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#NoistiamoconClaudia – L’infantilizzazione del movimento antifascista di Parma

Dunque, la questione è questa. Ci viene segnalato un comunicato che parla di una iniziativa antisessista organizzata a Parma e nel comunicato si dice che organizzazione della iniziativa e varie non appartengono a persone così lontane da chi si posizionava contro Claudia, chiamandola infame perché aveva scelto la “giustizia borghese” (in realtà fu convocata da carabinieri che in una differente indagine rintracciarono il video in cui si vedeva lei e chi la stuprava). Claudia subì uno stupro di gruppo nella sede dell’allora rete antifascista di Parma. Gli accusati sono stati condannati in primo grado e alcune persone (compagn* pure quell*) sono state accusate di minacce e diffamazione, se non erro, perché l’avrebbero minacciata per il fatto di aver denunciato pretendendo che lei attenuasse il racconto e dunque la responsabilità delle persone accusate.

Da Parma di comunicati in sostegno di Claudia proprio zero salvo qualche scritto orrendo, prudente e/o in cui si parlava di “presunto” stupro e si esprimeva più preoccupazione per la reputazione del movimento di Parma prima che della salute psico/fisica di Claudia. In particolare nel comunicato di un Kollettivo anarchico si tira fuori l’analisi dell’infantilizzazione della donna che ricorre nell’iniziativa che viene pubblicizzata oggi. All’epoca saltammo su questa cosa perché era più importante parlare di Claudia e fare circolare il documento delle quattro crepe pubblicato da noi e scritto dalle Guerriere Sailors e Romantic Punx (grandissime!) e altri comunicati a sostegno di Claudia che arrivarono da tutta l’Italia, spazi occupati, collettivi, radio, eccetera.

Dato che ce la fanno notare allora ne parliamo oggi. La questione dell’infantilizzazione della vittima è complessa e ne abbiamo parlato qui e altrove perché condividiamo anzi ci siamo beccate insulti per aver diffuso in tempi non sospetti la convinzione che una infantilizzazione della vittima, la vittimizzazione di un soggetto autodeterminato, sminuisse la portata della sua denuncia perché trattarla da bambina e consegnarla allo stato patriarcale, decidere al posto suo, chiamare in causa la necessità di una denuncia d’ufficio senza rispettare i tempi e le decisioni della vittima, tutto ciò non fa che rafforzare la cultura maschilista e sessista. Il comunicato del collettivo anarchico pubblicato nel 2015 (anno in cui già Claudia era a sostenere da sola e con tutt* contro il processo contro i suoi stupratori) riporta quel concetto dopo aver parlato d’altro e ci sembrò strumentale già da allora. Criticare l’infantilizzazione della vittima non ha nulla a che fare con il disconoscimento della vittima né con la neutralizzazione della portata della denuncia politica che viene fatta a suo sostegno. Non c’entra con il fatto che la vittima va comunque riconosciuta come tale e quando lei intraprende una strada che va dalla denuncia politica e/o nelle istituzioni il sostegno a lei dedicato non è un gesto di infamità ma la realizzazione di atti di sorellanza che vogliono dare ulteriore riconoscimento alla soggettività della vittima. Soggettività politica che non viene attribuita da un tribunale ma da lei stessa e da noi che la sosteniamo. Che noi siamo compagne anarchiche o meno comunque sia sosteniamo la sua scelta e la scelta di tutte le vittime di violenza perché è la sua scelta autodeterminata che ci interessa e non la fedeltà ad un movimento politico che non fosse per i workshop di aggiornamento antisessisti condivisi da compagne nei movimenti misti sarebbe ancora al “compagni in sezione e fascisti a letto“.

Perciò dopo quello che è successo a Parma si è aperta una riflessione in tutta Italia. Nelle assemblee di Non Una Di Meno c’è stata una sessione di riunioni dedicata al sessismo nei movimenti nel corso delle quali si è costituita una rete importante che ha innanzitutto ribadito la solidarietà alle donne violate dentro a fuori al movimento e poi ha stimolato una riflessione con iniziative in tutta Italia che proseguono ancora oggi.

Perciò quando riceviamo una serie di accuse da parte di chi dice che a Parma ora sarebbe tutto “diverso” e che il comunicato racconterebbe fior di balle noi, come sempre, apriamo occhi e orecchie e seguiamo il dibattito. A parte la risposta di Parmantifascista 2.0 (in cui si parla anche di un vecchio comunicato in cui Claudia viene definita “noto delatore”) che linkiamo per completezza, ricordiamo che anche il documento sulle quattro crepe ci arrivò via messaggio, non conoscevamo di persona chi lo inviò ma parlava la nostra lingua e lo abbiamo pubblicato. Anche allora molti commenti dicevano che si trattava di balle e che si stava criminalizzando il movimento di Parma e in molti casi vi furono commenti contro Claudia (e dajè all’infame!!! non era così che scrivevate?)  e il suo stile di vita e il fatto che sostanzialmente non se ne era parlato “tra noi” in privato, non fosse per il fatto che “tra loro” ne avevano parlato eccome sputando sull’antisessismo e ridendo del video in cui Claudia compariva come vittima di uno stupro. Non c’era la percezione della violenza. Avranno capito adesso?

