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Sono omosessuale e sono stato molestato, perseguitato, stuprato!

Lui scrive:

Cara eretica,

sono un giovane ragazzo che avrebbe voglia di gridare al mondo alcune cose, e vorrei far sentire la mia voce tramite questa piattaforma, perché so che molte persone potranno capire quello che sto per comunicare. Sin da piccolo ho avuto uno strano rapporto col sesso maschile, ho sempre pensato che in qualche modo, volesse predominare. Molti nonni, e molti padri, sono un esempio calzante di quello che intendo. Sin da piccoli veniamo educati a dover rispettare le loro figure in modo diverso da quelle femminili. Sono un ragazzo e non posso capire a fondo cosa significhi subire il predominio del sesso maschile, visto da un punto di vista femminile. Ma posso assicurarvi che sono riuscito a provarlo anche essendo un maschio. Da piccolo, quando gli altri bambini maschi mi prendevano in giro perché non ero interessato al calcio, o alle donne nude sui primi telefoni, fino ad oggi.

Vorrei tanto dire a loro: fottetevi. Quei bambini maschi con gli anni si sono trasformati in altre figure moleste. Quando ho trovato la mia strada e mi sono trasferito nella grande città, ho accettato a pieno la mia omosessualità; ecco, da quel momento, ho capito che in qualche modo, gli altri maschi avrebbero cercato di usare e abusare di me, in vari modi. Non fraintendetemi, non sono solo una vittima, sono anche una vittima. Ora sono forte, e sto scrivendo questa lettera, ma ci sono stati momenti in cui non lo sono stato. Arrivato in città ero un giovane di 19 anni, dalle fattezze di un adolescente in pieno sviluppo. Non mi cresceva la barba, iniziavo a essere più tonico per via della palestra, iniziavo a capire che il mio corpo poteva piacere agli altri. E l’incubo ebbe inizio.

Una sera ero in un bar gay, da solo (arrivato da un paese di mille persone volevo godermi la vita di città, conoscerla a fondo), e questo uomo (molti uomini si avvicinarono quella sera, ma questo in particolare) mi iniziò a parlare; un ex professore sulla settantina che cercava di convincermi ad andare a letto con lui citando vari filosofi greci e il fatto che molti di questi avessero dei ragazzini come muse. Questo uomo trovò il mio profilo facebook e iniziò a scrivermi ogni giorno, condividendo le mie foto assieme a tante altre pornografiche, e a commenti eleganti ma comunque sessuali. Questo uomo mi aveva trasformato in un oggetto, e non mi aveva nemmeno mai conosciuto.

Perché? Come mai? Perché non gli erano interessate altre cose? Il perché mi fossi trasferito, le mie passioni, i miei studi. Si, certo, sembrava fintamente interessato, a tratti, ma poi tornava ai corpi vellutati dei giovani greci. Vorrei dire a quel ragazzino che gli stava dietro e cercava di essere simpatico, perché finalmente qualcuno lo trovava interessante, di svegliarsi. Ma mi limiterò a dire a questo uomo: fottiti.
Da lì in poi, come ho già accennato, vicende del genere si susseguirono. Un po’ per la mia ingenuità, un po’ per la mia stupidità. Non saprei dirvi il perché.

Quella che mi ha toccato di più è stato un abuso subito in una discoteca. Stavo festeggiando un esame con degli amici, avevo trovato anche un lavoretto part-time per placare le spese. Ero felice, e ballavo, mi divertivo, e certo, avevo bevuto un bel po’. Non ricordo come e quando, ma nel giro di qualche minuto, rimasi solo (quegli amici di amici mi avevano lasciato solo senza avvisarmi) e andai in bagno; con me entrò un uomo. Un uomo sulla quarantina. Chiuse a chiave la porta e mi salutò. Conosceva il mio nome, ma io non conoscevo lui. Mi disse che mi seguiva sui social network, che era attratto da me, da vari mesi. Io ringraziai (come se quelli fossero davvero complimenti) e provai ad uscire dal bagno, ma fu inutile. Non mi ritengo un ragazzo debole.

Non sono un wrestler ma riuscirei a difendermi contro fisici della mia stazza. Questo uomo era più alto e più robusto, e ovviamente non riuscii a uscire. In poco tempo mi abbassò i pantaloni e mi guardò il cazzo. Mi ricordo che mi disse che era un sogno vedere il mio cazzo. Ero davvero ubriaco e tutto quello mi sembrava molto surreale; sono un ragazzo che combatte quanto può il maschilismo e che quindi è stato sempre a difesa di qualsiasi donna abusata, aldilà del come, quando e perché. Ora mi trovavo in una situazione simile. Pregai quello stronzo di non fare nulla al mio cazzo, quando iniziò a toccarlo, perché ho un problema e va maneggiato con cura, diciamo. Ma quel viscido non si fece problemi a girarmi, e a secco, dopo qualche altro complimento sul mio culo, mi ficcò (a secco) un dito dentro.

