Riceviamo e condividiamo. Da QUI.
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Invitiamo collettivi, gruppi, singole-i a diffondere questo appello e a boicottare l’assemblea in programma a Parma.
Comunicato
CI VUOLE UNA COMUNITÀ PER STUPRARE UNA DONNA.
SULL’ASSEMBLEA IN PROGRAMMA A PARMA.
Nel settembre del 2010 in via Testi a Parma dentro la sede della RAF (rete antifascista) un numero imprecisato di individui (da 4 a 6) ha preso parte attivamente e/o come spettatore ad uno stupro di gruppo ai danni di una ragazza, che da poco aveva compiuto diciotto anni. Lo stupro viene ripreso con un cellulare ed il video prodotto gira per molto tempo tra decine e decine di persone fino a che nell’agosto del 2013 un ordigno rudimentale scoppia a pochi passi dalla sede di Casa Pound a Parma e partono delle indagini che come prevedibile, vanno a colpire il movimento anti-fascista e anarchico parmense e delle zone limitrofe.
Gli inquirenti a questo punto vengono a conoscenza di quel video, convocano la compagna in questura e da lì Claudia si ritrova ad affrontare un processo mai voluto che si va a sommare alla già precedente violenza. Cominciano a quel punto gli schieramenti. La rete antifascista parmense si pronuncia immediatamente denunciando esclusivamente l’uso strumentale dei giornali per attaccare le sedi dei compagni. Da allora attacchi sempre più espliciti si susseguono e il comportamento di Claudia diviene oggetto di critiche e denigrazione.
La accusano di essersi resa complice della polizia nella loro manovra tesa a criminalizzare il movimento antifascista. Il Kas (collettivo antisessista di Parma) mentre in pubblico condanna lo stupro, nella vita quotidiana impegna molte delle sue energie per creare un clima di sospetto e diffidenza nei confronti di Claudia. Claudia si trova sempre più isolata, molti spazi occupati la cacciano via quando prova ad andare alle iniziative o ad un semplice concerto. Tutto questo per molto tempo finché una rete di compagne solidali inizia con lei un percorso di autosostegno e lotta, affrontando insieme tutte le udienze del processo.
Da tante situazioni di lotta di tutta Italia arrivano comunicati e prese di posizione chiare che condannano lo stupro senza se e senza ma. Esce il già noto comunicato delle 4 crepe . Ma l’atteggiamento delle suddette organizzazioni politiche non cambia anzi: 4 persone vengono denunciate per minacce e inquinamento di prove. L’attività della nuova rete antifascista e del Kas continua ad essere la stessa: cercare di delegittimare la parola di Claudia e delle compagne solidali arrivando addirittura a girare per le assemblee degli spazi occupati per richiedere che fossero tutte allontanate o considerate persone non gradite. Nessuno-a di loro si è mai presentato ad una udienza in tribunale, usando il giochetto del tribunale borghese e delle infantilizzazione delle vittime. Nessuno-a ha mai espresso solidarietà a Claudia. Ora, dopo che il processo ai tre stupratori si è concluso, usano queste stesse parole per ripulirsi la facciata e presentarsi con una nuova immagine organizzando a Parma una assemblea il 19 gennaio sui temi della violenza maschile sulle donne. La firma è un po’ diversa, semplicemente “assemblea antisessista”, mentre la Raf si trasforma in Rete Antifascista Parma 2.0.
E’ inaccettabile lo svolgimento di questa assemblea come è inaccettabile avallarla in alcun modo. Noi stiamo con Claudia e in nessun modo ci renderemo complici del misero tentativo di ripulitura di soggetti-e che, non solo non hanno mai preso posizione chiara su tutta la vicenda, ma che nell’ombra hanno lavorato affinché una qualsiasi forma di solidarietà a Claudia non si venisse a creare. Noi stiamo con Claudia e chiediamo a tutti e tutte di boicottare questa assemblea e di esprimere ancora una volta la nostra rabbia per una violenza che non finisce mai.
Una assemblea le cui organizzatrici-tori e sostenitori nulla hanno di differente con i processi borghesi con cui si riempiono la bocca, essendo essi stessi complici di aver perpetuato una cultura dello stupro fatta di processi ai comportamenti, isolamento, minacce e creazione di un clima insicuro e ostile verso quella che chiamano la “vittima infantilizzata”, una teoria usata ad hoc in questi anni per mettere lei sul banco degli imputati. Non ci stupisce che le compagne che hanno lottato con Claudia non siano state interpellate, essendo considerate complici dello stato borghese.
Molto meglio rimanere puri-e e lasciare da sola una compagna stuprata in un contesto di movimento ad affrontare un processo da lei mai richiesto (tra l’altro) perchè in fondo è una facile, un pò fuori di testa, inaffidabile, che in definitiva non ha le stellette necessarie per essere accettata nel mondo dorato dei veri e delle vere antifascisti-e. Quello che ci stupisce è come mai dei collettivi e delle soggettività che si definiscono femministe si prestino a questo gioco e prendano parola per altre, dando voce a chi, invece di solidarizzare con Claudia, l’ha di fatto processata e condannata. Invitiamo collettivi, gruppi, singole-i a diffondere questo appello e a boicottare l’assemblea in programma a Parma.
#NOISTIAMOCONCLAUDIA
Comunicato in pdf :
NoiStiamoConClaudia.genn2018
Update 14 gennaio: #NoistiamoconClaudia – L’infantilizzazione del movimento antifascista di Parma
—>>>QUI la risposta delle femministe invitate
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1 pensiero su “Ci vuole una comunità per stuprare una donna. Sull’assemblea in programma a Parma”