Antisessismo, Autodeterminazione, Cronache Dublinesi, Personale/Politico, Welfare

Cronache Dublinesi: deludente sanità in Irlanda e buone pratiche in Italia

Per continuare la mia riflessione sulla maniera in cui funziona la sanità in Irlanda la mia amica (detta #badante 😀 ) chiarisce e integra l’argomento. Lei scrive:

Io l’Irlanda la amo. E’ il paese che mi ha accolta quando ero alla disperata ricerca di lavoro (per sopravvivere, non per fare carriera, non sono un “cervello in fuga”, sono una migrante, privilegiata perché bianca ed europea, ma pur sempre migrante). L’Irlanda però è ANCHE il paese che mi ha fatto guardare con occhi completamente diversi al SSN italiano. Mi pare chiaro che Eretica scriva il suo post come testimonianza, non certo per dire che l’Irlanda fa schifo: racconta che l’esperienza avuta fa schifo, aspettare 12 ore per una prescrizione fa schifo, fa schifo che al triage ti chiedano che religione pratichi (che accidenti gliene importa??) o il tuo “marital status” (che rilevanza medica può avere una cosa così?).

Ma davvero ti cureranno meglio in base a questo tipo di informazioni? In un paese ancora sotto la pesantissima cappa culturale cattolica è davvero una buona cosa rendere disponibili simili informazioni? Passando a cose più lievi, volevo anche dire che ci sono delle cose curiose qui, che in quanto straniera ho imparato con un certo stupore.

Quando cercavo una siringa: vado al supermercato, nulla, non ne vendono, mi dico ok qui le avranno solo in farmacia, allora vado in farmacia e la tipa mi guarda un po’ strano e piglia su da un cassetto la parte in plastica di una siringa; ok, grazie, le dico, ma manca l’ago! A questo punto lei mi guarda con sospetto e mi spiega che no, solo un medico può fare iniezioni e che una siringa completa non la vendono da nessuna parte, è una roba da medici.

Oggi quindi so che se hai bisogno di una semplice iniezione intramuscolo o vai dal GP (Medico generico: 60 Euro solo una prescrizione. Quanto costerà la somministrazione di una terapia?) o niente, capite? E mi viene in mente che moltissime persone di mia conoscenza sanno come gestire una iniezione intramuscolo: non è pratica comune anche nella vostra famiglia? Altra cosa singolare: se hai bisogno di acqua ossigenata, ordinala online, non ce n’è in nessun supermarket né farmacia. Giuro. Ogni tanto la chiedo a chi dall’Italia viene a trovarmi ed ha bagaglio imbarcato! A chi ha commentato scrivendo dell’assicurazione privata: grazie-signore-grazie io ce l’ho e copre determinate cose, certo che sì.

Ovviamente se hai deciso di stabilirti qui DEVI averla: avete visto nella foto che ha postato Eretica i prezzi per ogni giorno di ricovero? Parliamo di più di mille euro. Ma per chi è qua di passaggio? E’ giusto che ci sia il rischio di trovarsi in difficoltà e non potersi permettere le cure? E’ questo che vogliamo? Lo so anche io che il SSN italiano ha dei difettacci terribili. Ma è NULLA al confronto del fatto che qui in Pronto Soccorso quello che sembra totalmente mancare non è né l’empatia, la professionalità e l’attenzione dei medici (sebbene più di qualcuno mi abbia riferito esperienze non simpatiche, che credo tuttavia possano accadere ovunque).

Non manca neppure la qualità delle infrastrutture: il Mater Hospital di cui si dice nel post è un edificio moderno, pulito e non è poco, se ripenso a certe situazioni che ho visto in Italia. No, davvero quel che qui sembra mancare è una organizzazione minima (penso ai semplici codici di colore diverso in base alla gravità assegnati al triage in PS italiano) – qui hai la percezione che tutto sia affidato alla buona volontà dei singoli, ho visto impiegate fare avanti e indietro con queste schede rosa/azzurre e tutto sembra poco informatizzato.

Io che per ragioni di salute devo tornare in Italia ogni tot mesi per controlli specialistici vi dico: non c’è paragone. E non sto dicendo che questa è la Verità, dico solo: questa è la mia esperienza. A me pare che il post di Eretica dica quel che già sapevo: la sanità pubblica italiana va difesa con le unghie e coi denti. Migliorata, certo. Ma senza buttar via all’ammasso tutto. Chi dice che “evviva-non-c’è-problema-privatizziamo” non ha idea secondo me e parla non tenendo in conto tutte le possibili conseguenze.

Vale infine la pena citare questo aneddoto: qualche mese fa ero nella canteen (luogo per la pausa pranzo), in azienda, quando Mark mi fa dei gran cenni e mi chiama a gran voce. Mi dice “voglio raccontarti cosa mi è capitato”. Mi dice che era a Milano due giorni prima, che dopo una mattinata per un meeting presso un cliente, alle due del pomeriggio si concede un pranzo frugale ma di qualità in un ristorante del centro: “non conosco la zona, ero vicino allo Stadio” mi dice. Un piatto di spaghetti alle vongole ed un bicchiere di bianco.

Disgraziatamente (“non so come sia potuto accadere!” mi dice, ma io lo so: un uomo simpaticissimo ma gran chiacchierone, si sarà distratto!) ingoia per sbaglio una delle valve dei frutti di mare e sebbene le vie respiratorie siano libere, non riesce a sputare il tutto, anzi nel tentativo di tirar fuori quel guscio si graffia la gola ed inizia a sanguinare. Io inorridita dal racconto, ma lui entusiasta continua: in pochi minuti arriva un’ambulanza che lo trasporta al più vicino ospedale (non conosco Milano e non ho idea di quale possa essere).

