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Quello che succede prima di un aborto

Lei scrive:

Cara Eretica,
tu raccogli tanti pensieri e tante grida nelle notti dell’abbandono.
Ti ho letto spesso, e sono stata ispirata da altre lettrici-scrittrici sul tuo blog. A tutte voi, un immenso grazie.
Voglio raccontare la mia storia, che è per ora incompleta, giacché in pieno svolgimento.

Ho sempre avuto il ciclo regolare all’inverosimile. Il mio corpo mi ha sempre avvertito con segnali al ventre o alla schiena ancor prima che scendesse la prima goccia.

Questo mese stava invece tardando. Ho supposto fosse lo stress (invero nel giro di un mese avevo dovuto dare tre esami, scrivere tre saggi e ultimare la tesi specialistica con un relatore che non si è certo dimostrato dispensatore di feedback positivi), ancor più considerando che avevo il seno gonfio e lievi dolori alle ovaie. Ma i giorni passavano. Il mio compagno mi ha consigliato, nonostante i segnali che giudicavo contrari, di fare un test di gravidanza.

In 10 anni di attività sessuale (ne ho 26), ho praticato con i miei partner sesso protetto e non, non incorrendo mai in gravidanze indesiderate. Con l’attuale non abbiamo mai preso precauzioni e mi sono sempre fidata del suo autocontrollo. Per più di un anno non abbiamo mai avuto problemi. Non lo dico per incoraggiare, anzi. Perché questa volta non ci è andata bene. Perché ho scoperto di essere incinta.

Non me l’aspettavo proprio, visti i precedenti e lo stato di stress in cui versavo. Sono rimasta lucida e ho iniziato ad esplorare le opzioni per l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG). Mi preme dire fin da subito che il mio compagno mi sostiene in tutto e per tutto. E questa è un’estrema rara fortuna.

Primariamente: se cercate sul web “IVG” tra i primi risultati, compaiono siti istituzionali: il Ministero della Salute e tendenzialmente il sito della vostra Regione.

Due sono le forme di IVG: farmacologica e chirurgica. Il Ministero definisce la prima così: “l’interruzione volontaria di gravidanza attraverso il metodo farmacologico è una procedura, distinta in più fasi, che si basa sull’assunzione di almeno due principi attivi diversi, il mifepristone (l’RU486) e una prostaglandina, a distanza di 48 ore l’uno dall’altro. Il mifepristone, interessando i recettori del progesterone, necessari per il mantenimento della gravidanza, agisce sul lato abortivo inteso come cessazione della vitalità dell’embrione; l’assunzione del secondo farmaco, della categoria delle prostaglandine, determina l’espulsione del prodotto abortivo”.

È fondamentale sottolineare che la procedura farmacologica si effettua entro e non oltre i 49 giorni dal giorno di inizio dell’ultimo ciclo. Il test di gravidanza comunica invece il periodo trascorso dal concepimento. Sicché, se il test mi comunica che sono incinta da 3 settimane, per il sistema sanitario nazionale (SSN) lo sono da 5 (si aggiungono 14 gg). Perché? Questo non lo so.

Altra cosa rilevante, dovete recarvi primariamente in consultorio o dal vostro ginecologo. Io ho scelto la prima strada perché più economica. Per esempio, il consultorio in cui mi recherò vuole che mi presenti con già un test di laboratorio sulle urine che accerti lo stato di gravidanza. Ora, questo si può fare nelle farmacie (io ho pagato il costo del test) che rilasciano il certificato (non tutte lo fanno) o presso l’ASL (con prescrizione medica) dietro pagamento ticket. In alternativa si può fare l’esame del sangue (che attesta la presenza di BHCH, Beta-gonadotropina corionica, un ormone prodotto dall’embrione dall’inizio della seconda settimana dopo il concepimento) però qui la prescrizione del medico deve sottolineare l’urgenza per accelerare i tempi di emanazione dei referti.
Io mi sono recata nella farmacia sotto casa del mio piccolo paese per comodità. Ma tatto e privacy 0.

Invece di prendere le urine che avevo portato e il test e andare subito nell’ufficio, il farmacista (maschio) ha bellamente scartato la confezione del test sul bancone mentre altri clienti sopraggiungevano. Ho ritenuto inutile discutere con lui perché devo conservare e forze per ben altro. Non so infatti ancora se andrò incontro al farmacologico o al chirurgico. Ma non per mia scelta.

Una volta effettuati gli esami (urine o sangue), ci si può recare in consultorio o dal proprio ginecologo perché questi rilasci il certificato che attesti la gravidanza e ne richieda l’interruzione. L’ospedale Maggiore di Bologna dice che questa operazione può compierla anche il medico di base. Non so se sia ovunque così. Il consultorio presso cui mi recherò mi ha detto che questo certificato non viene rilasciato immediatamente, ma possono trascorrere anche 3 giorni. Quando mi recherò in consultorio sarò al 39esimo giorno. Più 3 uguale 42. Dovrei starci nel farmacologico.

Invece no. Perché dovete contare ancora 7 giorni (da legge, 194/78) in cui la donna può (o dovrebbe, nella lettura del Ministero) ripensarci. Beh, bello schifo. Anche perché posso ripensarci in qualsiasi momento. Questo significa che quasi sforo il limite dei 49 giorni del farmacologico e cadendo quindi nel chirurgico, cosa che, personalmente, vorrei scongiurare.
E badate che il medico ha la discrezione di accorciare questi 7 giorni solo in caso di urgenza. Ossia, affrettare il farmacologico per scongiurare il chirurgico non è una priorità. Bello schifo di nuovo.

Per ora aspetto la visita in consultorio. Dopo aver letto alcune storie qui, rivoltanti per come il personale medico si è posto nei confronti delle donne, devo dire che sono preoccupata. Però mi viene anche da dirvi che cazzo, è una nostra scelta e non dobbiamo sentirci in colpa. I figli vanno voluti. Ci sono ricerche psicologiche e evidenze psico-analitiche che non c’è niente di peggio per un bambino che crescere e avvertire-sapere di non essere voluto. Sapere di avere interrotto sogni e aspirazioni.

Bisogna sentirsi pronti e in grado di dare, insegnare, conoscere il mondo, per crescere al meglio un figlio in un mondo che non va incontro certo ad un destino fastoso. Un figlio è un’esperienza meravigliosa quando lo vuoi o quando “capita” ma non sei nella merda e relativamente stabile e sereno per crescerlo. Per questo, non mi sento in colpa. Io e il mio fidanzato abbiamo litigato perché lui non vuole smettere di credere che ce la faremo a fare il farmacologico, mentre io ho la netta sensazione che mi toccherà il risucchio con canula in anestesia locale o totale (dipende dal livello di trauma che mi voglio portare).

Lui non vuole questo per me e perciò mi invita a non avere pensieri negativi perché renderà il tutto molto più difficile. So che si sente molto in colpa e cerca di essere forte di fronte a una situazione esasperante. Ma io devo essere realista e contemplare tutto. Per preparare i miei nervi e rimanere lucida. Anche perché mi devo anche laureare alla fine del mese.
Certo non so come sarà l’itinere, il post.

Ve lo descriverò appena lo vivrò.

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Comments

  1. Nessuno la giudica….è una sua scelta! Ma quanto vorrei io…avere questa fortuna….e se mi fa rabbia…Non volermene…ma sono anni di tentativi e una figlia morta….
    Quindi….Non credo di riuscire a leggere il resto…..

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