Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

#Firenze: ordinanza anti-prostituzione e boicottaggio del sex work

A Firenze il sindaco ha deciso di punire i clienti delle prostitute attraverso un’ordinanza che sarebbe mirata a contrastare lo sfruttamento della prostituzione e la tratta. L’ordinanza così interpretata senza che vi sia una legge nazionale che ne avalli il contenuto parrebbe essere materia di ricorso per chi sa che la polizia municipale non può impedire la prostituzione che in Italia è legale. La legge Merlin infatti non indica alcuna punizione per il cliente. Secondo ultime sentenze anche il favoreggiamento indicato come accusa verso chi affitta un appartamento ad una sex worker e a chi lo condivide con essa, sia una collega o il marito o il figlio, viene a cadere se non si tratta di favoreggiamento vero e proprio da parte di chi fa reale sfruttamento della prostituzione. Dunque non si capisce come e perché un’ordinanza del sindaco dovrebbe costare sanzioni e soprattutto perché mai non si ascolta chi quel mestiere lo pratica invece che intervenire in maniera paternalistica dall’alto operando di fatto una proibizione nei confronti del sex working in generale.

Ovunque questo tipo di ordinanze siano state applicate, in tempi di sindaci sceriffi, siano essi della Lega o del Pd (da queste due aree politiche arrivano i provvedimenti), il risultato non è stato, secondo chi si occupa di difesa dei diritti civili delle prostitute, un successo contro la tratta ma la marginalizzazione nei confronti delle sex workers che per non incorrere in questa sorta di boicottaggio del proprio lavoro finiscono per rifugiarsi in aree ancora più nascoste, oppresse dallo stigma puttanofobo e moralista e dalla persecuzione istituzionale. Nascondersi equivale a consegnarsi a protettori per la propria sicurezza e dunque quel che mirerebbe a contrastare la tratta in realtà la rafforza. Non solo.

Le sex workers sono obbligate, pur di lavorare, a fare pagare meno i clienti e ad accettare situazioni anche più rischiose dal punto di vista della salute fisica e psicologica. Dunque perché mai in una città che le donne in realtà non le considera moltissimo – giacché si è deciso di accorpare le pari opportunità ad una assessora che ha già un milione di altre cose cui pensare, come se la questione di genere fosse relativa alla salute pubblica o alla questione dell’assenza di abitazioni – improvvisamente si parla di tutela delle donne senza neppure considerarne il parere?

Donne considerate corpi di Stato, oggetti vittimizzati invece che soggetti capaci di proprie rivendicazioni e richieste. Il punto poi sono gli annunci lampo che permeano l’attuale campagna elettorale raccogliendo consensi soprattutto nell’area moderata, ovvero quella che tramite ordinanze ritiene di poter trattare le persone alla stregua delle situazioni di degrado cittadine.

Non dimentichiamo che Firenze è stata scena di securitarismi niente male, alcuni dei quali persistono tuttora. Ordinanze anti/degrado, contro chi chiedeva l’elemosina, contro i migranti in varie forme (d’altronde il punto parrebbe quello: la sicurezza tramite persecuzione dei migranti), contro chi lavava i vetri, con una persecuzione uniforme che riguardava le persone migranti – che in centro vendevano gadget ai turisti  – le quali erano costrette a incartare tutto e correre al grido di “police”.

Mentre Amnesty lotta per la decriminalizzazione della prostituzione (clienti inclusi), mentre in altre città si considerava – per Roma Eur e Milano 2 – come proposta politica (rigettata per spaccature del Pd) lo Zoning, a Firenze si respingono le sex workers sempre più in periferia e tutto ciò all’insegna della lotta contro la tratta.

In molte città italiane si fa la stessa cosa per imporre un’ideologia politica (vedi sindaco che voleva proibire i baci gay in pubblico o sindaci che volevano espellere cittadini europei, romeni per esempio, attraverso le ordinanze). Si proibisce invece di esigere una regolarizzazione raccogliendo le richieste delle sex workers. Il punto è che queste ordinanze fanno male salvo essere fonte di introiti, grazie alle multe da pagare, per la municipalità. Chiunque faccia politica a Firenze dovrebbe di fatto considerare questo aspetto e chiedere conto dell’uso che si fa delle ordinanze.

Ecco alcuni link che confermano l’andazzo italiano su questa questione. Alcuni link sono meno recenti ma la situazione non è affatto cambiata.

La guerra contro le sex workers in Italia

#SexWorkers: tra disconoscimenti delle loro lotte e ordinanze anti-prostituzione

#SexWorking: Porto Sant’Elpidio e l’emergenza prostitute?

Così funziona la “sicurezza” per le donne della mia città

Ordinanze contro gli “accattoni” e dissuasori per i senzatetto

#Sentenza #Bari: Legge Merlin incostituzionale. Il sex work non è reato!

Leggi e Norme riguardanti il Sex Work

Proibizionismo e sex workers: divieti, punizioni, deterrenti, salvataggi

Mestre: salviamo le prostitute! (E le prostitute non volevano essere salvate)

#SexWorking: disconoscere i soggetti per ridurli ad oggetti

 

Per ulteriori approfondimenti:

1 pensiero su “#Firenze: ordinanza anti-prostituzione e boicottaggio del sex work”

  1. Ho sempre detto che questi provvedimenti contro la prostituzione quasi sempre non sono conformi ai principi generali dell’Ordinamento e sono viziati da “Eccesso di potere per sviamento della funzione pubblica da parte della relativa Autorità emanante”, sia per il fatto che i Regolamenti di Polizia Locale non possono disciplinare l’ordine e la sicurezza pubblica ed il fatto che le Ordinanze Sindacali sulla sicurezza urbana devono trattare esclusivamente problematiche temporanee ed occasionali e non certo permanenti ed ordinarie come il meretricio su strada e non solo.
    Quindi, bisogna ribellarsi con i connessi ricorsi se si vogliono far rispettare i propri diritti democratici.

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