Antiautoritarismo, Antifascismo, Antirazzismo, Antisessismo, Autodeterminazione, R-Esistenze, Violenza

La parità secondo Mra e Nazisti: picchiare le donne come si fa con gli uomini

A commento di un post in cui si parla di Christopher Cantwell, il nazi suprematista bianco che aveva militato nell’Mra, movimento per i diritti degli uomini, Andrea suggerisce di approfondire altro a proposito di quel che i suprematisti bianchi combinano in giro e quale sia la concezione teorica e pratica che loro ammettono come strategia guerrafondaia contro le donne.

C’è un primo video in cui Cantwell

diventa famoso come “the crying nazi” dopo aver pubblicato questo video in cui piange e si definisce terrorizzato perchè ha saputo che potrebbe esserci un mandato nei suoi confronti.

Ed un secondo in cui viene mostrato come nello

stesso periodo uomini della stessa fazione avevano iniziato a pubblicare la foto di una ragazza che veniva colpita in pieno viso dal pugno di un neonazista. era un’immagine davvero raccapricciante e i neonazi americani la condividevano commentando tutti felici che la nazifemminista (ovviamente definivano così la ragazza che manifestava contro trump) aveva avuto quel che desiderava. per questa gente la parità dei diritti significa pestare le donne come si pesta un uomo. da parte di uomini ovviamente. fu una vicenda orribile. il succo era proprio questo e lo esprimevano così: vuoi la parità? allora ti picchio come farei con un uomo.

Il video mostra come un gruppo di forsennati nazisti aggrediscono chiunque manifesti contro Trump, come fosse la mano armata e violenta di una campagna elettorale che si è svolta a suon di parole che istigano all’odio di genere, di razza, di classe. I nazisti hanno evidentemente visto un’occasione per ottenere visibilità per poter aggredire chiunque abbia idee diverse dalle loro. Analizzando i commenti sotto il video si capisce che la piazza corrisponde ad un inno d’odio corale che assume come vittime anche le donne. Questa maniera di considerare le donne “pericolose” e di immaginare che se lui non l’avesse picchiata lei avrebbe potuto picchiare lui, addirittura buttare una bomba o dare un colpo di bottiglia in testa – tutto ciò non c’è nel video – fa parte dello stesso comune immaginario di chi vittimizza gli uomini ritenendo che le donne siano il nemico numero uno. E’ lo stesso linguaggio di questi movimenti “per i diritti degli uomini”. E’ lo stesso contesto e lo stesso target d’ascolto quello che pesca in apologie di violenza che istigano a picchiare le donne.

Gli elementi che portano solitamente nelle discussioni sono questi:

  • le donne sono egualmente violente
  • dunque tutti gli uomini sono vittime
  • le donne devono smetterla di fare le vittime
  • perché le vere vittime sono i maschi

L’assunto per cui la cultura vittimizza che donne per concedersi interventi paternalisti che supportano la cultura patriarcale a loro sfugge definitivamente. Loro negano che esista una cultura opprimente che ha elevato gli stereotipi sessisti a elementi identificativi dei sessi e dei generi. Chiedono a noi di non pensare che le donne siano tutte vittime e noi lo sappiamo. La nostra lotta è tesa a non vittimizzare le donne. Oltretutto sappiamo che non tutte sono vittime. Questo lo sappiamo. Ma questo per loro è il pretesto per dire che allora, in definitiva, tutti gli uomini sono vittime e tutte le donne sono carnefici. Chiedono che noi non consideriamo gli uomini tutti carnefici e identificano le femministe che lo pensano come nazi eccetera ma poi definiscono tutte le donne come carnefici. Colpevoli. Come se fossero le donne a doversi scusare con gli uomini a prescindere dalle nostre azioni. Colpevoli alla nascita. Definite così da chi chiede che non si definiscano gli uomini colpevoli alla nascita.

Hanno imparato da noi, ovviamente, la tecnica di decostruzione e sovversione del messaggio. Uso il termine sovversione ma non c’è nulla di sovversivo perché si vuole solo ripristinare il sistema. Tornare all’ordine con ruoli di potere assegnati per sesso agli uomini e quello a cui evidentemente aspirano. Voglio la licenza per poterci picchiare, a volte uccidere, e che non ci si dica che demonizziamo perché non siamo noi a farlo. Sono loro a demonizzare le donne incluse quelle che provano a discutere e a capire e che per questo vengono prese di mira da donne – che pensano cose fanaticamente opposte e speculari – che non attendono altro che di una scusa per poter esercitare bullismo.

Noi distruggiamo i muri e altri li ergono per rinchiuderci nell’area isolata in cui poter subire un atto di lapidazione collettiva. La caccia alle streghe è fatta anche di questo. Perciò continueremo ad analizzare linguaggi e dinamiche politiche che comunque ci riguardano perché quel che accade altrove ci riguarda sempre e comunque. Chi ha altro da dire su questo ci scriva pure a abbattoimuri@gmail.com

Chi ha voglia di discutere con noi in maniera civile ci scriva pure anche se non la pensa come noi.

>>>^^^<<<

Abbatto I Muri vive di lavoro volontario e tutto quello che vedete qui è gratis. Aggiornare e gestire questo spazio è un lavoro che costa tempo e fatica. Se mai vi passasse per la mente di esprimere la vostra gratitudine basta un obolo per un caffè (alla nocciola). :*

Donate Now Button
Grazie davvero a chi vorrà contribuire alla causa!

Leggi anche:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.