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Riprendere piano il contatto con il proprio corpo

Lui scrive:

Ciao, Eretica. Rieccomi (ecco il suo precedente post – ndb) per aggiornare e/o parlare di me e della mia “distanza” col mio corpo. Sono tornato dalla psichiatra per un riaggiornamento sulla mia situazione e riguardo il dosaggio del farmaco (Citalopran).

Punto saliente: sì, lei avverte che il mio corpo è desensibilizzato alle carezze, al contatto; i miei recettori sono chiusi in una “trappola”. Lo avverte dai racconti delle mie esperienze sentimentali.

Il fatto di aver cominciato ad avere un’esperienza completa per la prima volta a 29 ha influito su una persona che gia aveva costruito un castello di difese e di rabbia verso gli altri. E questo misterioso “male oscuro” che sale ogni volta che con una donna cominciavo ad essere sicuro, adulto. E le strategie di dissuasione verso le mie partner; con l’ultima, quella con cui mi sentivo più “forte” (non verso di lei ma nei miei confronti) per cui cercavo di farle aprire gli occhi e trovare un partner piu bello e adeguato.

Vedo le foto di lei, oggi, con un altro e sento dolore per non essere io lì a fianco a lei. E si son pensate a delle strategie: tra cui incontrare una sex worker a cui chiedere, gradualmente, di riavvicinare me stesso al mio corpo. Anche senza un rapporto completo. Senza pensare alla penetrazione e orgasmo come obbiettivo.

Ora io dovrei e vorrei ritentare con queste intenzioni. Le ho raccontato delle mie precedenti esperienze con prostitute. La prima quasi spinto per scherzo alle mie spalle. Esperienza fredda con una donna poco diplomatica. Le mie emozioni si son congelate appena ho suonato alla porta dell’appartamento e, appena uscito, mi sentivo come scampato da un pericolo.

La seconda, con una professionista gentile, fatta di mia scelta; mentre mi recavo nell’abitazione, camminando a fianco di una strada statale ho rischiato una specie di ictus. La metà sinistra del mio corpo paralizzata e trascinata dalla destra. Poi un’ora abbastanza tenera e migliore ma niente orgasmo e sempre era come se vedessi un altro scopare.

Forse questa mia mail mi fara disprezzare da te. O forse no. Forse sbaglio a chiedere un aiuto e se sbaglio gettami nel cestino. È che non so come fare; io non credo di essere una persona qualsiasi.

Senza presunzione; e che questo mondo “alternativo” in cui ho dato vita all’inanimato e morte all’animato; che mi ha visto essere Re del poco, del margine, delle periferie ha fatto di me una persona catalogata in un “tutto suo” talvolta fertile talvolta arido.

Io vorrei sentire da un’altra voce che cosa potrei fare per me stesso. Mi chiedo perche il nostro paese non tenga conto di voci mute come la mia e ignori il corpo come priorità. Ripeto, sono un disabile affettivo.

Chiedo scusa di questa mia mail e del disturbo. Se ritenete sia il caso, ignoratemi.

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Comments

  1. Paolino Galante says:

    Non voglio paragonarmi alla persona che ha scritto la lettera, la mia disabilita è più recente. Verissimo che ho avuto sempre difficoltà sentimentali ( psichiatra e psicologa la portano all’infanzia ) ma sino a non molti anni fa grosso modo riuscivo a cavarmela, poi un trauma emotivo ha disintegrato quel poco che mi permetteva di vivere le emozioni, da li l’impossibilità mia mescolata a psicofarmaci mi hanno allontanato da me stesso ( incapacità di provare qualcosa emotivamente e di stimoli sessuali ) Ti sono vicino uomo che hai scritto queste due lettere, non posso darti nessun consiglio, non ne ho per me. Posso darti solidarietà, comprensione in questa landa desolata. Non ho mai provato con una lavoratrice del sesso, nel mio immaginario mi vergogno fa morire al pensiero di provarci, lo vorrei e come te vorrei un rapporto lento, come se si dovesse cominciare una fisioterapia dopo un incidente dove sei rimasto in coma. Spero per te che un giorno la primavera dei tuoi sentimenti e del tuo corpo arrivi. Io continuo a sperare, anche se dubito per me stesso ad una primavera, vero è che cerco di salvarmi accusando l’esterno, la mia età, l’essere disoccupato, il luogo dove vivo etc. Ti faccio i miei migliori auguri e se un di riuscirai ad uscire dal pantano, da questo nirvana ( identifico così questo stato mentale e fisico in cui sembra che nulla ti tocchi, che nulla ti inebri ) nel frattempo ti saluto con un abbraccio

  2. Raffaello says:

    Ciao! Io sono un uomo che sta per compiere trent’anni e mi sento simile a te. Nel novembre del 2016 scrissi a questo blog un articolo autobiografico che parlava della percepita impossibilità di entrare in intimità con altre persone (se può interessarti era stato intitolato “Vi racconto il corpo, la pelle, la mia intimità”).
    Scrivo perché dici di voler sentire un’altra voce. E sono sconvolto dalla tua frase “forse questa mail mi farà disprezzare da te…”. Mi riporta alla mente quanto spesso gravi sulle soggettività maschili lo stigma della mancata efficienza, che talvolta spinge a un autodisprezzo distruttivo chi sente bisogno di chiedere aiuto, come se per un maschio sentire di non farcela da solo fosse fonte di una vergogna indicibile. E apra le porte di una medicalizzazione su cui ci sarebbe da riflettere. Rispetto profondamente le tue parole, riferite a una storia e a un dolore di cui non posso sapere, ma mi colpisce il tuo autodefinirti disabile.
    Come se pensarsi malati fosse l’unico modo di riconoscersi legittimamente fragili…
    Ti sarei grato se volessi raccontare le parti fertili che sai di avere e volevo anche dirti che ti stimo per essere riuscito, pur in modo sofferto, ad aprirti all’intimità con altre persone, a lasciarti incontrare ed amare, a modo tuo.
    Buona fortuna 🙂

  3. Raffaello says:

    Non ho un blog, parlavo di una cosa che avevo scritto qui su Abbatto i muri 🙂

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