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#Irlanda #RepealEight: la storia di Sheila Hodgers, vittima del divieto di aborto

Lei scrive:

Cara Eretica, leggo cose sulla pagina di Abbatto i Muri (tra i commenti) che mi fanno capire come sia sempre più importante raccontare cosa accade quando l’aborto è un reato. Quando le donne vengono perseguitate, offese e di fatto torturate dallo stato. Questa è la situazione (spero ancora per poco) in Irlanda. Dove i corpi delle donne sono corpi non autonomi, perché? Perché lo dice la Costituzione e il Codice Penale: l’Ottavo Emendamento stabilisce che il diritto del “non-nato” è equivalente a quello della donna. Allora ho deciso di tradurre le storie che molte decidono di raccontare, storie che fanno parte della lunga scia di morte e violenza ai loro danni, in questa parte di mondo. La pagina la trovate su Facebook e si chiama “In Her Shoes”. Ci leggerete le storie di Savita Halappanavar, di Miss Y, Miss X e di tante altre. Queste storie vanno raccontate e la mia speranza è che servano a far capire che il diritto all’autodeterminazione del proprio corpo è una di quelle cose che vanno difese con le unghie e con i denti, che non parliamo di ideologie ma di vita reale e che molto ancora c’è da fare, in Irlanda, in Italia e nel mondo. Un’ultima cosa: alcuni dei racconti sono forti e sconsiglio la lettura a chi ha particolare sensibilità al tema. Grazie per lo spazio.

Questa è la storia di Sheila Hodgers e di come la sua vita sia stata spezzata senza riguardo alcuno, in nome di una morale che dice di essere “pro-vita”.

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Nell’anniversario della sua morte, commemoriamo Sheila Hodgers.

Sheila viveva a Dundalkin, con suo marito. Avevano due figlie, di otto e sette anni. Stavano provando ad avere un terzo figlio quando Sheila scoprì di avere un nodulo al seno. Dopo una mastectomia, comunque, si sentì meglio. Con l’aiuto di farmaci citotossici, il suo cancro era sotto controllo.

Fino a quando non rimase incinta. La sua cura venne sospesa, per evitare che il feto che portava in grembo ne venisse danneggiato. Lei sviluppò subito un grave dolore lombare, che indicava un tumore alla schiena. Tuttavia questa diagnosi non poteva essere confermata perché l’ospedale non fece i necessari esami radiografici. Brendan Hodgers a questo punto chiese per sua moglie di procedere con un cesareo, così da poterla reinserire immediatamente nel ciclo di terapie antitumorali. La sua richiesta fu rigettata. Venne ricoverata in piena agonia nell’ospedale di Our Lady of Lourdes. Come più tardi ebbe a ricordare Brendan Hodgers: “A quel punto lei urlava con tutte le sue forze. Potevo udirla dal portone d’ingresso dell’ospedale e lei era in astanteria al quarto piano”.

Sheila Hodgers viene infine trasferita nel reparto maternità. Il 16 Marzo 1983 entra in travaglio con due mesi di anticipo e il giorno successivo dà alla luce una bambina. La neonata muore quasi immediatamente dopo la nascita. La signora Hodgers invece morirà due giorni dopo. Aveva tumori alla schiena, alla colonna e nelle gambe.

Sei mesi più tardi, l’Ottavo Emendamento fu aggiunto nella Costituzione. I media diffusero le notizie relative alla signora Hodgers solo due giorni prima del referendum. Nonostante questo, il referendum passò e due mesi più tardi la costituzione modificata.

Da quando l’Ottavo Emendamento è stato aggiunto nella Costituzione irlandese [ricordiamo che questo emendamento riconosce lo status di persona giuridica al cosiddetto “unborn”, il non-nato, NdT], un gran numero di donne e di famiglie ne hanno subito le conseguenze. Da Miss X (1991), una quattordicenne stuprata cui fu impedito di viaggiare verso il Regno Unito per abortire, fino a Miss P (2014), una donna ventenne clinicamente morta, alla quindicesima settimana di gravidanza, tenuta artificialmente in vita per tre settimane finché la Corte Suprema decise di restituirle dignità nella morte.

Ogni singolo giorno più di 12 donne e ragazze dall’Irlanda hanno accesso all’aborto nel Regno Unito, illegalmente e scavalcando la legge irlandese.

Donne e ragazze che mettono a rischio la propria vita viaggiando e senza alcuna assistenza medica.

Lo stigma dell’aborto in Irlanda fa sì che le donne debbano mentire al proprio ginecologo in caso di gravidanze successive.

Lo stigma e la paura di essere incriminate spinge le donne a cercare assistenza medica online, piuttosto che rivolgersi ad un medico o ad un centro specializzato.

L’Ottavo Emendamento impedisce alle leggi di garantire l’accesso all’aborto a quelle famiglie che si trovano ad affrontare gravi e fatali malformazioni del feto, o a quelle donne e bambine in stato di gravidanza a seguito di stupro o incesto.

Oggi i nostri pensieri sono per la famiglia di Sheila.

Oggi più che mai lottiamo per abolire l’Ottavo emendamento. Insieme, per un SI.

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Trackbacks

  1. […] caso emblematico e, secondo me, raccapricciante, è quello di Sheila Hodgers a cui fu imposto di interrompere la chemioterapia quando si scoprì che era incinta. Costretta a […]

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