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Ho abortito ed è importante parlarne

Ho avuto un aborto a 18 anni.
Non mi venivano più le mestruazioni, ho fatto un test a casa con risultati non chiari e dopo pochi giorni sono andata al consultorio familiare, dove avevo già un ottimo rapporto con la ginecologa. Il consultorio è stato un posto chiave per me, un luogo d’ascolto, comprensione e risposte. Quando la ginecologa mi ha detto il risultato sono scoppiata in lacrime, ero con mia madre. Non me lo aspettavo affatto.

Mia madre è una madre single, ha avuto 3 aborti nella sua vita, ed è una madre che amo definire illuminata, estremamente progressista, mi ricordo che da piccola mi diceva sempre: “Pensa con la tua testa”. L’ho tenuta al corrente delle mie preoccupazioni sin dai primi ritardi. Mi è stata molto vicina, e mai mi sono sentita colpevole di nulla. Mi ha però spesso spinto a riflettere sull’accaduto: non è una passeggiata di salute, non è un “contraccettivo”, è una cosa pesante e da elaborare, diceva.

Ad ogni modo, appena l’ho saputo ho pianto a lungo per il dispiacere di essere stata ingenua fino al midollo ma sapevo già esattamente cosa fare. Non ho dubitato neanche per un solo istante di tenerlo. Mi sembrava anzi di avere una patologia, un tumore che cresceva dentro di me. (e quante volte invece ho sentito uomini parlare dogmaticamente di “istinto materno”… che fatica essere femminista!)

Abbiamo preso accordi con la ginecologa e ho fatto un iter di incontri in ospedale: ho fatto delle visite, una delle quali con l’anestesista il quale mi fece la ramanzina e mi sembrava particolarmente scontento. Non ricordo molti dettagli, è successo 8 anni fa. Ricordo però quando sono andata all’ospedale il giorno dell’operazione, mi ero portata una camicia da notte. Mia mamma e il mio fidanzato dell’epoca erano con me, mi hanno accompagnato insieme. Ricordo il lettino di metallo, ricordo un gran via vai di persone che si curavano poco di me. Alcuni venivano, scambiavano due parole con i colleghi e poi se ne andavano. Mi ricordo una vergogna enorme nel mettermi su quel tavolo d’acciaio senza mutande e aver aperto le gambe davanti a tutti. Mi ricordo benissimo che la mia vagina era proprio di fronte alla porta, chiunque entrava poteva vedermi lì a gambe aperte.

Mi ricordo di aver pianto un po’, prima di cadere nel sonno dell’anestesia. Mi sono svegliata su una barella, avevo mal di pancia. Dopo un po è venuta un infermiera che ha fatto una puntura a me e alla compagna di stanza (la quale era in uno stato psicologico pietoso, mi aveva raccontato di essere al limite del tempo per poter fare l’intervento, e che lei e il suo fidanzato avevano deciso di tenerlo ma lui all’ultimo l’aveva abbandonata per un altra. Non avevamo parlato molto perchè pareva molto turbata e mi sembrava non gradire le conversazioni). Mi hanno dimessa la sera dello stesso giorno, che sembrava comunque infinito. Ricordo lunghe attese, pre e post intervento in quella saletta con le 2 barelle.

Tutto bene insomma. Ho avuto fortuna con la ginecologa. Sarà che abito in Emilia Romagna ed ho letto che gli obiettori sono pochi, non so.
Nella mia vita le peggio ramanzine me le hanno fatte i medici, quando quelle 3-4 volte sono andata a chiedere la pillola del giorno dopo. Adesso, anche grazie ad Abbatto i Muri, quando parlo con un dottore esigo intanto che si presenti con nome e cognome e che mi spieghi senza farmi sentire un idiota. sono più consapevole dei miei diritti di essere umana.

Non ho parlato molto di lui, il mio fidanzato del tempo. Stavamo insieme da circa 8 mesi. E’ stato molto carino con me, sembrava soffrire perchè io soffrivo. Mi aveva detto che potevamo tenerlo e come no, a lui sarebbe andata bene qualunque scelta. Non c’è molto da dire, io ero totalmente e incondizionatamente decisa ad abortire.
Adesso lo faccio sempre col preservativo, SEMPRE.

Se qualche ragazzo mi fa un po’ di resistenza o si lamenta mi incazzo come una bestia. Per molto tempo sono rimasta angosciata, anche se lo facevo con il preservativo avevo il terrore che potesse accadere qualcosa. Ora va meglio. Ho avuto molta fortuna di incontrare quella dottoressa mi dico, soprattutto leggendo altre testimonianze.
Ho voluto tenere la cosa segreta per molto tempo con tutti i miei amici. Adesso invece credo abbia senso parlarne, nei giusti contesti con persone che hanno voglia e sensibilità di ascoltare.

La mia amica ha abortito con la Ru846, cosa che le ho invidiato assai.
Mi batto per l’aborto libero e sicuro, per tutte quelle che lo vogliono e perchè gli stereotipi sulla maternità innata vengano meno!

Serena

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