Antiautoritarismo, Antisessismo, Attivismo, Autodeterminazione, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

Chi vuole costruire una rete di auto/aiuto per le vittime di violenza di genere?

Proprio nei giorni di festa, tra natale e capodanno, mi sono arrivati messaggi con richieste di aiuto, di solidarietà attiva e suggerimenti o disponibilità pratiche. Sarà perché per le feste si sta più insieme, al chiuso delle proprie case, se non hai soldi e un posto dove andare, ed ecco che esplode la violenza e in un modo o nell’altro ti mette con le spalle al muro. E’ inverno, fa freddo, se non hai un posto dove andare e non vuoi rimanere con lui che ti picchia o ti insulta o ti strattona allora ti serve un’alternativa. Mi scrivono che le operatrici dei centri antiviolenza possono non rispondere al telefono, e queste donne, ragazze, non hanno tempo per superare le procedure burocratiche prima dell’ammissione in una casa rifugio, qualora sia vicina e raggiungibile e non sia già strapiena. A volte non vogliono rivolgersi alle forze dell’ordine, non vogliono fare niente che abbia a che fare con le istituzioni, e non resta che tentare strade diverse, cercare solidarietà altrove. Più volte mi è capitato di pubblicare sulla pagina di Abbatto i Muri questi appelli e storie complicate e dolorose e da parte delle persone che leggono arriva grande disponibilità, concreta a volte o con suggerimenti.

Lascio stare i giudizi o i commenti che indicano suore e preti o percorsi obbligati che non possono essere tali perché a scegliere è sempre e comunque la vittima e perché non è così facile che si trovi un luogo in cui una donna che subisce violenza possa trovare calore, cibo, un letto, un consiglio, un abbraccio. Abbatto i Muri garantisce la privacy di queste persone, le mettiamo in contatto con altre persone che ci scrivono in privato o segnaliamo luoghi qualora fossero disponibili, ma non è nulla rispetto a quello di cui ci sarebbe bisogno. Qualcuno propone che si renda disponibile un gruppo di professionisti, psicologi, psicologhe, avvocati/e ma se queste donne devono pagare per avere questa disponibilità allora non funziona. Se scrivono a noi evidentemente c’è un’urgenza che va ben oltre l’appuntamento e il consulto o cose simili. Serve, credo, una sorta di rete di collegamento che comprenda i servizi gratuiti che ci sono già ma che possa contare anche sulla disponibilità di belle persone, collettivi, compagne, sorelle di lotta e singoli/e che abbiano un letto da offrire, un pasto da condividere e un po’ di tempo da concedere.

Non so ancora come si possa costruire una rete che vada oltre le istituzioni e che rispetti i tempi e i bisogni di queste donne, ragazze, persone lgbt in difficoltà, quelle cacciate via di casa, quelle che non hanno nessuno e niente e partono da zero. Non si può cambiare il mondo se non tentando di cambiare le sorti delle singole persone. Non a tutt* è richiesto ovviamente l’obbligo di fare e dare perché sappiamo bene quanto sia precaria l’esistenza di chiunque, ma serve anche capire che gli spazi, quelli liberati, penso ai centri sociali o alle case occupate, per esempio, luoghi da restituire a chi non ne ha per fare cose belle, vivere, esistere, possono essere usati anche per cose di questo tipo. Così come esistono le brigate di solidarietà attiva per le persone post terremoti si potrebbero costituire le brigate contro la violenza di genere o non so. Che si eserciti una prova di sorellanza, un gesto di disponibilità, la costruzione di una rete che attraversi le città e che possa tradursi in una serie di numeri di telefono e nomi e indirizzi e persone e spazi disponibili.

C’è così tanto che vorrei, vorremmo, poter fare ma non si può senza l’aiuto di chi può e vuole. Bisogna andare oltre le opere di carità, il paternalismo o l’istituzionalizzazione di persone che vengono incastrate nei sistemi per troppo tempo prima che siano restituite alla vita. Come si può costruire una rete del genere? Come possiamo essere utili, insieme, per rendere migliore la vita di chi ha bisogno di aiuto? E’ chiaro che per costruire una cosa del genere servono percorsi e persone verificate e conosciute. Non darò ad una persona che chiede aiuto il numero di telefono di una persona che non conosco, che non si rende visibile. Una persona che non so a che rete appartenga, che genere di attivismo pratichi e di quale spazio faccia parte. Per ogni persona disponibile servirebbe un punto di riferimento territoriale, uno spazio occupato, una sede di una associazione che si rende disponibile, affinché possiate incontrarvi, organizzarvi, conoscervi, se vorrete dare un impegno duraturo. O riferirvi a me, a noi, ma da sol* non possiamo fare tutto.

Devono esserci percorsi certi, sicuri, assieme ai tanti “ho un posto letto per qualche giorno.. e posso ospitarti se ne hai bisogno”. Serve che vittime di violenza di genere siano a contatto con chi non veicola stereotipi di genere o può in qualunque modo fare loro del male. Serve tutto. Ma ditemi se è una buona idea e se avete voglia di dare una mano o cosa. Intanto scrivo questo. Attendo commenti e mail a abbattoimuri@gmail.com

8 pensieri riguardo “Chi vuole costruire una rete di auto/aiuto per le vittime di violenza di genere?”

  1. Mi metto a disposizione: sono una maestra di 33 anni, sposata, 4 cani, due divani comodissimi (non sapete che dormite tra una correzione compiti e l’altra). Presidente, sceneggiatrice, regista e attrice dell’Associazione Culturale Personalità Multiple (linko qui nella generalità dei commenti la pagina), oltre a commedie seguiamo molto i problemi della violenza di genere e del femminismo, assieme all’Assessore alle Politiche Sociali del comune limitrofo al mio (fino all’ultimo cambio di giunta il nostro comune era un po’ sordo, ora vedremo) e a UDI e SOSRosa della zona – abbiamo organizzato letture e spettacoli itineranti.
    Mio marito è vicepresidente dell’associazione e quando gli ho parlato del dare disponibilità ha detto “certo ovvio” con un tono così sereno come fosse una cosa già discussa e assodata che era adorabile.
    Provincia di Gorizia.

      1. Trecento commenti, evvai. Comunque, poi posso lasciare in privato anche il numero di cellulare, le mail sono controllate in continuo e il cell anche

  2. Mi chiamo Paolino Galante (Paolo) condivido completamente la necessità di una catena solidale, proprio per questo, pur non facendo parte di nessuna organizzazione mi rendo disponibile per ospitare, supportare, aiutare una persona che ne abbia necessità

  3. Si potrebbe creare una specie di “social street” ma in versione “global” dove appunto si crea rete sociale ed istituzionale solo per questo tipo di problematiche

  4. Buona sera mi chiamo antOrnella e sono vittima di abbandono familiare e di violenza di genere.
    Ho bisogno di non sentirmi sola e di poter passare del tempo con altre donde e persone che mi diano rispetto e solidarietà per non sentirmi isolata. Potete contattarmi su fb.
    Antonella caione

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