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Guida Facile per Alleate Smarrite

di Antonella

Tempo d’estate. Tempo di Pride. Tempo di folle e follie arcobaleno nelle strade. Allora che si fa? Si va, giusto? Giusto. Però. Premetto che ho molti amici etero, però io per certe cose vi confesso che sono un po’ all’antica. Tipo: se proprio vi scappa di appoggiare le lotte del movimento glbtqia+, sarà bene che facciate un minicorso accelerato di bon ton per brave attiviste.

E per dimostrare che noi lesbiche non riversiamo le nostre rudimentali forme di ammmore unicamente su micine e vodka lemon, eccovi un’aiuto lista semplice semplice che capirebbero persino i salvini (mi sono fatta aiutare da Liz Brazil, che scrive il suo pezzo originale nell’agosto del 2017, traducendone una buona parte e adattandolo alle mie impellenti necessità per una buonissima altra parte). Buona lettura e buone alleanze a tutte (si, se ve lo stavate chiedendo: il femminile plurale inclusivo è intenzionale, perché? Avete qualcosa in contrario? Ah, ‘mbè).

–ooOoo–

Sempre più persone privilegiate acquisiscono consapevolezza dell’oppressione e del sistema in cui viviamo. Gente di buona volontà, quella stessa gente che trova insopportabile contribuire di proposito all’ingiustizia, mostra un crescente interesse all’idea di diventare “alleata”. Ma stabilire questa alleanza non è qualcosa che si fa per darsi un tono, è piuttosto uno stile di vita che richiede introspezione e un lavoro piuttosto faticoso su se stesse. Qui di seguito sette inequivocabili segni che dovreste riconsiderare il modo in cui vi proponete come alleate.

  1. Sei in cerca di riconoscimento: se ti senti offesa quando il tuo attivismo non viene accolto da un grazie o da lodi, il tuo status di “ally” potrebbe benissimo essere revocabile con effetto immediato. Ti dirò di più: la definizione di alleata non ti spetta di diritto e non spetta a te definire se lo sei o meno. Saranno le persone che dici di sostenere a farlo. Oppure no.
  2. Vuoi appropriarti del movimento: stai occupando spazi che dovrebbero spettare dalla gente che dici di supportare? Se è così, fai un passo indietro. Non abbiamo bisogno di niente del genere. C’è una linea sottile tra il sostenere una causa e avere il complesso della santa salvatrice. Non superarla.
  3. Non presti ascolto: la metà del lavoro di un’attivista consiste nel far sentire la propria voce per creare un cambiamento. L’altra metà è cucirsi la bocca e ascoltare le necessità e i desideri delle altre. L’oppressione inizia quando le persone privilegiate decidono loro cosa sia meglio per chi è marginalizzata ed oppressa.
  4. La rispettabilità sociale è un prerequisito: se della comunità che dici di sostenere hai a che fare sono con le tipe più rispettabili e socialmente inserite, il tuo essere alleata è una farsa.
  5. Non ti metti in discussione: Nessuna di noi è perfetta. Anche la persona meglio intenzionata del mondo prima o poi si caccia in una situazione problematica. E quando te lo faremo notare, lo so, sarà imbarazzante. Ma allora, please, prendila come un’opportunità di imparare qualcosa di nuovo e di smontare certe convinzioni, piuttosto che passare come un bulldozer sulle prospettive altrui pur di difendere il tuo orgoglio.
  6. In piazza leonesse, a casa sottomesse: se fai la tua conmparsa nella manifestazioni, in strada, con cartelli che invitano alla ribellione, ma poi quando tuo zio a tavola insulta e fa sparate su quanto fanno schifo le frocie e tu muta, allora forse tanto alleata non sei. Non esiste essere alleate part-time.
  7. Non ti metti mai in gioco veramente: se per il movimento non investi nulla di te, il tuo tempo, le tue energie, se non rischi nulla, umanamente e professionalmente, se niente di quello che fai contrasta con il sistema che dici di voler sconfiggere, allora non credo tu possa definirti un’alleata. Mettere spillette e cornici alle tue foto sui social non sono atti di solidarietà. Quelle sono cose che fanno stare bene te, che ti fanno apparire impegnata a sostenere delle lotte. Ma quello che serve è un impegno un poco più profondo.

Ce la puoi fare. Ce la possiamo fare.

 

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