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Sono precaria e mia figlia è dipendente da giochi a pagamento

Lei scrive:

Cara Eretica, volevo parlarti di un problema che credo riguardi molte persone e molti genitori. Ho una figlia che ho educato secondo i principi che mi hanno aiutata a crescere e credevo lei fosse libera da dipendenze di qualunque tipo ma all’improvviso ho scoperto che ha addebitato alla mia carta i costi di tanti giochi che vengono dapprima proposti gratis come app salvo poi il fatto che se vuoi evolvere più in fretta o accedere a più risultati devi pagare. Paghi per comprare “diamanti” che puoi spendere in un gioco di ruolo, quando partecipi ad una gara tra regni in guerra. Paghi per comprare un livello in più in stupidi giochi in cui guadagni soldi finti e per guadagnarne di più finisci per pagarne di veri.

Quello su cui queste app fanno leva è la dipendenza. Quando hai iniziato diventa facile spendere dapprima piccole quote, pacchetti di 5 euro o 10, ma poi finisci per spenderne 20, 30, 50 e per ogni spesa che faceva lei si diceva che sarebbe stata l’ultima volta fintanto che non mi è arrivato l’estratto conto e ho visto acquisti di cui non sapevo assolutamente nulla. Premetto che la carta non gliel’avevo data io ma lei ha preso il numero ed evidentemente è semplice aggirare controlli. Lei si è iscritta con il mio nome, ha inserito il numero di carta e poteva addebitare quanto voleva.

Tra i giochi scaricati ce ne sono anche alcuni in cui bisogna far evolvere delle relazioni finte. Ci sono due personaggi e chi gioca decide fino a che punto arrivare e per accedere a più livelli anche in quel caso spendi soldi. Non mi spiego come una ragazza che ha dimostrato di avere senso critico si lasci ingannare così e non capisco come si possa fare a evitare che i nostri figli crescano con tali dipendenze. Quello che vedo somiglia a giochi di azzardo belli e buoni e non per niente ci sono anche app per le slot o per il poker o per altri giochi e chiunque si può iscrivere senza problemi.

Chi spende in questi giochi e sviluppa una dipendenza non è diverso da chi sviluppa dipendenza dai giochi al casinò. So che forse non è un argomento di cui parlate ma sono preoccupata e vorrei capire se ad altri genitori o persone adulte è accaduto. So che ci sono persone che non spendono niente. Giocano e basta per il gusto di giocare, ma anche su questo ho i miei dubbi. Molte app sono perfino sessiste ma quel che è importante è il costo di queste dipendenze. Come è possibile che ci sia un mercato tanto proficuo che mette ragazzi e ragazzi e genitori in queste condizioni?

Quello delle app è un mercato in crescita e quando regali a tua figlia un telefonino devi sapere che le stai fornendo accesso ad un “negozio” che fa profitti sulla sua ingenuità. Ma dove sono finiti i giochi che eventualmente compri solo una volta con livelli superati solo grazie alla tua abilità e senza perenni inviti a spendere? Come si può dire ad altre persone di fare attenzione a queste spese?

Mi scuso ancora per essere forse fuori tema ma la precarietà è un problema e per me lo è ancora di più perché sono donna, con un ex marito che non paga il mantenimento per la figlia, per cui ogni euro in più sottratto al mio stipendio mi/ci impoverisce ancora di più. Ora ho bloccato la carta, ho cambiato i dettagli e mia figlia non ha più accesso a password e alla mia mail. Ma chi mi dice che lei non faccia sciocchezze pur di continuare a giocare a questi stupidi giochi? Come si fa a dire ai figli che il gioco più grande e bello che ci sia è la vita stessa? Fare finta di vivere a pagamento non può sostituire un’esperienza concreta che ti fa crescere. Vorrei davvero uno scambio su questo. Ti ringrazio per lo spazio, Marilena.

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Comments

  1. No, lo sfogo di Marilena non è assolutamente “fuori tema”, secondo me.

    “Come si fa a dire ai figli che il gioco più grande e bello che ci sia è la vita stessa?”

    Ecco, forse il problema di tanti ragazzi (ma non solo, ricordiamolo) è proprio questo: forse per loro la vita non è un gioco, o almeno non è così bello.

    Forse trovano nei giochi online qualcosa che non trovano offline: eccitazione, gratificazione, una via di fuga da realtà che li opprimono (rapporti difficili in famiglia o a scuola, mancanza di amicizie o comunque di relazioni sane, ansia da prestazione in un mondo sempre più competitivo…).

    Solo Marilena può scoprire che cos’è che sua figlia sta cercando – e io le auguro di riuscirci, auguro a entrambe di trovare una via d’uscita.

    In Rete e in molte ASL possono trovare sostegno e aiuto, se lo desiderano: http://www.giocaresponsabile.it/?fuseaction=ServiziTerritoriali

    Le dipendenze sono diverse, ma spesso nascono da uno stesso disagio, o da aspetti differenti di una stessa sofferenza: proprio per questo ci passano in tanti, e tutti siamo potenzialmente a rischio, almeno in certi momenti della vita.

    In bocca al lupo 🙂

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