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Io mi nascondo, perché ho paura di vivere

Icaro – Matisse Henri

 

Lui scrive:

Ciao, sono un ragazzo di Roma, ho 26 anni e mi nascondo. Da tutti. Da tutto ciò che può essere, ai miei occhi, una minaccia. Vi ho scritto un paio di volte, in passato, per cercare un po’ di conforto in un momento particolarmente difficile della mia vita; attraversavo un forte momento depressivo dovuto a tanti diversi motivi.
Le parole di sostegno arrivatemi dagli/dalle utenti mi hanno fatto bene, mi hanno tenuto su, a galla, evitando ulteriori pericolosi scivoloni, e hanno contribuito, nei mesi a seguire, a migliorare sensibilmente l’andamento della mia vita e anche della terapia psicologica che sto intraprendendo da un po’ di tempo.

Purtroppo da un po’ di settimane sto rivivendo uno dei miei (tanti, purtroppo) momenti di down; niente di nuovo, in realtà. Ormai mi conosco, so come è altalenante la mia condizione mentale, so quanto percorso (faticoso, estenuante alle volte) ho già fatto e quanto ancora ne devo fare, per riconciliarmi con la parte di me che, così ostinatamente, tenta di tirarmi giù, con lei.

Il periodo delle feste natalizie è sempre difficile da digerire per me; bisogna fare i conti con molti aspetti della propria vita che normalmente tentiamo di tenere lontani attraverso una routine quotidiana nella quale io, personalmente, mi rifugio spesso. La famiglia che vuole riunirsi, quella felicità e quella serenità che, non so mai quanto sinceramente, le persone vogliono esprimere, perchè in fondo è pur sempre Natale. Io in realtà non vedo l’ora,ogni anno, che arrivi la fine, che tutto torni alla “normalità”.

Purtroppo, negli ultimi mesi, ho avuto alcune esperienze di lavoro decisamente non gratificanti; quel lavoro nel quale mi sono rifugiato, per dimenticare il dolore dovuto alla rinuncia agli studi universitari. Una decisione che, seppur sofferta, era doveroso prendere; l’università stava lentamente diventando un mostro gigantesco, una montagna impossibile da scalare, e io ero sempre più abbattuto. Lavorare mi ha aiutato un po’ a sentirmi, come dico sempre, “dentro” il mondo, una parte di qualcosa, una risorsa utile agli altri, ma soprattutto a me stesso.

Ora sono senza lavoro, mi ritrovo a passare le mie giornate a casa, nel letto, a fare a cazzotti con quella voce interna che non mi abbandona mai; ogni tanto si affievolisce e riesco a gestirla, mi sento meglio e fiero del mio cambiamento. Alle volte, invece, come in questo momento, è decisamente più forte di me, mi sento sopraffatto, fragile, tanto che potrei spezzarmi in un attimo.
Attendo ansioso di ricominciare la terapia, perche ne ho davvero bisogno.

Ho anche pensato di andare all’estero, di fare un esperienza di lavoro da qualche parte; adoro viaggiare…Avrei voluto farlo molto di più.
Alle persone che mi chiedono perchè non decida di prendere quel maledetto zaino e, semplicemente, partire, rispondo sempre mettendo sul piatto delle scusanti che sanno molto di luogo comune, che non ci sono i soldi, che parlo poco e male le lingue straniere; in realtà il motivo è semplice: io ho PAURA. Di tutto. Principalmente di non essere adeguato alle situazioni, di non riuscire a gestire delle esperienze che magari invece sarebbero, da un punto di vista emotivo, delle vere e proprie boccate d’ossigeno.

Mi irrigidisco subito, e do voce alla parte di me, così diabolicamente premurosa, che mi ripete:”Ma cosa ci vai a fare a Barcellona, o ad Amsterdam, o quello che è…Tanto non ne saresti in grado; a malapena riesci a mettere due parole insieme con una persona, dove pensi di andare? Lontano da casa, lontano da quelle poche cose di cui ti circondi, il tuo personale e rassicurante orticello. RIMANI QUI, con me, lascia la vita agli altri, che se lo meritano più di te.”

