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#Francia #SexWorking – Analisi impatto legge su penalizzazione clienti due anni dopo

Questa è una traduzione/sintesi di una analisi su l’impatto che la legge francese sulla penalizzazione dei clienti ha avuto sulla vita delle sex workers. L’analisi è introdotta QUI e sullo stesso link potrete trovarne versione completa dalla lingua francese e una versione più breve in lingua inglese. Buona lettura e grazie ad Anna per la traduzione.

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Nell’aprile del 2018 Medecins du Monde France ha pubblicato uno studio di analisi sull’impatto della legge del 13 aprile 2016 con cui la Francia è diventata il quarto paese europeo a punire i clienti delle prostitute. Tale legge prevede la penalizzazione dei clienti con una multa e l’abrogazione del reato di adescamento passivo, istituito nel 2003 dall’allora ministro dell’Interno Nicolas Sarkozy.

Le 80 pagine dello studio (rinvenibile anche in inglese online, col titolo “What do sex workers think about the French Prostitution Act”) contengono i risultati di una ricerca in larga scala effettuata da 24 organizzazioni che si occupano di sex workers, effettuata raggiungendone ed intervistandone 583.

Lo studio riporta in particolare che il 63% delle persone intervistate ha subito un peggioramento delle proprie condizioni di vita, più isolamento e maggiore stress, ed il 78% di esse ha visto abbassarsi le proprie entrate a causa della diminuzione dei clienti e dei compensi.

Nelle interviste emerge che non solo la denuncia del cliente è vista come assurda, se non pericolosa, ma i rapporti di forza, con queste norme, si sono sbilanciati a vantaggio dei clienti con la difficoltà a negoziare il prezzo. Si riscontrano molti episodi dove i clienti fanno leva sulla concorrenza al fine di ottenere un prezzo migliore.

Un’intervistata riporta: “Perché (…)  i clienti ora si accorgono che non si lavora, che li aspettiamo senza fare nulla, e ci propongono tre volte di meno. Siamo più vulnerabili e abbiamo meno clienti, quindi meno soldi, è normale che loro sfruttino la concorrenza.”

In termini di scelta delle pratiche può accadere qualcosa di simile: che vengano accettate cose che prima si rifiutavano. Riferisce un’intervistata: “Il preservativo può essere fastidioso (…) Il problema non é l’insistenza dei clienti, ma il fatto che ne abbiamo di meno. Arriva un momento in cui ci si pone la domanda: è necessario cedere su qualcosa? (…) nei nostri spazi la domanda inizia a porsi”.

Questa domanda è quindi legata ad un altro dato che emerge chiaro dalla ricerca: il 38% delle persone intervistate ha riscontrato una crescente difficoltà nel domandare l’uso del preservativo. Inoltre il 42% di esse è più esposto alla violenza rispetto a prima.

Contrariamente all’argomento in favore della criminalizzazione dei clienti, che suppone che i/le sex workers si trovino oggi in un rapporto di forza per loro vantaggioso (confrontandosi con un cliente che sta commettendo un reato), le interviste hanno dimostrato in modo unanime che questo rapporto è degradato.

La concorrenza crescente tra sex workers giova ai clienti: da un focus group emerge questa testimonianza “Un mio cliente mi ha detto ‘sei fortunata che io venga da te’ e già questo pone in una situazione di debito. Quindi ha iniziato a negoziare: ‘Ringraziami per essere qui perché mi assumo un bel rischio a venire’ e questo cambia il costo. Il potere cambia”.

Quando nelle interviste è stata posta la domanda “Visto che potreste denunciare il cliente, vi sentite in una posizione migliore per negoziare?” Le reazioni erano talmente vive da comunicare quanto la questione sia percepita come assurda.

Le persone intervistate parlavano della mancanza di logica commerciale nel denunciare i clienti, ma ancor peggio del rischio di scatenare la violenza minacciandoli. Il contrasto logico sulla denuncia della propria risorsa di guadagno appare ben percepito: “Nessuna prostituta lo farebbe, perché sanno che la notizia che i clienti vengono penalizzati potrebbe diffondersi, e questi ultimi non verrebbero più. (…) Invece, io penso che le prostitute saranno ancora più permissive purtroppo”.

Si rileva anche che il 70% delle persone intervistate non ha osservato un miglioramento, ma anzi, un peggioramento nei propri rapporti con la polizia. Si legge nel rapporto che nel quartiere di Belleville a Parigi le donne cinesi non vedono differenze dal periodo precedente a quello dell’abolizione dell’adescamento.

A Montpellier il programma di Médecins du Monde osserva che le testimonianze fanno presumere un’azione selettiva della polizia nei confronti delle donne africane. Questa testimonianza di una donna nigeriana a Tolosa descrive la situazione; un anno dopo l’entrata in vigore del reato nei confronti dei clienti, i controlli sull’identità delle migranti sono perfino più numerosi che i controlli dei clienti secondo lei: “Se le ragazze non hanno i documenti, prendono le ragazze. Chiedono i documenti, se tu li mostri ok, se non li hai ti prendono. Perché adesso loro vengono anche con le macchine in borghese, come se fossero clienti, e prendono le ragazze. Prima controllavano di più i clienti, ma adesso controllano di più le ragazze. (…) Quando sono arrivata a Tolosa i controlli esistevano già da tempo. Non ci sono cambiamenti, ma abbiamo più controlli di prima.”

Le donne romene e bulgare riportano ugualmente un aumento dei controlli e delle espulsioni: le loro carte d’identità sarebbero controllate contemporaneamente a quelle del cliente quando viene fermato, ed alcune hanno ricevuto l’interdizione dal territorio francese (ITF) per disturbo dell’ordine pubblico.

Riguardo all’attuazione delle norme introdotte nel 2016 emerge infine che solo nel 39% delle interviste la persona che rispondeva era a conoscenza dell’esistenza di un “exit-program” dalla prostituzione, e, tra le persone che ne erano a conoscenza, solo il 26% aveva intenzione di aderire.

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