Antisessismo, Critica femminista, R-Esistenze, Violenza

#IoTiCredo #Spagna – piena solidarietà alla vittima di stupro di gruppo

La Sentenza che riguarda lo stupro di gruppo a Pamplona (Spagna) ha scioccato il mondo intero. Tante donne hanno risposto con gli hashtag #YoSíTeCreo (io ti credo), #HermanaYoSiTeCreo (sorella, io ti credo), #LaManadaSomosNosotras (il vero branco siamo noi) #JusticiaPatriarcal (sistema giuridico patriarcale). Moltissime persone in tutte le città spagnole sono scese in piazza per dare solidarietà alla vittima. Così il governo è obbligato a mettere in discussione la legislazione in fatto di crimini sessuali supportando la Procura e l’accusa che stanno presentando ricorso contro la sentenza.

Il punto non è, almeno per me, quanti anni di galera meritino i cinque stupratori. Il punto è che la sentenza segna una legittimazione della cultura dello stupro, senza che mai si siano opposti in tribunale al processo fatto alle abitudini sessuali della vittima, alla sua vita privata e al suo comportamento. La legge spagnola purtroppo stabilisce una distinzione tra abuso e stupro (aggressione con minaccia) ed è qualcosa che mi suona assai familiare perché in Italia, prima del 1996, la legge che parlava di stupro segnava più o meno la stessa distinzione.

Da un post scritto tempo fa:

Per il nostro Codice Penale i reati di violenza sessuale e incesto erano rispettivamente parte Dei delitti contro la moralità pubblica e il buon costume (divisi in “delitti contro la libertà sessuale” e “offese al pudore e all’onore sessuale”) e “Dei delitti contro la morale familiare”. Così mentre si affermava che la violenza sessuale non offendeva principalmente la persona, coartandola nella sua libertà, ma ledeva una generica moralità pubblica si dimostrava che il bene che si voleva proteggere e tutelare non era tanto la persona quanto il buon costume sociale secondo il quale la donna non era libera di disporre di alcuna libertà nel campo sessuale.

Anzi, per convenienza dell’ordine sociale, la sua sessualità era negata, repressa o volta solo alla riproduzione della specie. La donna stessa doveva ignorarla e, per esempio, la “fanciulla per bene” non doveva avere alcuna conoscenza sulla materia sessuale: nessuno le spiegava come nascevano i bambini, spesso non sapeva niente nemmeno del fenomeno che doveva mutare il suo organismo, le mestruazioni. Lei doveva arrivare al fidanzamento o al matrimonio, meta prefissata della sua formazione, del tutto ignara di qualunque cosa, senza avere a che fare con il sesso e naturalmente del tutto “intatta”.

Torniamo al reato di stupro. Nella legge così com’era si trovava la distinzione tra violenza carnale e atti di libidine. Spesso molti processi si risolvevano in una ricerca minuziosa del livello di verginità anatomica violata. Questo perché – cosa infida e certamente non comprensibile per noi, adesso –  si faceva una distinzione tra “congiunzione corporale” e “atti di libidine”. Ed era la Cassazione che con sentenze strabilianti definiva al centimetro di quanto doveva essere profonda la penetrazione perché fosse riconosciuto il reato di violenza carnale. Se il pene penetrava anche solo un tot sufficiente a consentirgli di riversare lo sperma dentro la vagina allora era considerato un “rapporto completo”. Se invece non c’era versamento spermatico o penetrazione ma “solo” un semplice contatto, anche intimo, offensivo, umiliante, molesto tanto da determinare nel molestatore un piacere equivalente al coito, non veniva considerato “congiunzione”. Se non c’era congiunzione non veniva riconosciuto il reato o cambiava l’entità della pena. Tutto ciò ovviamente senza parlare dell’effetto che un processo di quel tipo poteva avere sulle ragazze stuprate.

Dopo il 1996, come dicevo, si annullò quella orrenda distinzione e si parlò di reato non più contro la morale ma contro la persona.  Altro reato contro la morale era il “Ratto a fine di matrimonio” e il “Ratto a fine di libidine” (entrambi gli articoli del codice penale abrogati con la legge sullo stupro del 1996,). Il codice distingueva il ratto a seconda del fine che il rapitore si proponeva e puniva meno gravemente chi rapiva a scopo di matrimonio (Matrimonio riparatore: norma abrogata nel 1981, cioè pochissimi anni fa, grazie alla battaglia di Franca Viola) e più gravemente chi rapiva a fine di libidine, ritenendo evidentemente che privare della libertà una donna e coartarne la volontà allo scopo di sposarla fosse meno grave.

La Sentenza di Pamplona, per tornare all’oggetto della questione, ricalca molto questo modello dell’Italia ai tempi del Codice Rocco (di origine fascista). Si parla di “consenso viziato”. Pare infatti che, affinché si assuma il fatto che la vittima abbia negato il consenso, essa dovrà farsi massacrare o perfino uccidere. Diversamente la questione del “consenso” viene elaborata analizzando le abitudini della vittima. Si parla di mancata minaccia, come se l’aggressione di cinque individui non costituisse di per se’ una minaccia. La legge spagnola parla anche di aggravante data, anche qui, dai centimetri di penetrazione. Se nello spazio del raduno di branco non è presente qualcuno con un misurino in mano tale faccenda è impossibile da verificare. Se ti obbligano a praticare una fellatio, come è accaduto in Italia un bel po’ di tempo fa, i giudici concludono che non si tratta di violenza sessuale perché, volendo, avresti potuto staccarglielo con un morso. Fortuna che – tanto per dire – gli stupratori sono talmente idioti che ora fanno video sugli stupri commessi e li condividono per puro narcisismo.

Il punto è – infine – che sentenze e leggi si formano attraverso condizionamenti culturali, perché i legislatori e i giudici non sono infallibili e legalità non vuole dire sempre giustizia. In realtà queste parti istituzionali dovrebbero quanto meno puntare ad un progresso culturale che incida positivamente e rappresenti un punto di forza e uno strumento di lotta contro la mentalità machista e patriarcale. Dopodiché mi riservo di dire che la reazione del Governo spagnolo va presa con le pinze. Credo poco alla presa di coscienza dei legislatori. In realtà l’intervento, per quanto sperato, delle istituzioni in questo caso mi pare sia caratterizzato da puro paternalismo. Fortuna è che la Spagna è il luogo in cui lottano movimenti assai più evoluti del governo ed è grazie a loro che questa donna sentirà solidarietà che arriva da ogni parte del mondo. Perciò dico #Ioticredo sorella. Invito tutt* voi a fare altrettanto.

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