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Mater – Madri oppressive, stupro e paternità

:: Avviso Spoiler ::

Mater è un film Argentino che conferma la complessità e la bellezza della cinematografia del paese latino americano. Lo si guarda con irritazione crescente e con un gran senso di impotenza. Al centro c’è un ragazzo che non riesce a sottrarsi alle grinfie di una madre oppressiva. Soggiogato e perennemente mortificato da una donna che non riesce ad ascoltarlo e non fa altro che decidere della sua vita, lui deve misurarsi con i propri fallimenti e la propria immobilità. Per la madre il problema va ricercato altrove e così finisce per voler dirigere ogni aspetto della vita del figlio.

Dall’altra parte c’è una coppia lesbica che decide di trovare il modo per avere un bambino e ne consegue un approccio violento e umiliante nei confronti del protagonista. Quando lui riesce a risalire all’identità della stupratrice e della sua complice per la prima volta si sottrae all’autoritario volere materno e va a vivere con l’altra strana famiglia per poter crescere il bambino.

Il film descrive i personaggi con particolare cura e con grande attenzione nei confronti della psicologia di ciascuno. La storia si inserisce nell’aspro conflitto di classe tra la ricca donna madre del ragazzo e la famiglia della sua cameriera trattata come un oggetto o peggio (una delle ragazze lesbiche è la figlia di quest’ultima). E’ un conflitto che senza volerlo punisce il ricco e sottintende il mancato privilegio di una coppia omosessuale che non può permettersi l’inseminazione artificiale. Difficile disporsi empaticamente da una parte e dall’altra perché, com’è consuetudine di un certo cinema argentino, la storia scorre come una visione poetica dell’orrido e della quotidianità.

Non esiste il bianco e il nero ma i vari modi in cui le persone che subiscono sconfitte e oppressioni riescono a liberarsi. La mia impressione è che mai come in questo film ho visto la descrizione di un modello di madre oppressivo che mette se stessa sopra a tutto. Una madre oppressiva che riesce a far sembrare lo stupro del figlio come una sorta di innesco per una reazione liberatoria. Una sorta di scossone che dà al ragazzo la forza per liberarsi. Così da una donna che vuol prendersi tutto si passa ad altre donne a loro modo fragili e disperate che condivideranno con il ragazzo la genitorialità e la vita.

Il film, da quel che leggo, è stato molto criticato da maschilisti e affini perché secondo loro non avrebbe demonizzato come si doveva lo stupro commesso da due lesbiche. Il fatto è che invece lo stupro e la mortificazione vengono descritti perfettamente e che rispetto alle alternative si lascia che il racconto segua un percorso che alla fine ti spiazza. Le due donne non saranno denunciate ma di fatto non lo è stata neppure la madre oppressiva la quale riconosce solo la violenza altrui ma non la propria. E’ lui infine che sceglie come farsi ripagare e rivendica il diritto di poter entrare a far parte della vita del bambino. Ed è lì che lui si sente sereno e realizzato. Capace di assumersi responsabilità e di assumere un ruolo attivo all’interno della sua nuova famiglia.

Vi consiglio di vederlo. E’ un film che incanta.

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