Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie, Violenza

La violenza di chi giudica le donne che restano con un uomo violento

Lei scrive:

Cara Eretica,

Ho letto gli ultimi post pubblicati su esperienze di violenza. E ho pensato di raccontarti la mia esperienza per aggiungere qualcosa in più alla questione.

il mio compagno, la persona che amo e con cui convivo, è affetto dal disturbo di personalità Borderline, diagnosticato in psichiatria dopo un TSO richiesto dalla madre.

E’ una persona delicata e violenta, meravigliosamente creativa, di cuore ed empatica. Ma, può trasformasi in un attimo in tutt’altro, come fosse l’opposto della persona che è.

Non so se riuscirò a trovare le parole per poter spiegare il dolore e l’impotenza che provo nel vedere la persona che amo così destabilizzata e insicura.

Non è facile trovare la giusta misura nel donare e ricevere amore in una qualsiasi relazione, figurarsi in una relazione dove l’amore si trasforma in pochi attimi in un coltello, con cui lui taglia la propria pelle per dare un taglio all’insopportabile sensazione di non esistenza. E io non ho neanche il tempo di capire esattamente cosa ha scatenato tutto questo.

Se la crisi lo porta ad essere violento o fare del male a me, lui arriva a punirsi facendosi dieci volte più male di ciò che mi ha fatto. Non lo fa perché è stronzo, cattivo, vuole farmi sentire in colpa, o cerca di manipolarmi. Lo fa perché ha un disturbo.

Più vado avanti e più mi rendo conto di quanto entrambi siamo complessi e che l’etichetta di vittima e di carnefice riducono e mistificano la profondità delle nostre cicatrici, dei nostri percorsi, e dei significati che ciascuno ha dato al proprio vissuto.

Cosa siamo noi?.

Siamo tanto. Colori, sospiri, coccole.

La delicatezza di due corpi che si avvicinano e si scoprono, la violenza verso un vuoto che si tenta sempre di colmare, per non crescere, perché crescere è doloroso. Un pieno che non basta e non sazia.

Siamo gioia intensa e dolore profondo. Ma anche sangue sul pavimento, sputi, abbuffate di cibo, vomitate, violenza, rabbia, rancore, esasperazione. Tanto dolore.

Mi rendo conto che la mia volontà di comprendere la materia di cui siamo fatti non è una strada indolore.

Che sul piatto c’è la mia pelle. Ma anche la sua.

A piene mani scavo dentro di me e dentro la relazione. Mi scopro, ci scopriamo.

E rivendico il fatto di amarlo di fronte a chi pensa di sapere meglio di me di cosa ho bisogno.

Sono profondamente dispiaciuta per le persone preoccupate per me. Per gli amici e i parenti che non sanno cosa fare, come comportarsi, cosa dire e cosa non dire. A volte percepisco il giudizio come una spada di Damocle sulla testa, vorrei che nessuno soffrisse a causa mia.

Io e lui. Nessuno sa quanto ogni giorno lottiamo. Gli appuntamenti col psicoterapeuta, con lo psichiatra, seguire la terapia farmacologica, i gruppi di auto aiuto, gli incontri al centro anti-violenza, e quelli al centro per uomini-maltrattanti, spiegare agli amici e ai parenti cosa succede, superare la vergogna. Poi alla fine c’è chi si allontana, chi prima voleva salvarmi dal mostro cattivo e ora non mi saluta più, chi pensa che io non sia lucida, che sia soggiogata, fragile o addirittura che lo voglio il fidanzato violento. C’è chi non capisce perché sto con lui e non con un”bravo ragazzo” con cui comprare casa, o fare un figlio.

Ho capito, senza farne una colpa, che ci sono persone che proprio non riescono a reggere o non comprendono determinate situazioni e che non posso aspettarmi solidarietà o empatia da tutti. Ma, a parte questo, ho anche ricevuto comprensione, stima, affetto da tantissime persone, e anche tanto, tanto aiuto da amici, familiari e professionisti. Lui, anche se era titubante ad aprirsi, data l’esperienza in psichiatria e la paura di ritornarci, si è aperto. Ci sono stati momenti tragici, in cui disperato mi chiedeva di farlo chiudere in una gabbia, che non meritava di vivere, si definiva un mostro, un abominio. Eccolo li, un uomo di un metro e novanta, rannicchiato su se stesso, con l’emotività di un bambino. Un bambino non amato, arrabbiato, che distrugge tutto. Ma se un uomo può diventare un mostro, un mostro può diventare un uomo. O meglio ancora una persona.

Intorno a noi c’è una rete, e sono fiera del fatto che non abbiamo mollato, che non siamo soli, e che stiamo provando a costruire qualcosa anche attraverso l’esperienza del dolore e della violenza.

Quando si parla di violenza di genere non si ha idea di che costellazione di racconti possono venire fuori. Leggo spesso molte critiche pesanti, volgari e banali sull’argomento. Tifoserie che banalizzano e impoveriscono la questione. Nonostante tutto queste tifoserie sono molto pericolose e alimentano gli stereotipi costruendo un immaginario collettivo privo di comprensione, complessità e osservazione.

Per esempio ieri leggevo su fb un commento di un ragazzo che non si spiegava il motivo per cui certe donne rimangono insieme a quelli che lui definisce “mostri”. Continuava dicendo che sicuramente queste donne insicure di se stesse, starebbero meglio con uomini sensibili, che amano l’arte e si incantano davanti a un quadro, che non con uomini che pensano solo alla palestra e ai muscoli. Insomma un agglomerato di stereotipi, machismo e misuramento di chi ce l’ha più lunga…la sensibilità artistica!.

Ovviamente giudicare in maniera così assoluta le donne, non viene considerata violenza. Ma lo è. E ‘io mi sento accusata e violata molto più dal giudizio di queste persone che dalle crisi del mio ragazzo. Sento poco calore umano, poca accoglienza. Mi sento messa li, in un calderone insieme a tutte le altre donne, come se non avessimo ciascuna la sua storia, la propria personalità. Come se ciascuna non risiedesse nella propria unicità.

Per quanto mi riguarda, continuare a stare accanto alla persona che amo, è una scelta attiva e non un’insulsa accettazione passiva della violenza. È una lotta ogni giorno e io posso dirlo.

Io sto lottando, nella consapevolezza del fatto che la nostra storia non è lineare, ma è ricca di tantissime cose e non c’è un altro uomo che vorrei accanto. Leggiamo insieme libri di poesia, da Neruda a Alda Merini. Una notte abbiamo letto insieme l’arte d’amare di Eric Fromm, ed è stato veramente molto tenero e bello quel momento. Ci sono pomeriggi in cui lui suona la chitarra e cantiamo insieme come fossimo ubriachi. Di notte, spesso lui non riesce a dormire a causa del suo disturbo e guardiamo vecchi film, o parliamo, o cuciniamo pastasciutte. E, niente, amo il fatto che siamo anche tutto questo.

Leggi anche:

Chi vuole costruire una rete di auto/aiuto per le vittime di violenza di genere?

Il mio ragazzo mi ha picchiata ma non voglio lasciarlo

>>>^^^<<<

Abbatto I Muri vive di lavoro volontario e tutto quello che vedete qui è gratis. Aggiornare e gestire questo spazio è un lavoro che costa tempo e fatica. Se mai vi passasse per la mente di esprimere la vostra gratitudine basta un obolo per un caffè (alla nocciola). :*

Donate Now Button
Grazie davvero a chi vorrà contribuire alla causa!
Annunci

Un pensiero riguardo “La violenza di chi giudica le donne che restano con un uomo violento”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.