Comunicazione, Critica femminista, Recensioni

Cara Franca Leosini, nell’intervista a Sabrina Misseri mi sei piaciuta a metà

Non avevo visto la prima parte dell’inchiesta di Franca Leosini sull’omicidio di Sarah Scazzi per il suo celebre programma “Storie Maledette”. Ho colmato la lacuna e ho confrontato le mie sensazioni con quelle di un’altra persona che ne ha scritto qui. Si parla di lezione di femminismo e io preciserei che si tratta del suo femminismo, quello di Leosini. La sua cifra è il rispetto per le persone intervistate e la fermezza nel riaffermare le verità processuali. Tratta sempre con umanità tutte le persone che intervista e riesce ad umanizzare le persone condannate senza perdere lucidità. Questa è una cosa che rende la lettura dei fatti equidistante e dunque affidabile. Ricordo del suo tono compito e fermo anche quando intervistò uno dei mostri del Circeo, pur gradendo dei passaggi di grande sarcasmo che devono esserle sfuggiti. Io dubito che davanti a lui sarei rimasta minimamente calma, ma questa è un’altra storia.

Ricordo i viaggi in bus organizzati da strani organizzatori per un turismo mirato a vedere la famosa villetta Misseri. Ricordo l’immancabile plastico a Porta a Porta e ricordo il modo in cui dipingevano sui media Sabrina Misseri, poi condannata con sua madre per l’omicidio, assieme a padre e altri due parenti condannati invece per occultamento di cadavere e inquinamento delle prove se non erro. Una ragazza come tante dipinta come un mostro, così piace fare a chi fabbrica mostri per evitare di pensare che una certa cultura sia comunque veicolata a legittimare tanti delitti soprattutto quelli che riguardano le relazioni e, come affermano i giudici, le rivalità. Il fatto che poi lei fosse una donna fece venire fuori il lato fortemente misogino di una Italia dove il maschilismo regna sovrano. La strega, giammai simile a molte altre persone e soprattutto molto più mostro rispetto a quanto non siano giudicati mostri gli uomini.

I media, sempre pronti a giustificare gli uomini che uccidono le donne con minimizzazioni e vittimizzazioni dei carnefici, si scagliano sulle due donne, madre e figlia, parlando di governo delle femmine di famiglia, di un povero diavolo per quel che riguardava il padre, di gineceo e di mostruosità insite nell’essere donna. Le donne normali certe cose non le fanno, e da qui in poi il livore dei commenti aveva firme femminili. Giammai come loro, e così rafforzavano la visione patriarcale che suggerirebbe il fatto che la violenza è praticamente ammissibile perché nella natura dell’uomo ma giammai nella donna quale creatura angelica con istinti di cura.

Maschilisti che non facevano altro che dire che quella fosse la dimostrazione del fatto che le donne ammazzano, come se non sapessimo di queste eventualità. Come se finalmente la colpevolezza delle due donne sgravasse pretestuosamente le responsabilità di decine e decine di uccisori di mogli, fidanzate, ex. In quei casi c’è una ragione, dicevano. Ma essendo un delitto praticato da donne dunque si dimostra che la diavolessa tentatrice – come medioevo insegna – spinta da lussuria, è la sola a dover pagare per le colpe del mondo. Eva e la mela sono presenti nella nostra cultura per crocifiggere le donne, colpevoli o meno. Se è una donna a uccidere è diabolica. Se lo è un uomo sicuramente è un povero disperato da comprendere, anzi, da giustificare perché comunque sia è sempre lei ad avere colpa. La colpa perfino di essere ammazzata.

Nel corso della trasmissione Leosini dice delle cose che svelano aspetti umani di una ragazza bullizzata per il proprio aspetto, per i peli “nelle scuole medie”, e noi sappiamo quanto questo renda insicure tante donne. Lei vittima della stessa cultura che poi rilegge i suoi comportamenti in senso moralista anche in tribunale. Questo attenendomi alle descrizioni di interrogatori che Leosini legge e sintetizza per il pubblico. Una ragazza profondamente insicura che come dice la presentatrice si genuflette davanti all’uomo del quale è innamorata. Ho gradito i commenti di Franca Leosini sui messaggi di Sabrina Misseri ma non ho gradito per niente la parte in cui insiste nel dare una sua personale interpretazione al semi/rapporto sessuale tra Sabrina e Ivano. Deve averla coinvolta parecchio la storia perché di solito non si pone in un ruolo di questo tipo che per me è giudicante e un po’ moralista. Cosa ne sa di quello che succede oggi nelle relazioni sessuali tra due individui adulti e consenzienti. Possibile che Sabrina si sia sentita rifiutata ma questo fa parte della costruzione logica dei giudici. Possibile anche che no. Non possiamo saperlo.

Per parlare di assassinio hanno chiesto in aula a Ivano se ci fosse stata penetrazione o meno e lui a rispondere che non aveva “consumato”. Un’imputata accusata di omicidio trattata come una vittima di stupro ai tempi di “Processo per Stupro”. Quale sia la differenza tra un rapporto in cui è lui a “consumare”, secondo risposta del testimone, proprio non capisco e non colgo neppure il perché dei commenti della presentatrice a indicare una ferita e un comportamento irrispettoso in una situazione che non la vedeva presente.