A questo punto Mark si spertica in complimenti: “mi hanno fatto questo esame, questi test e questo e questo!” (lista di esami vari), sottolineando che la sua unica difficoltà sia stata quella di farsi capire (il personale non parlava inglese) e che però tutti erano di una attenzione e di una gentilezza infinita. Mark dice loro che ha un aereo alle otto di sera. I medici risolvono il problema (non sono sicura di aver capito, ma parrebbe che abbiano frantumato il guscio per non creare ulteriori danni) e alle sette Mark è su un taxi (chiamato dal personale sanitario) verso l’aeroporto. Con la sua parlantina e con gli occhi sgranati Mark mi raccontava pieno di meraviglia: “Antonella you may not believe this ma l’unica cosa che hanno voluto da me è stato un mio documento!”, io sorridevo pensando “certo che sì” e lui insisteva “sono stati precisi, veloci e non ho pagato un soldo per un servizio così accurato, capisci?”.

Mark è un uomo che ha girato il mondo, molto simpatico e pieno di energia e – poiché sono ormai l’unica italiana a lavorare là – ci teneva moltissimo a raccontare questa storia. Mark è un dirigente della mia azienda, il direttore del marketing, per la precisione. Non uno di quelli che la security butta fuori dalla sala d’attesa perché fingendo di essere in coda per la visita sta solo cercando di trascorrere una notte al caldo. Mark è un uomo dalle più che discrete possibilità economiche, che ha quindi accesso alle migliori cure, qui in Irlanda. Ma ci teneva a farmi sapere che il suo – disgraziato – incontro con la sanità italiana è stato di grandissimo livello.

E anche questo mio racconto vale quel che vale, ma spero possa servire a tutti per riflettere sul fatto che in Italia, che tu sia un danaroso dirigente d’azienda o un poverocristo che ha ingoiato una vongola, per curarti i medici da te vorranno solo sapere come ti chiami e da dove vieni. Nemmeno di che religione sei o se sei single o sposato, pensate.

Antonella

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4 pensieri su “Cronache Dublinesi: deludente sanità in Irlanda e buone pratiche in Italia”

  1. mi sento di dire qualcosa, sono infermiera in un pronto soccorso italiano. E’ vero che non è tutto da buttare e ormai si sta pagando molto anche qui ma dobbiamo proprio considerarci fortunati. La mia paura è che la politica renda tutto privatizzato e ormai siamo sulla buona strada. Comunque da noi il personale ce la mette tutta e spesso comunque riceviamo insulti e parolacce per disguidi e problemi che molte volte non sono creati da noi. Vorrei che questo post servisse a tutti a riflettere sulla situazione, pur non negando, credetemi, che esista la malasanità, l’ignoranza e la cattiva etica anche nelle nostre realtà. Valentina

  2. Purtroppo la mslssanità è creata ad arte da quella stessa politica che si nutre sia dello spreco del pubblico che delle belle e ricche elargizioni della sanità privata che mira a prendere il posto della prima.La politica toglie risorse di personale, tecniche, logistiche, economiche alla sanità pubblica…la gente di esapera e incolpa i medici pubblici dove comunque , sempre per colpa della mala politica vi sono anche degli incapaci, ed alla fine pensa che col privati starà meglio…ma…non si accorge che così facendo si sta scavando la fossa con le proprie mani.

  3. Ricordo una visita ginecologica al Rotunda Hospital di Dublino anni fa, per un fibroma uterino che volevo tenere sotto controllo (poi rimosso in Italia). Mi presento nell’ambulatorio dopo aver aspettato un bel pò, circondata prevalentemente da donne incinte di ogni etnia e credo religioso, e la dottoressa mi chiede subito ” Signora, da quanto sta tentando di rimanere incinta?” e io “Ehhh? Guardi che sono qui per una visita ed un’ecografia interna di controllo del mio fibroma, non ha letto il foglio?” Lei, guardandomi come se avessi tre teste “il fatto di avere un fibroma comunque non le impedisce di avere e portare a termine una gravidanza”, e io sempre più basita e cominciando ad inalberarmi “Scusi eh, potrebbe iniziare a visitarmi intanto? Non sono interessata ad avere info su una gravidanza, e nemmeno ad averne una, di gravidanza, okay? Ma cos’è un cliché irlandese, quello di pensare che ogni donna debba per forza partorire?!!” (che poi la dottoressa era pure indiana di origine).
    Insomma un vero strazio, ed è stata la prima e l’ultima volta che ho fatto una visita ginecologica a Dublino.

    Ho vissuto 6 anni a Dublino, presto tornerò a viverci non so per quanto, e penso che se dovessi avere grossi problemi di salute tornerei subito in Italia, nella regione dove ho la residenza e dove mi sono sempre trovata benissimo sia per le visite che per alcuni interventi avuti, perché seppur abbia avuto a suo tempo un’ottima dottoressa che mi diagnosticò subito e seguì durante la mia orribile influenza suina senza farmi pagare alcun extra per le visite a domicilio, credo che l’Irlanda sia ancora molto indietro per quanto riguarda la diagnostica precoce e la chirurgia.

  4. Aggiungo che fino al 2010, adesso non lo so, nelle farmacie irlandesi non potevano vendere nemmeno l’iperico, noto antidepressivo naturale, poiché era illegale mi dissero. Ricordo che dovevo farmene mandare confezioni dall’Italia periodicamente e farne scorta quando tornavo a casa dei miei, altro strazio e cosa per me incomprensibile.

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