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#Francia: denunciare molestie non limita la libertà sessuale!

Libertà sessuale di chi? Questa è la prima domanda. Quella degli uomini? E quella delle donne? Perché è di questa libertà che attualmente ci occupiamo e spiace che il no delle donne corrisponda ad una negazione della pretesa di certi uomini sui corpi delle donne. Ordunque:

Il documento firmato dalle francesi racconta di una francia da molto tempo divisa sul fronte della lotta contro la violenza di genere. Ricordo che le femministe francesi, famose per aver voluto una legge che punisse i clienti e perseguitasse marginalizzandole e non ascoltando le loro rivendicazioni, i/le sex workers, famose anche per avere una posizione contro la pornografia in linea con quella della Women’s European Lobby, hanno spostato l’asticella della individuazione di una violenza un bel po’ in là della stessa denuncia che le donne decidono di presentare. Il contesto da anni è diventato molto moralista e le femministe/socialiste sono lì a sovradeterminare le donne decidendo al posto loro quel che è violenza e quello che no.

Contestualizzare quel documento forse aiuta a comprenderne le motivazioni, non fosse che si riferisce al #metoo internazionale e a denunce internazionali che parlano di molestie sul lavoro e non di corteggiamenti andati male. Che in Francia l’aria sia così pesante da considerare molestia un “mi dai il tuo numero di telefono?” non giustifica il fatto che il documento sia diventato la prova provata per cui gli uomini che si sono sentiti accusati lo prendono a pretesto e lo brandiscono come arma di difesa.

Sarebbero le donne ad essere esagerate e non gli uomini denunciati a essere molesti. Finisce così che quel documento toglie credibilità alla costruzione di un percorso di denuncia collettivo che c’entra poco con il moralismo, anzi lo scardina e passa oltre sovvertendo la mentalità maschilista che ha caratterizzato e caratterizza ancora tante valutazioni di uomini e donne subito pront* a colpevolizzare le donne che hanno denunciato di aver subìto violenza da uomini potenti e intoccabili.

Caccia alle streghe può essere definita quella sequela di parole insultanti che insieme costituiscono un victim blaming violento contro Asia Argento, per esempio. Caccia alle streghe è quella che scatenano uomini potenti per zittire le donne che denunciano così come ogni donna che se ne fotte del potere di uomini violenti e unendo le forze e la propria voce a quella di tanta altre decide di dire forte quale sia stata la violenza subìta.

Caccia alle streghe è un concetto che si riferisce dunque ad un contesto reazionario che intende ristabilire potere dopo averlo perso o perché lo sta perdendo. Questa è la punizione realizzata contro le donne condannate al rogo solo perché intendevano mettere in discussione il potere patriarcale e assumere il controllo del proprio corpo, della propria sessualità, del numero delle nascite e dei metodi contraccettivi. Controllo del proprio corpo significa anche che nessuno può violarlo, toccare, manipolare, eccitarsi attraverso esso salvo che non ci sia il consenso della persona cui quel corpo appartiene.

Non è un concetto difficile da capire e non si può scambiare un abbordaggio con una molestia. Dichiarare comunque un disagio non è neppure un modo per dire che vogliamo leggi diverse, più pesanti e gravi. Quello che serve però è restituire fiducia nella percezione del disagio a quelle persone che per tanto tempo si sono sentite dire cosa sarebbe una molestia e cosa no. Quello che determina disagio solo noi possiamo stabilirlo e questo prescinde dalle reazioni che possono essere tante e diverse.

Ebbene no: strofinare il cazzo poggiandolo sul mio culo quando sto in autobus non è corteggiamento ma molestia. Un calcio, una parlata a voce alta, uno sputtanamento per me risolvono. Non mi è capitato mai, per quante molestie abbia ricevuto, di denunciare uno così ma ciò non significa che io non l’abbia sentita come una molestia. La denuncia per me lascia il tempo che trova, mi caratterizza come vittima, cosa che non voglio essere, è questo è il punto sul quale sono d’accordo a proposito del documento francese, e non aiuta affatto la prevenzione che, in realtà, è fatta di educazione al rispetto dei generi, di rivoluzione culturale e anche del #metoo che i tanti scemi del caso possono perfino definire un atto di subordinazione al capitalismo.

Tirare fuori il capitalismo quando si tratta di maltrattare la soggettività delle donne accomuna non a caso le abolizioniste della prostituzione e i vari intellettualoidi rossobruni che negano la violenza di genere ad ogni minima denuncia delle donne.

Il riferimento al corteggiamento a me poi pare un cenno all’antico metodo maschilista, lui che ci prova e lei dice no ma il no significa si e via di questo passo. Sono passati decenni da quel momento storico/culturale e oggi lui non deve corteggiare, a noi non frega niente. Tante donne sanno quel che vogliono e non interpretano più il ruolo delle sante che si concedono consegnando virtù invece che rivendicare diritto al provare piacere. Le donne oggi dicono no se vogliono dire no e dicono si se vogliono dire si e hanno tutto il diritto a scocciarsi se uno le segue per strada nonostante i tanti no.

Ha il diritto di denunciare le molestie sul lavoro che, in relazione alla gerarchia di potere, non sono mai corteggiamenti ma molestie e tali vanno definite. A tutte le persone che colpevolizzano le donne, le femministe, che traggono dalla lettura di questo documento una riflessione complessa dico che la discussione è aperta e che il pensiero femminista è laico e non dogmatico. Non serve discutere decidendo da sole dove stia la verità ma serve parlarne e parlarne senza immaginarsi in diritto di maltrattare le donne che letto il documento pensano ci sia qualcosa di buono da considerare. D’altronde non vanno giudicate neppure le tante donne che in quel documento vedono un regresso e che non qualificano le valutazioni in esso espresse come una lotta contro il moralismo a impedimento della libera sessualità.