Non processiamo e condanniamo per questo tutta la gente che sta a Parma ma ci poniamo alcune domande e le poniamo anche a voi che leggete o che commentate:

  • L’iniziativa sull’infantilizzazione della vittima, teoria condivisibile la cui narrazione arriverà da invitate alla iniziativa di Parma che riconosciamo come attiviste femministe, che si sia sempre d’accordo o meno, è fatta perché si vuole parlare di antisessismo in chiave libertaria o per ripetere la solfa detta nel comunicato del kollettivo anarchico di cui sopra?
  • Nell’iniziativa sono state coinvolte le compagne e i compagni che lì hanno sostenuto Claudia? E Claudia ne sa niente? Claudia di sicuro no. Non lo sapeva. Ora lo sa. E le compagne di Non Una di Meno Parma? Neppure loro sapevano e riportiamo l’affermazione di una di loro che tuttavia (ce lo comunicano dopo che questo post è stato pubblicato, dunque è un update) non coincide con il comunicato del gruppo che potete leggere QUI.  Queste invece le affermazioni della compagna che ci aveva scritto: “Ribadisco che nonunadimeno Parma non ha niente a che fare con questa specie di evento antisessista. Nessuno ci ha contattate. Ne siamo venute a conoscenza solo dopo aver letto il comunicato.
  • Se nell’iniziativa si parla di stupro, a quale stupro ci si riferisce? A quello di Parma pur senza invitare le compagne di Parma che se ne sono occupate? Senza la vittima di quello stupro?
  • E perché qualcun@ ci scrive che il comunicato che abbiamo pubblicato dovrebbe essere un’idea delle “matrioske”? Le matrioske sarebbero raffigurate nel logo delle compagne di Non Una Di Meno. Dunque sarebbe stata un’idea delle Non Una Di Meno di Parma? Di altri luoghi? E in cosa avrebbero eventualmente sbagliato le compagne matrioske di Non Una Di Meno? Almeno loro si sono spese nelle azioni di solidarietà nei confronti di Claudia e di tutte le vittime di violenza di genere. E chi ne parla male invece lo ha fatto?
  • Perché avremmo dovuto “parlare in privato” con le invitate dato che non sono di Parma? (QUI la loro risposta al comunicato) Non sono attribuite a loro alcune responsabilità. A questo punto pensiamo che siano state strumentalizzate per un feminist washing di chi, tra l’altro, anonimamente, a noi in privato dice che sarebbe opportuno voltare pagina e andare avanti (perché non voltare pagina anche dopo il nazifascismo?) perché altrimenti il movimento di Parma non si riprenderà più. Anzi ci dicono anche che quando lo stupro di Parma sarà dimenticato allora rimarremo solo noi che abbiamo “parlato male” delle compagne e dei compagni eccetera (buuuuuhhhhhh che paura!).
  • Azzerare la memoria e ripartire da capo significa dimenticare? Dovremmo smettere di parlarne? A beneficio di chi? Dove sta nella convocazione dell’iniziativa una parola, che sia una, spesa per dare solidarietà a Claudia? Dove lo sforzo di ricordare, invece? Confidiamo allora nel fatto che le compagne invitate invece sapranno perfettamente cosa ricordare e con chi solidarizzare.

Questi sono alcuni aspetti che riguardano il caso del comunicato (QUI un aggiornamento della discussione su facebook). Dopodiché diteci ancora: perché non sono state informate né invitate le compagne che hanno supportato Claudia, sostenendola in tribunale e ovunque, e perché non è stata informata Claudia?

Ps: il titolo è volutamente provocatorio perché questa difesa a spada tratta di un movimento a Parma che si pensa sia composto da persone adulte, tralasciando le responsabilità che ha avuto ed ha nella vicenda di Claudia, somiglia molto ad una infantilizzazione, anzi una vittimizzazione che spingerebbe il mondo in direzione della sua difesa. Il mondo va avanti, certo, ma le responsabilità politiche restano tutte e la prima cosa che si dovrebbe fare è prendere le distanze da quel che è stato e dare solidarietà senza se e senza ma a Claudia

—>>>Sempre dal blog Figarare segnaliamo gli esercizi di memoria #noistiamoconclaudia

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A proposito dello stupro di gruppo a Parma 

 

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Comments

  1. L’ha ribloggato su O capitano! Mio capitano!….

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