Annunci

Quando scopri che un carnefice è solo una persona

Ho ricevuto il messaggio di una donna che ha voluto condividere quello che pensa su una serata trascorsa con un uomo che aveva picchiato la moglie. L’ho pubblicato perché è fondamentale che si capisca quanto sia sbagliata l’idea che si ha del presunto mostro, così come viene definito, ogni qual volta si parla di atti violenti. I mostri non esistono, parliamo di persone che hanno tante contraddizioni e di cui ci stupisce la complessità. Come dire che anche un nazista piangeva lacrime vere, aveva una famiglia e amava i suoi figli. Uno tra i tanti meravigliosi messaggi lasciati da hannah arendt è quello che parla della banalità del male. L’uomo violento è banale, è una persona comune, non ha le corna né la coda, non è un diavolo e demonizzarlo non fa bene a nessun@, soprattutto alle sue vittime.

La demonizzazione salva il resto della società che ama immaginare quanto il violento sia una roba esterna, che succede fuori da tutto, che non coinvolge gli altri. In realtà sappiamo che i nazisti e le naziste che facevano crepare persone nei campi di concentramento erano sostenuti dal popolo, votati dal popolo, acclamati dal popolo, e tanta delazione contro gli ebrei, affinché venissero arrestati e uccisi, fu praticata dal popolo. Questo vuol dire che se esiste un mostro è figlio, compagno, fratello, padre, amico, conoscente, di mille persone che lo hanno legittimato, culturalmente sostenuto e che veicolano la stessa orrenda campagna denigratoria nei confronti delle vittime.

I nazisti erano bravi a demonizzare le loro vittime. Gli ebrei venivano sommersi da pregiudizi antisemiti e quello che accadde fu frutto della propaganda, della diffusione culturale, di messaggi che istigavano all’odio affinché il popolo accettasse, non vedesse, non desse importanza e approvasse quello che accadeva. Dunque rispondere a demonizzazione con ulteriore demonizzazione significa che restiamo nello stesso campo di azione, praticando lo stesso metodo del nazista. Non demonizzare significa analizzare la complessità, capire di che parliamo e non deresponsabilizzare il resto del mondo, le persone altre che continuano ad essere portatori e portatrici san* di violenza.

Ciò riguarda il punto di vista culturale. Dopodiché le leggi sono fatte per appurare e punire le responsabilità individuali ma alle responsabilità culturali dobbiamo pensare noi. Perché tanta sorpresa quando un uomo violento finisce perfino per sembrare semplicemente un uomo? Perché tanta sorpresa quando notiamo che la vittima non è quell’angelo madonnesco che pensavamo fosse? Una vittima può non essere una santa e un carnefice può non essere il diavolo. La caratterizzazione rigidamente binaria non aiuta nell’analisi volta a riconoscere elementi ripetibili di quel male che riguarda tutti i contesti. E se non li riconosciamo non potremo prevenirli. Non potremo disinnescare.

Ragionare di violenza in maniera complessa per alcune donne significherebbe addirittura stare dalla parte dei violenti ma non è così. Chi influenza e nutre la cultura violenta sono loro che praticano quella netta divisione tra carnefici e vittime senza che trapeli l’elemento umano di entrambi. Dunque è ovvio che incontrare un uomo violento non significa vedere il mostro. Si tratta di persone alle quali qualcuno dedica energia per salvarle in modo da salvare le loro vittime. Salvi lui per salvare lei o salvi lei ma poi dovrai salvare lui.

La banalità del male quando si parla di violenza di genere si trova in ciascuna persona che viva e pensi per stereotipi sessisti, che condivide la cultura dello stupro, che tende a giustificare un violento o che empatizza con il carnefice quando scopriamo che la vittima non coincide con l’estetica della vittima che amiamo attribuire. Quindi i giudizi sono traballanti. Asia Argento non sembra così vittima a chi l’ha insultata molte volte. Diventa anzi oggetto di misoginia e sessismo come fosse una sorta di vendetta. Weinstein ad alcun* non pare così carnefice eppure per chi racconta delle molestie subite lui lo è.

Quando troviamo un uomo che si piange addosso e continua a rimpiangere il passato pensando che tutto quello che è accaduto, la privazione di beni e certezze dopo un avvenuto atto violento, sia responsabilità della sua vittima, troviamo una persona irrisolta e che non ha ben capito che il danno fatto è sua responsabilità. Chi convive con persone violente, un padre ad esempio, si rende conto di quanto sia contraddittorio il sentimento nei suoi confronti. Sei una figlia maltrattata ma gli vuoi bene, ti picchia ma tu pensi di tradirlo se lo denunci o lo sputtani in pubblico perché gli vuoi bene e oltre alla violenza c’è il ricatto affettivo, la non volontà di rovinare il nucleo familiare e la necessità a volte di lasciare tutto com’è.

Dico questo per dire che nessuna vittima dovrà stare male perché vive delle contraddizioni e nessun carnefice potrà pensare di essere assolto culturalmente per aver inflitto violenza su una donna, su una persona. Parliamo di persone, è facile empatizzare con ciascun@ di loro, capire profondamente quello che dicono e stabilire una linea di vicinanza con alcuni individui e con il loro racconto, ma non dimentichiamo mai che non dobbiamo semplificare ma neppure lasciarci condizionare da tentativi di banalizzazione della violenza. Questo è importante per proseguire la lotta che conduciamo.

>>>^^^<<<

Abbatto I Muri vive di lavoro volontario e tutto quello che vedete qui è gratis. Aggiornare e gestire questo spazio è un lavoro che costa tempo e fatica. Se mai vi passasse per la mente di esprimere la vostra gratitudine basta un obolo per un caffè (alla nocciola). :*

Donate Now Button
Grazie davvero a chi vorrà contribuire alla causa!
Annunci

Comments

  1. Cara Eretica,
    la situazione che descrivi come esempio, quella del padre violento a cui si continua a voler bene, e` lo specchio della mia vita… hai assolutamente ragione quando parli della necessita` di lasciare tutto com’e`, dettata dalla complessita` delle dinamiche famigliari e affettive, che a volte non da` scampo. Anche questo Natale ho dovuto incontrarlo e fare come niente fosse, e ancora dopo tanti anni non ho idea, davvero non ho idea di come reagiro` quando morira`.
    Un abbraccio, Giulia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: