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Il sapore della pipì

The Piss Sculpture by David Cerny – Praga

Di piscia e redenzioni.

Avete mai assaggiato la pipì? Sapete che sapore ha? A me la sparò dritta in gola un pezzo di merda che poi mi disse: “non ti preoccupare, fa bene alla voce!”. Facevo la badante. Lui era un vecchio porco. Gli piaceva che glielo tenessi in mano quando doveva pisciare. La scusa era sempre la stessa: non era in grado di reggersi da solo e aveva paura di farsela nei pantaloni. Quella volta lo drizzò mentre lo sbottonavo. Prese la mira e assaggiai la sua urina.

Era anche un sadico. Gli dovevo pulire il culo almeno due volte al giorno. Si cagava addosso in continuazione. Si teneva lo stimolo come fosse un segreto e poi sparava una scorreggia di quelle puzzolenti che travasano dalle mutande. Si girava su un fianco e lasciava che lo lisciassi con la spugna e lo asciugassi con un panno di cotone. Voleva essere strofinato per bene ma si guardava dal dirmi che avrebbe voluto che gli sparassi una sega.

Un giorno gliela feci. Lui non si oppose. Alla fine mi guardava come fossi un angelo caduto dal cielo. Capii allora che quello era il regalo più grande che avrei potuto fare agli anziani. Mi specializzai in
prestazioni sessuali per vecchi sofferenti. Fu sufficiente il passaparola e nel giro di qualche settimana la mia agenda si riempì di appuntamenti.

Mi chiamavano prevalentemente i figli. Le figlie mi facevano assumere dai mariti, però le sentivo suggerire sottovoce mentre appuntavo le istruzioni. Erano figli pieni di premure. La mia esperienza di badante li tranquillizzava circa la mia competenza. Mi offrivano cartelle cliniche, orari per i farmaci, elettrocardiogrammi. Io mi occupavo del battito e misuravo la pressione.

Ufficialmente continuavano a retribuirmi come fossi una badante. Mi pagavano a notte. Offrivo un servizio completo che comprendeva la pulizia e la ninna nanna. La differenza stava nel prezzo. Per lavare tutti i giorni i culi rattrappiti di quei relitti il prezzo si aggirava sui 5/600 euro al mese. La stessa cifra, con la nuova professione, la guadagnavo in due notti.

A me interessava che tutti rispettassero gli accordi. Io facevo felici i vecchi e loro facevano felice me.

Ci fu una volta che il figlio chiese di partecipare al regalo che aveva voluto fare al padre. Era uno di quelli affezionati al concetto di “patria”, in latino la nazione dei padri. Gli dissi che ero specializzata in servizi sessuali per uomini anziani. Mi chiamò puttana e fece notare che nella mia posizione non mi conveniva rifiutare. Invece presi il corridoio poi le scale e infine richiusi dietro di me la porta di quella casa.

Il giorno dopo arrivò la polizia. Il bastardo mi aveva denunciata per molestie, furto e circonvenzione di incapace. La mia faccia fece il giro di tutti i giornali e all’improvviso tutti quei distinti signori che fino a qualche giorno prima facevano la fila per prenotare i miei servigi dissero che avevo assistito per tante notti i loro vecchi, che non potevano immaginare, che effettivamente ai moribondi mancavano dei soldi e quindi si unirono alla denuncia e mi chiesero un risarcimento danni.

Il caso approdò in parlamento dove discussero di una legge che si occupava appositamente di quella questione. Ipotizzarono il reato di prostituzione aggravato nel caso in cui fosse compiuto con degli
anziani e distinti signori. Nei talk show parlarono a lungo dello scandalo e insistettero sulle circostanze descritte da quel fetente che mi aveva denunciato per primo.

Nel corso del processo ci furono centinaia di persone inferocite che si accampavano sotto casa e aggredivano chiunque osasse portarmi un po’ di pane, qualche pezzo di formaggio, il minimo indispensabile per farmi sopravvivere a quella condizione di prigionia forzata.

C’era una tizia, soprattutto, che urlava slogan a squarciagola e a me sembrava di averla vista da qualche parte e in effetti poi ricordai di averla ammirata in uno di quei programmi televisivi in cui la fanno vedere ma non la danno. Non so se li avete visti. Somigliano a tanti spot promozionali della figa e non sono neppure fatti bene. Non c’e’ sensualità, nessuna professionalità. Troppo squallidi e lascivi. Avessero chiamato me avrei fatto vedere come si fa.

A processo finito quegli stronzi avevano prosciugato i risparmi di una vita. Mi condannarono a dieci anni di prigione. Tra indulto e condizionale passai dietro le sbarre solo qualche anno. Fu lì che mi contattò un prete. Brava persona. Aveva questo enorme desiderio di redimermi e poi faceva tanti discorsi strani.

Mi aspettò all’uscita e mi portò in una specie di comunità. C’erano tanti signori anziani da assistere, lui compreso. Mi ritrovai a fare la stessa cosa per la quale ero stata condannata.

Sapete chi era quello più esigente di tutti? Il prete.

Così ho imparato una cosa. Se fai le seghe a pagamento ti disprezzano. Se invece le fai gratis ti offrono riparo nella casa di dio. Spero solo che non mi chiederanno mai di fare “carezzine”, come le chiama padre Tullio, a sua entità divina. Credo che poi avrei seri problemi a rivolgermi a lui in preghiera…

>>>^^^<<<

E’ una storia di pura invenzione. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale.

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