Libera. Sessualità. Dunque consensuale. E senza consenso è violenza. Non c’è poi molto da capire.

Alle mandrie maschiliste che usano il documento per definire le femministe italiane come delle arpìe giustizialiste chiederei se qui, in Italia, hanno letto per caso milioni di voci contro le molestie perché a me non risulta. Anzi: donne dello spettacolo si sono espresse chiaramente contro Asia Argento e hanno sbagliato moltissimo. Denunciare di aver subito violenze poi non significa cercare di rendere più repressive le leggi. Se si pensa questo allora non si distingue tra le lotte delle donne di destra e quelle che non hanno nulla a che fare con il giustizialismo paternalista. Dunque chi sta compiendo la caccia alle streghe nei confronti di chi? Di certo non io. Di certo non noi.

—>>>Segnalo la risposta delle femministe francesi alla lettera di Deneuve&Co

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Comments

  1. Credo che come al solito si sia sollevato un polverone non soffermandosi sulla questione quel tanto per capire che quell’appello delle donne francesi non va contro le giuste rivendicazioni in fatto di molestie e soprusi ma vuol solo ribadire che forse, una certa cultura anglosassone ha negli ultimi anni un po’ esagerato. Penso che occorre stabilire due punti di partenza: rispetto e buonsenso. Detto ciò gli uomini devono farsene una ragione: un NO significa NO e se insisti allora è molestia o peggio ancora violenza se quel consenso te lo guadagni con la forza o con il ricatto. Questo credo che debba essere un punto fermo di civiltà innanzi tutto e dovrebbe essere ovvio. Al di la di ciò, il provarci, il giocare coi doppi sensi o il complimento possono semmai essere fuori luogo, antipatici, anche sgraditi ma da qui a considerarli come un qualcosa di maschilista passibile di denuncia mi sembra davvero esagerato. Inoltre credo anche che certi movimenti femministi tendano a voler dimenticare che non tutte le donne sono uguali e non possono pretendere di parlare a nome di tutte perchè, a ben guardare anche quella è violenza verso il loro stesso genere perchè se ad una donna dici che se ha determinati comportamenti li ha perchè è comunque vittima inconsapevole allora le stai dicendo che la sua libertà di scelta è limitata da quello che tu donna con idee diverse credi che debba essere. Ed è sbagliato. Come è sbagliato che determinati uomini sostengano ancora oggi che tanto è sempre stato così. Lo è stato ed è stato sbagliato…è ora che ci si evolva…tutti.

    • si ma di cosa stanno parlando? se si riferiscono a #metoo non hanno letto i racconti delle donne che non chiamavano violenza il provarci ma si riferivano a molestie se non stupri veri e propri. quindi nessuna violenza contro il proprio stesso genere che mi pare più una estremizzazione ad uso e consumo dei maschilisti che altro. il #metoo parte da questo principio: ciascuna racconta la propria storia e non quella di tutte le donne. quindi il tuo commento si basa su una costruzione esemplificativa e pretestuosa volta proprio a banalizzare, a mio avviso, le denunce di donne che sono state effettivamente molestate e stuprate. non invitate a cena o a dare il proprio numero di telefono.

  2. Non è il primo commento che lascio su queste pagine e mi dispiace tu abbia dedotto che il mio intento fosse quello di banalizzare.Io penso semplicemente di dover sempre stare dalla parte di chi subisce un sopruso nella speranza di arrivare ad una società giusta. Non credo che le donne francesi volessero banalizzare chi ha subito violenza e di certo non voglio farlo io. È solo la mia opinione che non va assolutamente contro le denunce o il #metoo ma contro un certo tipo di femminismo (che in passato hai tu stessa criticato) che vede l’uomo sempre e comunque colpevole. Magari sbaglio , magari non ho capito nulla, magari mi sono espresso male ma ribadisco che non banalizzo nulla e che, sebbene ci si muova su un terreno pericoloso , dove ogni frase può venire male interpretata io per le vittime ho sempre il massimo rispetto e a loro va sempre tutta la mia solidarietà.

    • ho scritto ” il tuo commento si basa su una costruzione esemplificativa e pretestuosa volta proprio a banalizzare,”

      è la costruzione esemplificativa e pretestuosa che è volta a banalizzare e non tu. ma certo che c’è spazio per discutere e criticare un certo tipo di femminismo, ma qui la faccenda esula da un certo femminismo. chiaro che cavalca ma la protesta è nata in modo spontaneo da parte di persone che dopo sono venute a contatto con attiviste femministe. il documento francese esce fuori in un momento in cui delegittima. è strategico e dunque devo pensare che l’abbiano fatto apposta. al di là del fatto che siano scritte alcune cose di buon senso.

      • Beh, magari troveranno il modo di chiarire il loro pensiero.Io mi ero soffermato solo su quella parte che appunto riguarda il buon senso.Insomma, leggevo di una proposta in Svezia mi pare per normare anche i rapporti con tanto di domande e firme…Ecco…diciamo che nel rispetto reciproco non sarebbe bello arrivare a questo e spero che le francesi mirassero più a questa deriva che ad altro ma, forse, hanno scelto tempi e modi sbagliati.Ad ogni modo tocca a loro chiarire!

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