Meno male che c’è la palestra; quegli attrezzi fatti di ferro, plastica e gomma mi aiutano così tanto, mi fanno avere quelle poche ore di libertà in cui mi mischio tra le persone, sento le loro voci, i loro odori, e mi sento un po’ meno alienato. E poi credo, ormai, di essere dipendente da quella sensazione di stanchezza e sfinimento che sento nei muscoli e nelle ossa quando finisco il mio programma di allenamento. Mi fa sentire così dannatamente vivo, percepisco la mia linfa vitale che torna a circolare, veloce e fiera, nelle mie vene.

Ovviamente non posso sapere cosa mi attende in futuro, voglio solo continuare a combattere, con il coltello tra i denti, per conquistarmi il mio posto nel mondo, per dire a quella parte di me:”Lo vedi, ce l’ho fatta”.

Mi fermerei qui. So quanto sia difficile oggi accettare i lunghi discorsi, le analisi, le lunghe e noiose confessioni di una persona in difficoltà; oggi è tutto alla velocità della luce, bisogna dire quello che si pensa in poche righe, non ci si può perdere in chiacchiere, perche non abbiamo tempo. Ecco, io di tempo ne ho molto, e sentivo il bisogno di scrivere; per cui mi scuso per la lunghezza e ringrazio con tutto il cuore chi avrà la pazienza di ascoltare la mia voce. Buona vita a tutti/e.

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Comments

  1. Qualche adulto significativo ti ha fatto credere che non ce la fai. Ne sei convinto anche tu. Non è facile camminare con queste zavorre, ma si può anche ri-decidere, che sei abbastanza forte e capace per affrontare quel mondo che ti fa tanta paura. Alzarsi in piedi ed andare, con ciò che siamo. Buon cammino

  2. Saper esprimersi cosi’, raccontando di se’, non e’ da tutti… e mi voglio proprio congratulare con te. Non e’ facile descriversi come un funambolo, sempre sul filo della vita, senza cadere nel pietismo. Sei bravo… e ti trovo anche coraggioso. Tieni duro… che e’ pure finito, anche questo fottuto Natale. Con simpatia. S.

  3. Questa lettera avrei potuto scriverla io, tanto mi ritrovo nelle parole di questo ragazzo. Ho sempre detto che se dovessi descrivere me stessa con una parola, questa sarebbe proprio PAURA. Paura di cosa? Di tutto, o quasi. Ho anch’io un forte desiderio di viaggiare e vedere posti nuovi, ma non ho mai trovato nessuno disposto a partire con me. Ho da poco passato la trentina, niente mi impedisce di fare i bagagli e partire da sola, ma semplicemente non ci riesco, non sono quel tipo di persona, anche se vorrei tanto esserlo. Vado in terapia da anni anche per riuscire a superare questa mia scarsa fiducia nelle mie capacità, visto che uno dei miei problemi sta proprio nel fatto che mi considero un’incapace. Comprendo quindi tutte le difficoltà di questo ragazzo, perché mi ritrovo anch’io all’incirca nella medesima situazione.
    A te che hai scritto questa lettera, sappi che non sei solo.
    Ti auguro anch’io buona vita.

  4. Ciao! Non è per niente noioso ascoltarti, perché parli con molta onestà e capacità di autoanalisi.
    Quest’anno compirò trent’anni e ho passato anch’io buona parte della mia vita a nascondermi “lasciando la vita agli altri, che la meritano di più”, come tu sai dire, con parole che tagliano come bisturi di diamante.
    Io ancora tento di finire l’università, il mostro che mi tiene legato alle parti più fragili di me. Vengo da una crisi depressiva più grossa delle solite e da un anno di terapia. L’unica cosa che ho imparato e che mi sento di lasciarti, se ti serve, è a smettere di combattere a colpi di coltello con le parti di me, ma a guardarle, lasciarle esistere, prenderle per mano come piccoli bisognosi di cura (quel nascondersi di cui parli lo conosco bene, è il nascondere a me stesso ciò che non accetto di me: nel mio caso, tutto ciò che non collima con un ideale esagerato).
    Ora so che a volte è difficile alzarsi dal letto, che di tante cose ho paura, che a volte sono triste, altre mi faccio cagare, altre ancora mi sento solo e quanto vorrei un abbraccio…
    Per il resto sei super perché vai in terapia e in palestra e quando puoi anche a lavorare. Ottima vita!!!

