebbero passato meno tempo ad incolparsi. E potrebbero vivere più felici.
Tutti potremmo vivere più felici.

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3 pensieri su “Le pessime madri esistono”

  1. “Sono cresciuta in una famiglia che probabilmente non sarebbe stata definita “problematica” dai servizi sociali”.

    Da quello che ho letto, purtroppo, mi viene da dire che in effetti non l’averebbero definita tale – ma a torto.

    Grazie davvero per questa testimonianza, comunque: perché i cattivi genitori esistono – e sì, sono sempre esistiti, anche nel bel tempo che fu.

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