Mi è sembrato che mortificassero più quelle valutazioni che non il fatto in se. Tutte cose a mio avviso trattate sui media e nel chiacchericcio di un piccolo e grande paesazzo qual è l’Italia senza che vi fosse alcuna giustificazione. Ma questa è una mia valutazione.

In tempi di giustizia forcaiola quel che mi viene da dire è che dipingere nel modo più diabolico possibile una accusata sia un modo per rappresentare la cultura media di chi non ha granché rispetto per le donne.

La prima parte del programma termina con il ritrovamento del cellulare della vittima fatto ritrovare in campagna da Misseri. Aspetto di sentire e vedere la seconda parte rispettando la verità processuale e avendo rispetto per gli inquirenti che in una situazione difficile hanno comunque portato avanti un’indagine delicata. Ricordo bene che qualche inquirente, ora non ricordo se questore o ufficiale di polizia o altro, pubblicamente disse che le pressioni dei media agivano in modo pessimo sulle indagini e a singole cose che trapelavano rispondevano con gravi rimproveri e senza dare conferme.

Le due donne sono state condannate per omicidio secondo ricostruzione degli eventi calibrata razionalmente, per “logica” dice Leosini. Testimonianze, pagine del diario della vittima, intercettazioni telefoniche, somma delle coincidenze tra messaggi nelle ore in cui è avvenuto il delitto. Sono condannate all’ergastolo per omicidio e dovranno scontare la pena in carcere che loro neghino i fatti o meno.

Una frase detta da Sabrina Misseri mi ha lasciata particolarmente perplessa. Ha detto che per tentare una costruzione di alibi attraverso messaggi e telefonate avrebbe dovuto essere un serial killer lucido e spietato. Ricordo la storia di Lorena Cultraro, stuprata, uccisa, hanno tentato di bruciarne il corpo e l’anno gettata in un pozzo per poi fingere di essere stati altrove e non saperne niente. I tre accusati dei crimini erano adolescenti di 15, 16 e 17 anni. Hanno mentito dicendo che lei avesse, da quattordicenne, un rapporto con un uomo molto più grande. Sono stati beccati per incongruenza dei messaggi in cui tentavano di aggiustare la loro versione. Quindi penso che in realtà tentare di fabbricare prove per nascondere la propria colpevolezza non sia roba da genio del male. E’ piuttosto consueto e per di più molto stupido.

E’ la scelta messa in atto per istinto di conservazione. Lo fanno gli ex mariti che mutilano le ex mogli per nasconderne il cadavere. E’ successo che abbiano dato fuoco, spappolato il viso, fatto trovare solo il busto e altri pezzi qui e là delle proprie vittime ed è successo, tanto per dire, che un professionista di una lieta cittadina abbia gettato il corpo della sua ex, dopo averlo colpito più e più volte, in un contenutoitore per l’immondizia situato un po’ fuori mano. Il punto è che lei era ancora viva e si lamentò mentre stava costretta in un sacco nero. Molte le conseguenze fisiche ma è ancora viva. Ecco: questo per dire che disfarsi del cadavere nel modo più creativo possibile è roba che tutti fanno.

Con ciò rimando altre valutazioni alla seconda parte della trasmissione.

Grazie per aver letto fin qui.

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5 pensieri su “Cara Franca Leosini, nell’intervista a Sabrina Misseri mi sei piaciuta a metà”

  1. anche io ho visto la trasmissione e anche a me ha dato molta noia quando la Leosini commentava il rapporto in macchina tra Sabrina e Ivano, mi è sembrato davvero offensivo voler interpretare il tutto come un modo per offendere lei e da cui lei avrebbe dovuto sentirsi offesa, umiliata, rifiutata. se fosse stata lei a voler interrompere il rapporto non le sarebbe venuto in mente di interpretarlo nello stesso modo. tra l’altro la Leosini ha insistito parecchio, anche se Sabrina continuava a dire che lei non l’aveva vissuta in quel modo.
    ci possono essere mille motivi per cui il rapporto non si è “consumato”, e riguardano tutti soltanto chi era presente.
    per quanto riguarda la colpevolezza o meno non conosco gli atti del processo, ma certo sono sicura che quando un caso di omicidio diventa da prime pagina e da riviste specializzate in gossip la pressione a trovare i colpevoli c’è eccome.
    anch’io mi guarderò la seconda parte
    ciao!

  2. che vuoi, lo ripeto, le interviste della Leosini se non fossero così nessuno di noi le avrebbe guardate. E’ come stare in un teatro, altrimenti chiunque potrebbe farle….

      1. sì, anch’io ho visto la seconda parte e sono daccordo con te, sembra proprio che questa sentenza, più che sulla logica, sia basata su pregiudizi sessisti e sia stata influenzata da pettegolezzi da paese.

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