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#Irlanda #RepealEight: l’ombra di me stessa

Ero incinta quando cominciò a picchiarmi. Immagino che a quel punto lui pensasse che mi avesse in trappola. Anche l’ottavo emendamento mi aveva messa in trappola. Ero ancora una studentessa, con nessun risparmio o denaro disponibile per pagare un aborto. Avevo paura di prendere le pillole, paura che qualcosa andasse storto e dovessi così andare da un dottore ed essere incriminata. Mi aveva allontanata dai miei amici e dalla mia famiglia ed io mi sentivo come se non avessi nessuno a cui rivolgermi.

Avevo sempre voluto avere dei bambini ed in qualche modo mi ero convinta che, nel momento in cui sarebbe arrivato un bambino, le cose sarebbero migliorate. Ero terrorizzata, ma cercavo di trarre il massimo che potevo dalla situazione. Mi prendevo cura di me stessa e cominciai a risparmiare più soldi possibili.

Volevo questo bambino, e nonostante il mio compagno spesso mi terrorizzasse con il suo comportamento, volevo che il nostro bambino crescesse in una famiglia con due genitori che lo o la amassero. Ma l’abuso emotivo e fisico continuava. Avevo forti nausee mattutine, e quando rifiutavo di fare sesso perché mi sentivo male, mi immobilizzava sul letto, costringendomi, mentre vomitavo su me stessa. Lui rideva mentre pulivo. Mi diceva che ero grassa, disgustosa e ripugnante.

Andammo a fare l’ecografia della dodicesima settimana, per sentirci dire che non c’era nessun battito e che il feto aveva smesso di svilupparsi all’ottava settimana. Mi fu detto che visto che il mio corpo non aveva cominciato ad abortire spontaneamente, avrei dovuto sottopormi ad una dilatazione e raschiamento quel lunedì. Ero devastata. Ma ero sopraffatta dal senso di colpa dell’altro sentimento contrastante che provavo: sollievo.

La notte del sabato cominciai a sanguinare pesantemente. Lui voleva fare sesso. Io mi rifiutai, inorridita al solo pensiero di fare una cosa simile mentre il mio corpo stava espellendo i resti del nostro bambino. Lui uscì infuriato quella notte, lasciandomi sola e sanguinante, e non tornò per ore.

Passai quella notte distrutta ed a piangere, a piangere per la morte del mio bambino e allo stesso tempo a piangere di sollievo per la fine di quel calvario e perché ora finalmente potevo andarmene.

Mi ci sono voluti alcuni mesi per lasciarlo definitivamente. La violenza era solo peggiorata ed io ero diventata l’ombra di me stessa. Ne sarei uscita prima se avessi potuto avere un aborto sicuro e legale a casa.

L’ottavo emendamento deve essere abrogato per evitare che donne come me rimangano intrappolate. Ho perso il possesso del mio stesso corpo e sarebbe inumano se questo dovesse continuare ad essere permesso.

(Qui la storia originale) – da “In her shoes – Women of the Eight”)

Traduzione di Silvia – revisione di Antonella

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