Ricordo che mi fece così male (ed ero sempre ubriaco) che mi lasciai cadere a terra; il mostro mi sollevò col dito, facendomi ancora più male. “Forza piccolo” e “Ti piace, piccolo campione?” “Sei un leoncino”. Mi ricordo queste frasi. La fortuna volle che qualcuno bussò alla porta e lo stronzo smise di fare quello che stava facendo. Aveva un dito macchiato di sangue (certo, coglione, mi entri a secco) e si arrabbiò. “Che cazzo”! Imprecò. Certo, come se ti avessi invitato io a farlo. Tirai sul il pantalone e uscii da quella porta. Alcuni ragazzi che erano in bagno e ci videro uscire insieme ridacchiarono. Io cercai di allontanarmi più velocemente possibile. Ero in lacrime e ubriaco. Non sapevo come gestire quella situazione.

Mi persi nella folla, vari ragazzi vedendomi in quelle condizioni mi parlarono, ma ovviamente peggiorarono la situazione. Un famoso attivista (si, che si batte per i diritti lgbt, molto stimato) mi chiese cosa mi stava succedendo ma io risposi solo che ero ubriaco. Mi chiese se volevo dormire da lui, e che abitava in zona. Lo fece sorridendo e toccandomi il culo. Sembrava davvero un inferno. Cosa stava succedendo? Volevo vomitare. Per fortuna, un ragazzo cercò di aiutarmi e mi prese il giubbotto al guardaroba. Mi accompagnò fino alla porta di uscita e si offrì di accompagnarmi, ma non volevo rovinargli la serata, così uscii e andai via. Davanti la discoteca un altro ragazzo mi disse: cosa piangi? Vuoi un cazzo di legno?

Altri mi fischiarono. Ma per fortuna, a pochi metri di distanza dalla discoteca tutto ritornò normale. Questi posti tendono a ghettizzare gli omosessuali e a concentrarli, a farli sentire più forti, dei leoni. Qualche metro più in là, erano già tutte pecore con la coda tra le gambe, per paura di essere picchiati sui notturni.

Mi dispiace essere così duro, ma quella sera per me è stato un incubo. Tornai a casa a piedi (20 minuti) ma non ero preoccupato di vagare per la città, in piena notte. L’inferno lo avevo già vissuto. Non sapevo chi denunciare. E in più un amico intimo (che studia per diventare avvocato) mi disse che un ragazzo omosessuale, solo e ubriaco, in una discoteca gay non sarebbe stato creduto. Anzi, probabilmente mi avrebbero dato la colpa. Da allora ho sviluppato una sorta di rabbia e ribrezzo per un determinato tipo di uomo; quando un uomo di vent’anni più grande mi scrive sui social, lo blocco automaticamente.

Tutto questo per dirvi, i maschi vorranno sempre predominare. Aldilà della loro sessualità. Sono stati cresciuti così, in una società che spinge a quello. Ci sarà qualcosa in me, che spinge a pensare agli altri che posso essere dominato, non ne ho idea. Mi sono chiesto tante volte il perché, mi sono dato (e spesso capita ancora) anche la colpa. Ma poi quando razionalizzo, so bene che non è colpa mia. Molti omosessuali, dai 30 anni in su, non fanno altro che popolare bar e discoteche in cerca del nuovo arrivato, del diciottenne fresco. Tutto questo lo trovo assurdo. Sono per la libertà sessuale, ma questo mi fa ribrezzo (forse per la mia esperienza).

Il problema è che molti di questi sono attivisti, sono a capo di movimenti importanti, associazioni storiche. Movimenti che dovrebbero aiutare e tutelare i giovani omosessuali in una società che li discrimina. Dovrebbe guidarli. E cosa accade invece? Che questi giovani vengono salvati da una società omofoba per finire in ghetti dove vengono abusati e usati a piacimento da uomini stronzi più grandi di loro. Non dico che sia sempre così, ma vi posso assicurare per mia esperienza diretta e indiretta, che succede. Non sempre, ma succede.

Ed è una cosa orrenda. Volete essere accettati dalla società? Uscite da quei buchi, affrontate la società. Non solo il giorno delle manifestazioni. Ma nella quotidianità. O forse è troppo difficile? Stare al chiuso, a sentirsi forti e virili, con ragazzini al quale non cresce nemmeno la barba, è sicuramente più facile.
Questa è la mia lettera, la mia esperienza, la mia storia (e avrei anche tanto altro da dire ma mi sono dilungato troppo). Non intendo dire che sia la verità assoluta, né vorrei passare per omofobo o bigotto. Ognuno è libero di fare ciò che vuole, solo deve rispettare gli altri. Vorrei che chiunque iniziasse a rispettare gli altri.

Donne, siate forti, perché so che per voi, avere a che fare con uomini del genere è normale (in ambienti scolastici, lavorativi, di quotidianità). Siete forti, siete delle guerriere. Da voi non posso solo che apprendere e farmi forza. Siete la mia forza! Vorrei semplicemente dirvi grazie!

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Comments

  1. Grazie a te.. profondamente grazie a te per aver condiviso la tua esperienza.. ti sono vicina, anche se da qui, e credimi non è una frase fatta. Sii forte anche tu, di quella forza bella che niente ha a che fare con la prevaricazione.

  2. Paolino Galante says:

    Difficile trovare qualcosa da dire difronte ad emozioni così vivide, mi dispiace, non conta molto dire non siamo tutti uguali, ma vale ben poco.

Trackbacks

  1. […] Sorgente: Sono omosessuale e sono stato molestato, perseguitato, stuprato! – Al di là del Buco […]

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