  5. Ciao… Mi riconosco in alcune delle tue sensazioni e mi spiace e mando un sorriso un abbraccio quel che può servire. Poi provo a buttartene lì una sperando tu non la senta come un giudizio… Non è un “ma dai, ma perché non provi a..?” …. È solo quello che mi è venuto in mente leggendo cosa scrivi a proposito di viaggi e dell’estero. Se la paura è la lingua, la lontananza, lo spaesamento (e non ti giudico e non ti giudicare per questa paura, forse troverai un modo di affrontarla presto, forse no, forse tra un po’) ..perché non provare l’italia? Non so di dove sei esattamente ma certamente sai che il nostro paese ha al suo interno paesaggi culture e luoghi cosi diversi tra loro che un viaggio a siena quando sei di milano può darti pure più (a livello di diversità) di un viaggio a new york! Ti consiglio di lasciarti ispirare da community come quella di workaway, in cui si lavora poco in cambio di vitto alloggio! Esistono possibilità in paradisi italianissimi dove sentirsi meno spaesati ma pur sempre in viaggio e utile e in movimento! Esistono anche famiglie straniere che vivono qui e hanno bisogno in casa, in giardino, nel loro bed nd breakfasto per non so che altro progetto! Sia mai che impari anche le basi della loro lingua e il workaway successivo lo fai nel loro paese d’origine? Questo è solo uno spunto per viaggi loe cost, spero non ti suoni come un giudizio. Se non ti piacerà il sito non sarà un dramma (non è mica il mio sito! ;)) Intanto sostegno a te…

  6. L’unico modo per sconfiggere la paura è affrontarla. Piano piano,poco alla volta e facendosi aiutare ma s serve costanza.ovviamente fare un lungo viaggio è difficile e spaventa.ma puoi iniziare con le piccole cose. Se ad esempio ti fa paura uscire di casa da solo prova con una breve passeggiata in pieno giorno. Sconfiggendo la si acuisce coraggio. E saprai che anche se il tuo mostro è sempre sotto al letto non avrà più potere su di te.la paura va conosciuta. È sintomo di pericolo in alcuni casi ma in altri è solamente il terrore delle cose nuove .l’aver scritto questa mail dimostra che puoi sconfiggere la paura. Che c’è in te qualcosa di più forte che puoi sconfiggere e che vuoi farlo.altrimenti non sarei qui a risponderti.

  7. Finché esiste la voglia di continuare a lottare (non importa quanto debole o incostante o minata dai dubbi) c’è anche la speranza di vincere.

    In bocca al lupo per tutto.

  8. Leggo qui la mia stessa storia. Io sono riuscito a decidere di andare all’estero e, nonostante la mia condizione sia lontana dall’essere perfetta, mi ha aiutato. Lo rifarei mille volte, è stata (e sarà) una medicina.
    Possiamo farcela

  9. Simone de difilippo says:

    Il punto è superare il senso di colpa di ogni tipo,non devi andare da nessuna parte,se vuoi vai,ma il problema è che devi vedere te stesso come un personaggio di un film i sogni cmq un avatar tu sei un avatar di te stesso la tua vera essenza è coscienza pura,ciò è Dio tu sei Dio il tuo personaggio della vita quotidiana è un apparizione ogni sua paura non va negata o allontanata ma superata devi astrarti dalle tue emozioni delle pensare come se le tue emozioni non sono tue ma di quel personaggio così da giudicare in modo diverso

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