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Storia di Aria: le ferite del corpo

Uno degli stratagemmi usati dall’uomo che mi ha fatto violenza era quello di picchiare e dopo soccorrere. Il cambiamento stava nella prassi, con richiesta di perdono e mille coccole nei due giorni successivi. Come se si trattasse di due uomini diversi. In realtà non era e non è così. Si tratta sempre della stessa persona e dal punto di vista psicologico non c’è nessun raptus ma una serie di azioni ben precise che conducono inevitabilmente all’esplosione violenta per poi tornare alla fase “luna di miele”, come la chiamano le specialiste che si occupano dell’argomento. Non so se anche la mia può dirsi una specializzazione ma posso confermare che per me è stato così.

Quello che tiene insieme tutti gli aspetti dell’uomo violento è l’omertà, la negazione, la giustificazione e l’attribuzione della colpa alla sua vittima. “Vedi cosa mi hai fatto fare?” è la frase più tipica il cui significato può essere tradotto in mille formulazioni che portano sempre alla stessa conclusione: lui sa di aver sbagliato, se ne vergogna, lui non voleva che io uscissi di casa o che dicessi ad altri quel che mi stava succedendo. Solo mantenendo quel segreto tra le mura di casa gli si permette di svegliarsi il giorno dopo come se nulla fosse successo. Perché lui in realtà non si pente. Si tratta di un gioco sadico che tiene legata e dipendente la vittima di violenza. Se pensi che sia colpa tua e lui riesce a isolarti dal resto del mondo a te non resta che credere che lui abbia ragione.

Poi c’è anche la paura delle ritorsioni. Se parlo lui mi picchia di più, per esempio. Se lo denuncio io non saprò come ricominciare. Non ci sono fondi per dare una nuova possibilità alle vittime di violenza, ma ce ne sono per costruire un sistema repressivo che serve a ben poco. D’altro canto l’isolamento della vittima non finisce con una denuncia, anzi. Tante persone finiscono per dare ragione al violento e ti lasciano sola. Così ci si chiede se sia giusto pensare di estrometterlo dal nucleo familiare. “In fondo lui mi amava e io in futuro non incontrerò più nessuno e rimarrò da sola”.

Nella fase dell’esplosione violenta lui mi dava schiaffi, come dicevo nel precedente post, o mi colpiva su fianchi e sulla schiena, dato che mi rannicchiavo in posizione fetale proteggendo istintivamente altri organi vitali. Se lui riusciva ad assestare un calcio pesante poteva colpire le costole, un rene, il fegato, la colonna vertebrale con possibile danno al midollo spinale. Le donne, come ogni persona, non sono indistruttibili ed è importante ripeterselo mille volte al giorno prima di dare un calcio a qualcuna. Gli organi vitali colpiti, assieme a possibili emorragie interne, non si riassestano immediatamente o può restare un danno permanente. Conseguenze epatiche, mal funzionamento del rene, lacerazioni difficili da suturare con emorragie che non smettono da sole. Se vengono colpite le costole possono anche incrinarsi o rompersi e una costola rotta può portare guai ai polmoni, difficoltà respiratorie per la pressione del liquido nel quale potreste annegare. Se ci va di mezzo la colonna vertebrale ci sono varie possibilità che vanno dal semplice spostamento di alcune vertebre alla paresi momentanea. Nei casi peggiori si parla di paralisi parziale, in genere fino ai fianchi, o totale se il colpo arriva alle vertebre in prossimità della testa.

Se i colpi arrivano alle braccia c’è la possibilità di distorsioni, lesioni lievi o pesanti, arti fratturati. Io ho dovuto rimettere assieme le ossa del polso sinistro, ad esempio.

Se chi mi legge sta pensando che tutto ciò succede quando il carnefice è un violento rabbioso e incontrollabile, di quelli ai quali altri violenti non amano essere accomunati, vi sbagliate. Il mio ex violento non era un bestione ma semplicemente un uomo. Non era Hulk. Non roteava nell’aria e non planava dall’alto sul mio corpo. Non era particolarmente in forma e non arrivava da un addestramento militare. Non era ubriaco o drogato. Era semplicemente un piccolo e violento uomo.

Un bel giorno mi ha afferrata per la gola e sono svenuta. Conseguenze? A parte quelle psicologiche: un calo di voce per un paio di mesi, difficoltà a ingerire qualsiasi cosa inclusa l’acqua. Schiacciamento della trachea e pressione, con i gomiti, sulle costole e quindi sui polmoni. Non ho visto la luce ma la mia vita scorrermi in sogno, quella si. Come se non bastasse mi ha sbattuto la testa sul muro alcune volte per la forza degli schiaffi. Sua convinzione era che non creasse alcun danno fisico fino alla vista del sangue.

Non era un amante dei coltelli e non ho mai subito ferite da taglio. Immagino che le conseguenze siano ancora più devastanti. Con una coltellata si può anche morire ma si può anche crepare per le botte perché le donne non sono indistruttibili e non esistono pezzi di ricambio per rimetterci assieme quando pare che sul nostro corpo sia passato uno schiaccia sassi. E’ passato un po’ di tempo da allora eppure, nonostante io abbia elaborato il lutto, ricordo ogni scena come fosse accaduta oggi stesso. Quelle immagini mi sono restate incollate per tutta la mia vita e non possono essere sostituite con ciò che di bello può essermi accaduto in seguito. Anche per questo motivo la violenza determina un danno permanente. Non sono guarita del tutto e non so se altre lo fanno. Non c’entra con la forza interiore e la crescita. La violenza resta attaccata sulla pelle. Nulla può essere mai ripristinato. Non si può resettare quel danno e non si può dimenticare.

Gli psicofarmaci aiutano un po’ ma mi chiedo perché io debba pagare, giacché molti sono a pagamento, farmaci che devo prendere per poter vivere senza avere incubi notturni e senza avere blocchi diurni a causa delle violenze subite. Farmaci per svegliarmi la mattina, fare cose normali, la doccia, vestirmi, uscire, godermi il sole, riprendere contatto con il mio corpo e con la mia sessualità, lavorare, pensare, ridere. No, non sono debole. Quello di cui vi parlo, senza alcuna rimozione, mi rende più forte ma non lo considero un premio per il quale io debba ringraziare chi mi ha violata e chi tenta di riaggiustare cose rotte con le quali ho in parte imparato a convivere. Non tranquillizzerò né rassicurerò chi legge dicendo che il domani è diverso. Il domani è oggi e da quell’oggi io parto contando tutte le ossa rotte, le ferite riportate e le conseguenze che permangono in me. Questa sono io. Che piaccia o meno non importa.

Con affetto

Aria

Ps: Questo post è scritto da Aria. Per leggere la sua storia dall’inizio potete trovarla QUI.

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Comments

  1. Vero – in queste situazioni, il gaslighting è continuo: e la sensazione di non saper dove sbattere la testa toglie la voglia di andare avanti…

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