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Perché le donne polacche incinte abortiscono a Berlino – Pratica femminista solidale

Traduzione di Francesca Grisolia e Des Blatera.
QUI il link del post in lingua originale.

Ciocia Basia, in Tedesco „Zia Barbara“, è un gruppo di attivist* che si adopera per il diritto all’aborto. Il loro compito è quello di sostenere le donne polacche rimaste incinte involontariamente e aiutarle ad attuare a Berlino un’interruzione di gravidanza sicura e impunita.

In Polonia l’aborto è consentito: quando la salute e la vita della persona incinta sono a rischio, quando la gravidanza è conseguenza di un reato oppure quando il feto è gravemente danneggiato. Quello polacco è uno dei più severi ordinamenti giuridici sull’aborto in tutta Europa. Soltanto Malta, San Marino, Liechtenstein, Andorra, Monaco, Irlanda e Irlanda del Nord hanno una legislazione in egual misura rigida, se non ancora più restrittiva.

Tuttavia non è sempre stato così: una volta in Polonia l’ordinamento giuridico sull’aborto era uno dei più liberali d’Europa. Dopo il successo delle campagne degli anni ’20 e ’30 contro gli antiabortisti, l’interruzione di gravidanza fu legalizzata nel 1932 per ragioni cliniche o qualora la gravidanza fosse stata causata da un crimine. Nel 1956, con la Repubblica Popolare polacca, le interruzioni di gravidanza furono ulteriormente facilitate e furono, da quel momento, anche indirizzate a quei casi di donne incinte in difficili condizioni vitali.

Con la fine del regime comunista e gli emendamenti costituzionali della terza Repubblica polacca, nel 1989 il diritto all’aborto fu radicalmente limitato. Nel 1993 entrò in vigore una legge che permetteva l’aborto solo nei tre casi sopra indicati. Una grande influenza su tale irrigidimento lo ebbe la Chiesa cattolica. La memoria collettiva polacca non aveva dimenticato che essa aveva sostenuto l’opposizione anticomunista nella demolizione del regime. In cambio la Chiesa cattolica ricevette la possibilità di esercitare un’enorme influenza sulla vita politica della Polonia: sovvenzionamenti statali, insegnamento della religione nelle scuole finanziato dallo Stato, vescovi presenti in molte organizzazioni politiche.

Non meraviglia il fatto che il governo “di sinistra” di Leszek Miller (2001-2005), favorevole al diritto all’aborto, non abbia ricevuto la fiducia.

È nel settembre 2016 che viene minacciato un ulteriore inasprimento della legge sull’aborto.

In questo periodo la fondazione fondamentalista cristiana Oedo Iuris redige una legge che permetterebbe l’aborto solo in caso di grave pericolo di vita per la donna, la proposta prevederebbe inoltre pene detentive per la persona che lo richiede (secondo la vecchia norma solo chi avesse aiutato nella pratica abortiva, sarebbe stato punibile dalla legge). Il progetto di legge “stop aborto” viene presentato al Parlamento tramite una petizione di iniziativa popolare e adottato il 23 settembre 2016 in prima lettura. Questa decisione sfocia in proteste di massa sotto le voci #czarnyprotest e #blackprotest in Polonia e anche al di fuori della nazione. In molte città si tengono manifestazioni, centinaia di migliaia di persone si riversano in strada per il diritto all’aborto.

A fronte di queste proteste inaspettate il Parlamento respinge il disegno di legge in seconda lettura, lasciando in vigore la vecchia legislazione (comunque già estremamente restrittiva).

Nel marzo 2018 si tenta di nuovo di spingere la legislazione verso il vecchio progetto di legge accantonato apparentemente. Decine di migliaia di persone tornano in strada.

Al momento non è chiaro cosa succederà: il Parlamento ha rinviato la decisione a tempo indeterminato.

L’iniziativa di questo disegno di legge portata avanti da un’alleanza auto-proclamatasi Protettori e protettrici della vita è la stessa del 2016 della proposta “Stop aborto”. Non è chiaro dove sia la protezione della vita. Proibire un’interruzione di gravidanza non significa una diminuzione degli aborti di gravidanze involontarie, significa solo farlo in condizioni non sicure e pericolose per la propria vita. Nel 2008 secondo l’organizzazione mondiale della sanità sono morte 47. 000 donne nel mondo in seguito ad aborti non sicuri.

Non si tratta, come vuol fare credere l’auto-proclamato movimento Protettori e protettrici, di protezione della vita, ma di prendere controllo del corpo delle donne incinte. Anche in Germania sono attivi i fondamentalisti Protettori e protettrici della vita e usano ad esempio il paragrafo 219a, secondo cui è possibile denunciare dottori e dottoresse che forniscono informazioni sull’aborto sul proprio sito web. Inoltre sono anche i pochi diritti riproduttivi faticosamente conquistati in Germania a essere in pericolo: se da un lato l’aborto fino alla 12 ° settimana è impunito, dall’altro in molte regioni ci sono pochissime cliniche che eseguono la pratica. L’elezione dell’Afd (Alternative fuer Deutschland – Alternativa per la Germania) nel Bundestag (Parlamento tedesco) offre spazio a un partito che si posiziona esplicitamente in modo anti-femminista e contro il diritto all’aborto.

La battaglia per l’autodeterminazione del corpo non è ancora finita, anzi deve essere nuovamente combattuta. Dobbiamo andare in strada contro la legislazione interdetta. Abbiamo bisogno di esercitare influenza nei dibattiti, nei discorsi, nei processi politici e persone. E praticamente, dobbiamo sostenere coloro che ora sono involontariamente incinte. Facciamo questo con Ciocia Basia – e portiamo avanti ogni giorno il diritto di esercitare la legge sull’aborto”.

 

Info: Ciocia Basia

Ciocia Basia è un gruppo di attivist* a Berlino che supporta le donne polacche nell’avere un aborto sicuro e impunito a Berlino. Chi è rimasta involontariamente incinta, può raggiungerci via telefono, e-mail o Facebook. Spieghiamo quindi le possibilità a loro disposizione— fino alla 7 ° settimana di gravidanza è possibile in Germania ricorrere a un’interruzione tramite farmaco, fino alla 12esima tramite aborto medico. Persone a uno stadio più avanzato della gravidanza possono ricevere aiuto nei Paesi Bassi o nel Regno Unito, in cui gli aborti sono legali fino alla 22esima e fino alla 24esima settimana.

 

Per coloro che vengono in Germania, si organizzano gli appuntamenti per l’interruzione della gravidanza legalmente obbligatoria presso la clinica. Accompagniamo, traduciamo e organizziamo e, se necessario, offriamo anche alloggio.

 

Assistiamo anche finanziariamente coloro che non possono permettersi la prestazione. Finora abbiamo potuto galleggiare grazie ai sostegni arrivati con Soliparty (feste di solidarietà) e donazioni – ma diventiamo sempre più not* in Polonia e per questo riceviamo sempre più richieste. Il diritto all’autodeterminazione del corpo non può dipendere da un’entrata finanziaria! Se desiderate supportare il nostro lavoro di aiuto alle donne involontariamente incinte, potete fare una donazione al sito: https:\/\/www. gofundme. com\/tantebarbara

telefono: 0152 10385680

e-mail: ciocia. basia@riseup. net

Facebook: facebook. com\/ciociabasiaberlin

 

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