Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, R-Esistenze

#8Marzo: l’appello delle sex workers a partecipare allo sciopero delle donne

Bologna: Sexyshock e Comitato per la difesa dei diritti civili delle prostitute

Per l’otto marzo 2018 le sexworkers chiamano a partecipare allo sciopero internazionale delle donne scrivendo che loro si rifiuteranno di lavorare e saranno per le strade a lottare. Ricordano che lo sciopero delle donne si terrà in ben 56 diversi paesi  dove le donne smetteranno di esercitare la propria mansione, qualunque essa sia, e lotteranno contro le politiche neoliberiste che pongono le donne in condizioni di ricattabilità sia che lavorino dentro (svolgendo lavori di cura) o fuori casa.

Le sex workers parteciperanno alle lotte dell’otto marzo e perciò lanciano un loro appello rivolto a tutt*. Grazie ad Antonella per la traduzione. Buona lettura.

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SEX/WORK STRIKE!

#strike4decrim

(sciopero per la depenalizzazione) 

SCIOPERO!

L’Otto Marzo è il Giorno Internazionale della Donna. Come prima di noi le nostre madri e le nostre nonne, noi sciopereremo. Invitiamo le sex workers di tutto il paese e del mondo ad unirsi a noi. Scioperiamo per protestare contro le criminali leggi sessiste, razziste e contro lo stigma che mette in pericolo le nostre vite. Che sia da un bordello, sauna, strip club, dagli angoli delle strade o dai set del porno, da appartamenti, agenzie di escort o dal lavoro indipendente, noi sciopereremo.

La criminalizzazione dell’industria del sesso rende insicure le nostre vite e ci espone alla violenza. Per questo l’Otto Marzo ci rifiuteremo di lavorare, che si tratti del sesso che facciamo per lavoro e per soldi o di tutto il lavoro domestico, di cura e il sesso che facciamo e che ci si aspetta gratis da noi.

UNISCITI A NOI

Il Sex/Work Strike non è solo per sex workers e non solo per le donne. Chiediamo a persone di ogni genere e professione di unirsi a noi nello sciopero. Ci riuniremo per protestare contro le condizioni del lavoro visibile e quelle dell’invisibile, svalutato, lavoro domestico e lavoro sessuale che fa girare il mondo, crescere i profitti e sviluppare le nostre comunità e che manda avanti le famiglie. L’ingiustizia attraversa le nostre relazioni private e la vita pubblica. Criminalizzare il nostro lavoro ci rende meno al sicuro e alimenta quel ciclo di ingiustizia.

SPAZIO ALLA CREATIVITA’

Sappiamo dell’urgenza di soldi di chi lavora come noi, in particolare chi è condizionat* dalla povertà, chi è migrante e chi affronta la repressione della legge. Incoraggiamo le sex workers di ogni parte del globo a stare unite, creando modi innovativi di protesta, così che tutte possano far parte dello sciopero anche se non dovessero riuscire a prendersi un giorno libero.

LA CRIMINALIZZAZIONE UCCIDE

Criminalizzazione significa che dobbiamo fare i conti con la violenza nel nostro lavoro – da parte dei clienti, dei partner, dai capi e dai poliziotti, che sanno che non potremo appellarci alla giustizia per avere aiuto. Lavorare al di fuori della legge significa non poter accedere a servizi essenziali o poter lavorare insieme per proteggerci l’un l’altra. Le donne trans nel sex work, le migranti e le lavoratrici di colore portano il carico maggiore di questa violenza. Il sistema attuale è una violazione della nostra dignità e dei nostri diritti lavorativi di base. Perpetua il controllo che gli uomini e i governi hanno sui nostri corpi.

LOTTE INTRECCIATE

La criminalizzazione è collegata al sistema di classe e razza che divide le donne l’una dall’altra. Categorizza le donne in Vergini Sacre o Cattive Puttane. Ma mettiamo in chiaro una cosa: queste leggi mantengono saldo il potere maschile non solo sui corpi delle sex workers, ma sui corpi di tutte le donne. Questa connessione in network di potere maschile e violenza considera la vita delle donne come a sua disposizione. Significa che la maggior parte delle donne non viene creduta quando parla di violenza sessuale al lavoro o nelle relazioni. Non si possono offrire briciole di uguaglianza solamente ad alcune donne. Fino a quando non sarà riconosciuto che lo sfruttamento e l’oppressione delle donne è parte di un intreccio che interessa tutte le donne, nessuna di noi sarà libera.

NON ABBIAMO BISOGNO DI ESSERE SALVATE

La criminalizzazione non è la soluzione di questi problemi. Scioperiamo contro l’idea reazionaria che il sesso a pagamento debba essere criminalizzato per proteggere e salvare le donne. I recenti tentativi di criminalizzare i clienti dell’industria del sesso hanno come conseguenza che le donne delle classi meno abbienti, donne di colore e migranti, che guadagnano meno, verranno criminalizzate di conseguenza e spesso sottoposte a deportazioni. Chiamiamo a raccolta tutte le donne perché si possa lottare contro la nostra stessa condizione femminile e contro lo sfruttamento e l’oppressione delle leggi che fanno dei nostri corpi e del nostro lavoro un reato. Abbiamo bisogno di questo SCIOPERO contro il sistema che divide il nostro lavoro quotidiano tra ciò che “naturalmente” spetta alla donna (e che quindi non dovrebbe essere pagato) e ciò che spetta agli uomini (e di cui si presume dovremmo essere grate per il fatto di venir pagate meno per farlo).

NE ABBIAMO ABBASTANZA

Decriminalizzare significa che potremmo organizzarci apertamente e collettivamente, prendersi cura l’un l’altra della nostra sicurezza e mantenere condizioni lavorative decenti. Dobbiamo combattere contro la violenza e lo stigma che ci affligge, facendo udire le nostre voci, unite sotto l’ombrello (rosso) dei diritti lavorativi e dei diritti umani. Non abbiamo bisogno di una nuova tornata di leggi repressive. Reclamiamo libertà dalla violenza e dallo sfruttamento e ci uniamo alle lavoratrici di tutto il mondo nella lotta per la giustizia di genere, economica ed antirazzista

 

#strike4decrim

#womensstrike2018

#westrike

#metoo

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1 pensiero su “#8Marzo: l’appello delle sex workers a partecipare allo sciopero delle donne”

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