Antiautoritarismo, Antifascismo, Antirazzismo, Questa Donna No, R-Esistenze

#CharlottesVille: La verità sulle donne e la supremazia bianca

KKK women blinded from burning crosses in 1956. Photo: Bettmann/Bettmann Archive

Articolo originale qui. Traduzione militante di Isabella.

Scritto da Laura Smith

Quando la foto segnaletica di James Alex Fields Jr. fu divulgata dopo che egli aveva guidato il suo Dodge Challenger attraverso una contro protesta a Charlottesville, nessuno rimase sorpreso da ciò che l’immagine rivelò: un giovane uomo bianco con un taglio neo-fascista. Figure di “estrema destra” come Richard Spencer attiravano quasi tutti i riflettori dei media interessati a dare risalto al nazionalismo bianco, creando l’impressione che si trattasse di un movimento per soli uomini e, come molti sottolinearono, i suprematisti bianchi che si radunarono quel sabato erano principalmente uomini.

Quando si tratta di identificare i perpetratori di odio razziale in questo paese, siamo tentati di confortarci con gli stereotipi di genere. Ma le donne hanno sempre svolto un ruolo determinante nei movimenti di supremazia bianca.

Mentre la marcia a Charlottesville avvenne in reazione alla proposta per la rimozione di una statua di un generale confederato, le donne furono responsabili per l’ergersi di molte di queste statue “confederate” in tutto il paese all’inizio del XX secolo. Negli anni ’20, le donne componevano il braccio più influente del KKK. E non dimentichiamo le elezioni che hanno incoraggiato questi moderni suprematisti bianchi: più della metà delle donne bianche hanno votato per Trump. Trascurare il quadro completo quando si parla di chi rappresenta l’estrema destra vuol dire sottovalutarne seriamente la portata.

Quando pensiamo al Klan – uno dei gruppi di odio più famosi e immediatamente riconoscibili – immaginiamo volti maschili sotto i cappucci bianchi a punta. Ma un esame storico del periodo in cui quell’organizzazione ebbe maggiore influenza racconta una storia ben diversa. Negli anni ’20 ci fu un vero e proprio boom per il Klan. L’iscrizione contava circa 4 milioni di membri – un numero che fa apparire meno minacciosa l’organizzazione di oggi – e non arrecava su di se’ nessuno stigma negativo.

William Joseph Simmons era il fondatore del Klan di quell’epoca, ma una donna ne divenne la portavoce e probabilmente il suo membro più influente. Secondo il libro della storica Kathleen Blee, Women of the Klan, Elizabeth Tyler fu “la prima importante protagonista femminile” del Klan negli anni ’20. Nel mezzo della crisi finanziaria, il Klan assunse Tyler affinché realizzasse una campagna pubblicitaria e reclutasse nuovi membri. Uno dei suoi contributi più importanti è stato galvanizzare la base del KKK espandendo la lista dei nemici giurati del Klan ben oltre la gente nera: cattolici, ebrei, immigrati e comunisti. Sotto la sua guida, il Klan subì “un drammatico capovolgimento della sua fortuna”. Si stima che 85.000 nuovi membri aderirono. A un certo punto, il ribelle Klansmen sostenne che lei era il vero capo del Klan e che Simmons fosse solo un capo di facciata. Un’indagine congressuale concordò con questa tesi.

Il ruolo di Tyler avrebbe potuto essere scambiato per un’anomalia se non fosse per quello che accadde poco dopo. Tyler guidò le donne del Klu Klux Klan, tutte le donne, come braccio autonomo del KKK che contava all’incirca mezzo milione di membri durante gli anni ’20. Come ho scritto in un pezzo (su Timeline) sul WKKK, l’organizzazione era più dotata di arguzia di quanto non lo fosse la sua controparte maschile perché “esse erano migliori rispetto al gruppo degli uomini nella capacità di nascondere la loro missione suprematista bianca dietro una facciata di lotta in nome del benessere sociale”. Il gruppo ha aiutato a normalizzare il terrorismo degli uomini del KKK. Negli opuscoli di quel tempo si poteva leggere: “Sei interessato al benessere della nostra nazione? Come donna emancipata sei interessata a un governo migliore?”. Tra pic-nic, pranzi e croci bruciate, queste donne bianche chiamavano altre a supportare leggi razziste sull’immigrazione, leggi contro i matrimoni misti, contro la possibilità di “mischiarsi” ovvero di fare bambini di “razza mista”, leggi a favore della segregazione.

A causa di uno scandalo scoppiato per lotte intestine e a causa della generale perdita di slancio del Klan, il WKKK si estinse verso la fine del decennio. Ma non c’è dubbio che le donne del Klan (Klanswomen) hanno incanalato la loro xenofobia in altre sfere: l’aula scolastica (in nome del benessere dei figli), il consiglio scolastico (di genitori e insegnanti), la politica locale e nazionale.

Ragionando su una convinzione preoccupante, per cui le donne non sarebbero centrali per i movimenti razzisti, individuiamo un altro argomento: ovvero che il razzismo nascerebbe e si svilupperebbe in un vuoto sociale (come se non vi fosse nessun@ a supportarlo a parte i razzisti più visibili – ndb.). Coloro che pensano che la supremazia bianca sia una cosa dei “ragazzi bianchi” devono interrogarsi sulla natura della fantasia che essi hanno costruito. Crediamo davvero che gli uomini che tengono le torce in queste fotografie vivano in una sorta di società con un unico genere o che le donne con cui interagiscono non abbiano influenza nelle loro comunità? Possono esserci meno marce con le torce accese, ma state tranquilli perché le donne svolgono un ruolo importante ovunque possano realizzare la loro agenda politica. Se il Klan degli anni ’20 ci ha mostrato qualcosa, è che le ideologie razziste sono coltivate nelle comunità – non nell’isolamento – e restano intessute nella trama stessa della società. Non capiremo mai i meccanismi che promuovono il razzismo finché non comprendiamo le intere società da cui esso nasce.

Prendi “l’alt-right“, ad esempio. Figure come Anne Coulter hanno propagandato le idee trumpiane molto prima che Trump mostrasse di voler occupare la Casa Bianca. Lauren Southern è diventata, secondo Vice, l’arma “non-così-segreta” dell’alt-right (il movimento della “destra alternativa”). Come recentemente sottolineato da un articolo di Harpers.org, un gruppo di “self-made female pundits” con un programma bianco-nazionalista cerca di amplificarne la voce. In tutta Europa, un’ondata di leader donne che promuovono una linea dura anti-immigrati e bianco-populista stanno cercando di galvanizzare le elettrici donne. Le donne all’interno di questi movimenti hanno avvertito del fatto che sarebbe una follia ignorarle. Non molto tempo dopo che Donald Trump fu eletto, Lana Lokteff, una donna membro dell ‘”alt-destra”, tenne un discorso destinato a galvanizzare altre donne. Ha detto alla folla: “I nostri nemici sono diventati così arroganti che contano sul nostro silenzio”. Dopotutto, come ha detto Lokteff, “Quando le donne vengono coinvolte, un movimento diventa una seria minaccia”.

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