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Dirty Dancing remake: ecco perché mi è piaciuto

::Avviso Spoiler::

Girovagando per la rete trovo una polemica livorosa, insulti – fat shaming – alla protagonista del remake, tasso di gradimento sotto i piedi perché lei è più rotonda dell’originale. Abigail Breslin è un’attrice strepitosa, la adoro fin da quando, lei bambina, interpretò Little Miss Sunshine, film indipendente in cui si mettono a nudo le bruttezze perverse dei concorsi di miss dedicati a bambine che vengono truccate e invitate a muoversi da adulte estremamente erotizzate.

Nel frattempo ha girato altri film e quando ho capito che gli insulti per il remake in realtà erano dovuti alla sua partecipazione mi sono detta che se già avevo visto una ventina di volte il film originale avrei potuto vedere un paio di volte il remake realizzato per una televisione statunitense.

Mi è piaciuto, anche più dell’originale. Nel remake la protagonista è una adolescente con un volto e un corpo che ci somiglia un po’ di più. Si impara che la sensualità non dipende dall’aspetto, per quanto lei a me pare bellissima, ma dalla passione che lasciamo trasparire da noi. La sorella della protagonista non è la bellona un po’ oca così come era stata rappresentata nel vecchio film. E’ una adolescente carina che ha a che fare con un tentato stupro, si confronta con i limiti dell’essere donne negli anni cinquanta e mette in atto una rivoluzione: sale sul palco con un musicista nero, cosa inaudita per quei tempi. E’ una ragazza che si evolve, come tutte d’altronde. Si cresce, si capiscono tante cose e si cambia. Si affronta il problema grave dell’aborto clandestino, illegale all’epoca e monopolizzato da macellai che lasciavano crepare tante donne dopo aver svuotato le loro tasche.

C’è la figura di questo medico paternalista ma che aiuta la donna e dunque impara qualcosa, anche lui. Impara a non fidarsi dell’apparenza, a non pretendere di sapere tutto e a non agevolare il business del centro vacanze fatto di studenti destinati al successo pronti a sposare le figlie dei clienti. C’è la figura della donna adulta che è infatuata del protagonista e anche lei non viene rappresentata come una viscida stronza ma come una donna libera, divorziata, che pur sbagliando semplicemente fa quel che vuole ed è dotata di sentimenti. La stessa madre della protagonista parla di divorzio e il tema si affronta assieme a tutti gli altri in un film che mette assieme molti temi trattati da un punto di vista di genere: aborto clandestino, responsabilità medica, divorzio, sessualità delle donne, stupro, razzismo, emancipazione femminile, insomma tutto quello che caratterizzava quel periodo storico.

A qualcun@ non è piaciuto il nuovo finale e non voglio spoilerare ma a me è sembrato sensato e non capisco il perché, davvero, di tante critiche.

Dunque, in conclusione, a me il film è piaciuto molto e penso che lo vedrò ogni volta che facendo zapping lo troverò in tv. Non è un film d’autore, non è di quei film che ti addormenti prima di capirne il senso, è una storia semplice che svela questioni concrete, trattata con quel tanto di buoni sentimenti e visione morale che mi piacciono poco ma che hanno ragione di stare in un film che vuole raggiungere tutt*.

In ogni caso ditemi tutto ma non toccatemi Abigail.

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