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Trattata come un oggetto perché ho abortito

Lei scrive:

Tre anni fa ho interrotto una gravidanza. La cosa difficile per una persona razionale come me (non reputo affatto gli embrioni come persone) non è stata la scelta, ma le persone coinvolte. Le poche amiche a cui l’ho detto, i medici che ho incontrato. Al “padre” ho deciso di non dire niente, proprio perché temevo una sua reazione colpevolizzante, e non volevo proprio dover sopportare anche quello.

Le due amiche a cui l’ho detto mi hanno trattata con freddezza, con giudizio, anche se nel mio caso, come in tanti altri, si trattava di un errore di contraccezione, non certo di un comportamento irresponsabile. Ma questo è stato il meno. Fra consultori ed ospedali è stata un’odissea, ed una corsa contro il tempo: innanzitutto col SSN non sarei mai riuscita a fare fare l’ecografia in tempo, dato i tempi biblici d’attesa (“non c’è posto prima di tre mesi” “ma io ho urgenza, devo fare un’igv” “se non c’è pericolo di salute per la madre o il feto non è un’urgenza”), e i soldi per un’ecografia per via privata non li avevo (più di 100€, ed ero disoccupata), perciò sono dovuta andare a fingermi mamma preoccupata in pronto soccorso, e ringrazio il cielo di essere una persona davvero pragmatica, perché non so in quante avrebbero retto la sala d’attesa piena di mamme felici che per ingannare l’attesa mi chiedevano notizie della mia gravidanza, e soprattutto l’ecografista che incensava “il miracolo” in crescita nel mio ventre: “lo sente il battito, signora? è il suono della vita”, *ma quale vita, è la sesta settimana! è a malapena una contrazione spontanea di tessuti…* mentre io volevo solo l’esito di quella ecografia per mettere fine a quell’angoscia al più presto.

Quando con l’agognata ecografia in mano sono andata al consultorio per avviare la procedura, ho dovuto subire nuova retorica, con l’ostetrica e il ginecologo che mi dicono che loro “sono a favore della vita” ma che se non ero in grado di “amare il bambino” allora forse era meglio così. Firmati i fogli, aspettata la settimana di rito che è impossibile evitare, ho cominciato a fare tutte le visite preoperatorie: anestesista tirocinante, ginecologa così svanita da chiedermi di che sesso fossi, ma è stato il giorno dell’operazione (ho fatto l’aborto chirurgico) il peggio del peggio, dei macellai: prima mi hanno dato il farmaco per dilatare e ho avuto reazione avversa, mi hanno lasciato a vomitarmi addosso (letteralmente, non mi hanno neanche dato una bacinella) in preda ai peggiori dolori della mia vita su una barella per più di un’ora in corridoio. Quando mi sono svegliata dopo l’intervento, nella stanza dell’ospedale, dopo l’anestesia totale che si era resa necessaria, non capivo nulla, e ho chiamato l’infermiera la quale è entrata, mi ha lanciato sul letto il tampone, e mi ha detto “vai in bagno, lavati (ero ancora tutta piena di sangue), mettiti questo e poi vattene, ci serve la stanza”.

Così. Ero arrivata in macchina, ma non riuscivo a guidare, ho preso un pullman, sono svenuta sul sedile. Non mi ha soccorso nessuno. Non mi sono mai sentita così sola. L’intervento l’hanno fatto da cani e mi hanno lasciato dentro pezzi, che ho espulso da sola, mentre lavoravo, in bagno, dopo un mese di sanguinamenti e dolori (per fortuna non è andato in setticemia), nonostante le mie mille chiamate in ospedale e consultorio, dove mi rispondevano: “non venire qui, è normale, cosa ti aspettavi, che fosse una passeggiata?”.

Una volta stavo così male che provai ad andare al pronto soccorso ginecologico, dove dopo 12 ore di attesa mi hanno fatto chiaramente capire che ogni donna gravida che fosse arrivata sarebbe passata davanti a me, perché erano “più importanti”. Questo storia mi ha lasciata con tanta rabbia dentro, non ne ho parlato per anni con nessuno, negli ultimi tempi invece ho deciso di tirarla fuori, non sono io che devo vergognarmi in questa storia, e la mia testimonianza può essere utile ad altre.

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1 pensiero su “Trattata come un oggetto perché ho abortito”

  1. sapete mi rende molto triste leggere ancora di questi comportamenti nel mondo sanità e in generale il pregiudizio. non credevo fossimo ancora a questo punto. Ho abortito molti anni fa, era nei primi anni 80. avevo 18 anni e mi ero sentita accolta e aiutata al consultorio dove mi ero rivolta, ero troppo giovane per avere figli ma la solidarietà della dottoressa mi aveva consolato: In ospedale cosa ben diversa, l’ivg venne fatta con raschiamento, anzi aspirazione, venni trattata come una puttanella, mi venne dato un ovulo per dilatare l’utero e nessuno si curò dei miei crampi addominali, ma quel che è peggio è che la procedura si fece in una sala dove eravamo più donne e ragazze contemporaneamente e non venne somministrata alcuna anestesia. i dolori erano fortissimi ma ero troppo giovane e mi sentivo troppo in colpa per pretendere di più. per fortuna finì presto e non ebbi conseguenze. Quando in seguito l’ho raccontato, non mi credevano, ma io so che è vero e solo dopo anni ne ho capito il motivo… dovevamo soffrire per quella scelta, pagare la nostra “leggerezza”

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