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La cosa brutta è sapere che non cambierà nulla

Lei scrive:

Cara Eretica,

da qualche tempo sono entrata in un loop interminabile che mi obbliga a restare ferma: con la mia vita, le mie non-scelte, le cose che vorrei fare ma che non faccio perché penso che comunque fallirò. Tu dirai che dipende da me, basta che io muova il culo e ricominci a respirare ma ti assicuro che non è affatto così semplice. Quando resti senza ossigeno così a lungo ti abitui a fare respiri corti e pensi che tutto quel che puoi fare è continuare a fare respiri corti, a guardare solo fino a due passi oltre te e a non rischiare di fallire e nel frattempo in realtà è stare ferma che costituisce un fallimento.

Non so neanch’io perché o quando è iniziato tutto questo. Forse quando un giorno mi sono detta che era tutto inutile e che lo sarebbe stato per sempre. Nella mia presunzione pensavo di aver capito tutto e che non c’era altro che potesse elevarmi dalla consueta e crudele visione solitaria di me stessa. Mi sono sempre sentita sola, anche con mille persone attorno. Non ho mai avuto bisogno degli altri perché ho imparato ad accogliere la mia solitudine per non incorrere nell’inganno, un inganno realizzato da me contro me stessa.

Conosco l’illusione del sentirmi amata o capita ma poi capitava sempre qualcosa. L’amore diventava una condanna e la comprensione si ritorceva contro di me perché ad una che vive in solitudine nulla fa più paura che sentirsi invase dall’esterno. La mia fragilità gettata in pasto ai cani rabbiosi, il mio amore scambiato per sottomissione o, peggio, per un investimento calibrato. Non credo di essere migliore di tanti altri. Sono una persona che sicuramente usa gli altri come gli altri hanno usato me. Mi sta bene fintanto che tutto sia chiaro. Odio l’inganno e quell’inganno mi piace svelarlo subito sempre che mi sia permesso farlo. A volte non posso farlo perché non sono nessuno per interrompere l’illusione nella quale ad alcuni piace vivere. Così io resto sola, nei miei pensieri, nella mia vigliaccheria e nella mia comprensione delle cose.

Che altro c’è da imparare a questo mondo? Perché restiamo così attaccati alla vita? Non fraintendermi: non sto pensando affatto al suicidio, non è nella mia indole e anche quella scelta sarebbe comunque un modo per non essere immobile. In realtà mi crogiolo nella paura dei miei passi, sempre uguali, da mattina a sera. Casa, lavoro, casa. Lavoro, casa, uscita con gli amici. Casa, lavoro, scopata. Casa, dormita, spesa e pranzo. Che altro c’è da fare?

Vorrei avere il coraggio di andarmene e girare il mondo ma questa cosa puoi farla solo se hai soldi e se non li hai tutto quello che puoi sognare è una passeggiata in campagna, raccogliendo i pochi fiori rimasti per portare un po’ di profumo in una stanza. Mi sveglio e indosso gli stessi abiti, faccio lo stesso lavoro e non pretendo niente di più. Mai preteso nulla perché ogni progresso sarebbe stato un passo oltre l’immobilità. A volte penso di svegliarmi sotto forma di scarafaggio, arrancando sulla schiena, agitando le zampette per tentare di tornare a pancia in giù. In tal caso chi verrebbe a cercarmi? Chi distrattamente potrebbe calpestarmi? Potrei continuare a restare immobile, sarebbe un’ottima strategia, salvo nel momento in cui le pulizie di fine stagione non finirebbero per trovarmi e gettarmi in un secchio dell’immondizia.

Ed è tutto qui quello che volevo raccontarti. Ah, un’ultima cosa: Ho scelto di non avere figli e tutti imputano la mia solitaria esistenza a quella scelta. Non è così. Quello che vivo prescinde da questo. Perciò non voglio tenere il figlio di mia sorella e non capisco perché dovrei barattare il mio tempo per un po’ di compagnia. Lei dice che mio nipote potrebbe alleviare la mia solitudine ma io non voglio compagnia e se la voglio ne cerco una che mi sia più congeniale. Di nuovo: immobile e antipatica agli altri.

Cogli un senso nelle cose che ho scritto? Io spero di si perché se c’è una persona dalla quale sento di poter essere capita quella sei tu. Ti ringrazio di avermi letta fin qui. Apprezzo molto quello che fai.

Rachele

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