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Diario di un aborto: prima dose del Mifepristone

Lei è arrivata alla prima fase dell’aborto dopo aver raccontato il Pre. Per leggere le prime due puntate di questa sua esperienza seguite in basso i link. Buona lettura!

Mia Cara Eretica,

Oggi ho assunto la prima pillola (Mifepristone, quella che interrompe il nutrimento all’embrione).

L’ho ingerita di fronte alla dottoressa, con un sorso abbondante di acqua (era piuttosto grossa). Tra i sintomi che possono manifestarsi abbiamo un primo sanguinamento e lievi dolori simil-mestruali (abbastanza rari), nausea e vomito (meno rari). Sono passate 5 ore e non ho nulla. Nulla oltre all’influenza; che tra il freddo della neve e i mezzi pubblici mi ha fatta vivere il tutto con ulteriore sensazione di debolezza e anestetizzazione. Mi sentivo così mentre in sala d’attesa facevo trascorrere la mezz’oretta di osservazione. Fissavo il vuoto e mi sentivo un po’ come se la vita mi lasciasse.

Il mio compagno, incapace di reggere questa vista, si è rifugiato nel cellulare. Se mi ha dato fastidio? Ovviamente. Ma non avevo la forza né la volontà di dire nulla. Quante volte vi rifugiate in un dispositivo per fuggire una situazione che non volete reggere? Invece lasciate quel cazzo di cellulare e guardate com’è una vita che si sente abitata da un’assenza.

Che non sa cosa sentire perché non sente niente. È a-desiderante. Non ha voglia di fare sesso, di mangiare, di fare nulla se non stare a letto. Così, senza un preciso senso. Il mio compagno mi chiede come festeggero’ la laurea a fine mese, ma io non ho proprio nulla da festeggiare. Non mi interessa nulla in questo momento, tantomeno stare in mezzo alle persone a celebrare per me il nulla.

Ripetevo in questi ultimi giorni che ero davvero curiosa di osservare come avrebbe reagito il mio corpo. Mi sono sentita dire “Il grosso è passato”, “Finirà presto e tornerà come prima”.

E io pensavo “Ma che cazzo dite? Vi rendete conto della leggerezza con cui trattate la cosa? C’è pur sempre una vita lì”. Invece si scade solo nell’urgenza di “liberarsene”, prima che rovini la tua. E sai perché pensavo a come avrebbe reagito il mio corpo? Perché in realtà volevo provasse dolore. Perché il dolore sarebbe stato meglio di questo vuoto burocratizzato, che passa inosservato e noioso. Perché il dolore avrebbe restituito dignità al momento. Mi ero tanto preoccupata della sofferenza psicologica. Non avevo pensato all’apatia.

Non so se sto farneticando. Se sono complici altri fattori. Ma mi sento così.
Paradossalmente vorrei che questa vita mi faccia ricordare di lei con del dolore. Non solo con la stanchezza e la lieve nausea di questi ultimi due giorni.

 

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