Antisessismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie, Violenza

Quando ti senti obbligata a farlo anche se vorresti dire NO

Lei scrive:

Ciao eretica, ho cominciato da qualche mese a seguire la tua pagina, da quando, scorrendo sulla home di facebook, mi sono ripetutamente imbattuta in commenti e stati sessisti e misogini, proferiti da persone che ovviamente non hanno coscienza della pericolosità dei messaggi che veicolano, e che sarebbero pronte a giurarsi “solidali” alla causa femminista.

Ho eliminato quei contatti, ai quali sarebbe stato del tutto inutile cercare di spiegare che il giudizio della persona intesa come “essere che agisce e che pensa” non può passare attraverso la sua derisione sul piano sessuale; che definire una donna “cagna” per esprimere il proprio dissenso circa le sue idee e i suoi comportamenti sociali è totalmente inappropriato.

Leggendo le vostre testimonianze, ho ripensato ad una situazione che ho vissuto circa un anno e mezzo fa, che vorrei condividere con voi per cogliere l’occasione di sfogarmi. Mi ero invaghita di un ragazzo con cui condividevo la passione per la musica e il canto. Essendo io una persona piuttosto intraprendente, ho cominciato a lanciargli qualche segnale, per capire se l’interesse fosse reciproco, e una volta appurato che lo era, ho fatto in modo di creare il pretesto per un’uscita.

E ci sono riuscita. La serata è trascorsa divinamente. Abbiamo parlato di tutto, ci siamo ascoltati tanto. E soprattutto, abbiamo bevuto tanto. Così tanto che, quando mi ha proposto una spaghettata notturna a casa sua, non ho potuto resistere. Nel mentre, sulla strada, mi ha appassionatamente baciata, e io non potevo che esserne entusiasta. Arrivati a destinazione, mi sono resa conto che non ci sarebbe stata nessuna spaghettata: la situazione cominciava a scaldarsi.

Ora, in tempi non molto lontani dall’accaduto, non mi sarei fatta alcuno scrupolo a a fare sesso al primo appuntamento con un ragazzo che – si intende – mi fosse piaciuto. Ma con lui avevo deciso che sarebbe stato diverso, perché volevo sperimentare l’euforia dell’attesa, quella meravigliosa tensione emotiva che si viene a creare quando si sta a tanto così dall’oggetto del desiderio ma ce ne si priva ugualmente. E volevo provarla semplicemente perché non lo avevo forse mai fatto, e la ritenevo un’esperienza preziosa per provare a conoscermi meglio, a capire cosa mi piacesse davvero.

Ma lui non era dello stesso avviso. E così ha cominciato a insistere perché lo facessimo subito. All’inizio mi piaceva, come situazione, perché ero lusingata dalla sua impazienza e mi sentivo “potente”, perché tutto sarebbe dipeso da me. Così, continuando comunque a baciarlo appassionatamente, ho cercato di fargli pregustare un po’ di quell’euforia che ci saremmo presto concessi; presto, ma non subito, perché al contempo gli dicevo che non sarebbe successo in quell’istante. Ma lui niente. Continuava a insistere, tanto che, repentinamente, sono passata dal compiacimento al disagio. E all’inquietudine. Perché erano le quattro di notte, ero a casa sua (da tutt’altra parte rispetto alla mia), ubriaca.

Ho cominciato a pensare che le possibilità fossero solo due: andarmene (ma nel mentre, facendo mente locale, mi rendevo conto di non avere nemmeno i soldi per pagarmi un taxi) o cedere. Oramai mi ero rassegnata al fatto che se fossi rimasta non avrei potuto sottrarmi alla sua volontà. Eppure tutto ciò che volevo era evitare che mi penetrasse. Ho cercato di dissuaderlo accordandogli dei preliminari (nei confronti dei quali non ero esattamente bendisposta, ma semplicemente mi sarebbero pesati meno di un rapporto completo). Ma niente: la sua determinazione non si è messa a tacere.

A quel punto ho realizzato che una persona del genere non mi sarebbe mai potuta piacere; che sì, era ubriaco anche lui e probabilmente non faceva sesso da un po’, ma nulla poteva giustificare il fatto di non tenere in minima considerazione la mia volontà. E allora mi sono detta “farò sesso con lui e sarà l’ultima volta”. Nel tentativo di difendermi dall’evidenza dei fatti – che se mi fossi opposta con tutte le mie forze, forse avrei provocato anche la sua, di forza – ho lasciato che si servisse di me. Piuttosto che permettergli di pensare che fosse riuscito ad avermi contro il mio consenso, ho preferito fargli credere che una scopata in più non mi avrebbe cambiato la vita; che quel “contentino” lo avrei dato ad una persona indegna persino della mia collera e della mia indignazione.

Imperturbabilità – mi ero detta. E da domani lo eviti come la peste. La verità è che l’indomani mi sono sentita terribilmente sporca. Ho realizzato di essere scesa – per la prima volta nella mia vita – a compromessi con la mia volontà. Ho pianto tanto per la vergogna. Ma il peggio è arrivato quando ci siamo riaffrontati: per messaggi lui mi ha detto che “credevo stessi un po’ facendo la parte, che tutto sommato ti andasse di farlo, altrimenti non mi avresti provocato”. E lì ho capito che sì, ero in debito con me stessa, ma che lui restava un esempio lampante di come secoli e secoli di abuso di potere abbiano persuaso l’uomo che le ritrosie della donna siano solo giochetti di psicologia inversa per farli eccitare di più.

Mi ci è voluto un po’ per reagire all’accaduto. Sono rimasta a lungo intrappolata in quella rete di finto self control che mi spingeva a credere che tutto sommato ne fossi uscita “vincitrice”, che gli avessi persino dato uno schiaffo morale, come a dire “tieniti la tua squallida penetrazione, di certo la mia integrità morale non verrà scalfita dal tuo pene”. Dal momento che condividevamo diversi ambienti, ero costretta a rivederlo e ho continuato a salutarlo e a scambiarci due chiacchiere di circostanza come se niente fosse, sempre in nome di questa presunta superiorità morale. Mi tormentava il pensiero di non potergli recriminare nulla, perché IO avevo acconsentito. Me ne voglio ancora, per questo. Chiedo di restare anonima. Grazie per l’ascolto.

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1 pensiero su “Quando ti senti obbligata a farlo anche se vorresti dire NO”

  1. Ciao, mi rendo conto che tutto quanto hai scritto qui non sarebbe stato possibile dirglielo al momento o farglielo capire in qualche modo ma sinceramente, da uomo, penso che lui sapesse adesso quello che hai provato allora e quello che tu stavi cercando di costruire con lui (quello che ha perso), si sentirebbe una merdaccia.
    Ovviamente non ho parole di giustificazione per lui ne di conforto per te. L’unica cosa che mi sento di dire a commento della tua vicenda è che se durante questi messaggi che ci sono e/o ci saranno ancora, non sarebbe male se potesse capire quanto male ti ha fatto e che pezzo di merda sia stato. Per cui credo che dirglielo con franchezza, facendogli pesare anche a lui il rimorso di aver fatto uno stupro (anche se velato da un consenso di circostanza), potrebbe servire a farlo riflettere o almeno a lasciargli anche a lui un po’ di quell’amaro dentro che hai provato tu.

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