Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze, Storie, Violenza

Che tipo di persone denunciano falsi stupri?

La nostra idea sulle false accuse hanno poco a che fare con la realtà. (AP Photo/Markus Schreiber)

 

Articolo originale qui – Traduzione militante di Antonella.

Lo spettro delle false accuse di stupro aleggia largamente nell’immaginario collettivo. Vale la pena ricordare i casi più noti: nel 2014 esce sulla rivista Rolling Stone la notizia di un brutale stupro di gruppo nell’Università della Virginia, poi ritrattato e l’accusa nel 2006 contro componenti della squadra di lacrosse della Duke University, risultati poi innocenti. Questi due casi sono stati largamente citati da avvocati difensori, legislatori Repubblicani e da chiunque altro fosse in cerca di una ragione per discutere del pericolo delle false accuse (di stupro). Che succede se una donna fa sesso consensualmente e il giorno dopo se ne pente? Cosa accade se una donna viene lasciata dal suo ragazzo e decide di accusarlo di stupro per vendicarsi? E se lei fosse solo in cerca di attenzione?

In tempi di cultura della sbronza, in cui i limiti del consenso sono sempre più confusi, è vero che le false accuse di stupro stanno raggiungendo livelli epidemici? Voci critiche reclamano un trattamento diverso e più cauto nel trattare le denunce di stupro, da momento che le vite di molti uomini sarebbero così di frequente messe a rischio dalle bugie calunniose delle donne.

Ma le ricerche da me effettuate – che includono studi accademici, inchieste giornalistiche e i casi registrati negli Stati Uniti nel Registro Nazionale dei Proscioglimenti – ci indicano che tutti gli elementi di quella narrativa non corrispondono al vero. Di più: quegli elementi sono scorretti in maniera tale da rendere paradossalmente più probabile la mancata individuazione di segnali di false accuse.

Raramente uomini innocenti vengono falsamente accusati

Iniziamo con l’idea secondo cui le false accuse di stupro rovinerebbero le vite degli uomini e siano di conseguenza un rischio diffuso. Ciò che generalmente le femministe sostengono in risposta a queste affermazioni è che le false accuse siano rare – di tutte le denunce si stima siano false un totale che si aggira tra il 2 e il 10%. Quel che però è ancora più importante sottolineare è che le false accuse di stupro non hanno quasi mai conseguenze gravi. E’ infatti eccezionalmente raro che una falsa accusa abbia come conseguenza una detenzione. Potrebbe essere difficile da credere, specialmente in considerazione del fatto che lo stupro è un crimine che può portare a condanne di anni di galera. Comunque – per iniziare con il peggiore degli scenari possibili – è straordinariamente raro che una falsa accusa porti alla carcerazione. Secondo il National Registry of Exonerations, i cui dati partono dal 1989, negli Stati Uniti ci sono stati solo 52 casi di uomini imprigionati e successivamente rilasciati per accuse di stupro poi risultate false. Come termine di paragone vale la pena dire che nello stesso periodo ci sono stati 790 casi in cui degli individui sono stati rilasciati dopo essere stati accusati di omicidio.

Inoltre, nello studio più dettagliato mai condotto su denunce di violenza sessuale alla polizia, condotto per conto del Ministero dell’Interno britannico nei primi anni 2000, su 216 denunce classificate come false, solo 126 erano arrivate al livello in cui l’accusa aveva intrapreso un processo. Tra tutte quelle, solo 39 avevano fatto il nome di un sospetto, solo 6 casi avevano portato ad un arresto e solo 2 avevano condotto l’accusato a processo, dove infine erano state dichiarate false. Qui, come in altre situazioni, resta inteso che una percentuale sconosciuta di casi archiviati come falsi possa implicare stupri realmente avvenuti, quello che resta certo è che non ci sono state numerosissime vite di uomini rovinate dalle vicende in esame.

Dunque i dati ci dicono che anche nei rari casi in cui un uomo è stato fatto oggetto di una falsa accusa di stupro, ci sono ampie possibilità che i capi di imputazione vengano a decadere senza che lui ne abbia notizia. Il che ci porta alla ovvia domanda: perché c’è chi va alla polizia per presentare una falsa denuncia di stupro, se presto si troverà nella condizione di doverla ritirare?

Le ragioni per una falsa denuncia

In tutti gli studi accademici presi in esame, una tipologia diffusa di falsa accusatrice è una teenager che, nel tentativo di evitare altri guai, racconta ai suoi genitori di essere stata stuprata. Una gravidanza indesiderata è talvolta la causa scatenante, ma le ragioni possono essere anche di molto più banali, in quei casi la frase “mancato rientro” ricorre con una frequenza disturbante. Di norma, sono i genitori che insistono per coinvolgere la polizia. Due diversi studi hanno evidenziato che più della metà delle false denunce sono presentate da altri che non la vittima stessa, di solito un genitore.

Un altro tipo di casi che si dissolvono rapidamente sono quelli di una persona che riferisce di uno stupro nel tentativo di avere accesso a cure mediche o prescrizioni psichiatriche; in un altro studio, 6 su 55 denunce classificate come false da un dipartimento di polizia nell’arco di un anno, corrispondono a questa descrizione. Così come le adolescenti in situazioni di “mancato coprifuoco”, queste persone non avevano nessun interesse a proseguire con l’accusa dopo che la menzogna aveva ottenuto lo scopo iniziale.

Ritratto di una falsa accusatrice

Alcune di loro rilasciano dichiarazioni alla stampa, comunque, e questo fatto ci porta ad un punto sgradevolissimo. Poiché le vere vittime di stupro vengono spesso fatte passare per false accusatrici, potrebbe sembrare inappropriato diffondere qualcosa di negativo al riguardo delle une o delle altre. Eppure questi due gruppi non hanno nulla in comune. In realtà, le vittime di stupro non sono nemmeno un gruppo: non hanno caratteristiche omogenee. Possono essere giovani o vecchie, bianche o nere, possono essere donne o uomini, gay o etero, ricche o povere – possono essere letteralmente chiunque. Persino un uomo di 65 anni può essere vittima di stupro.

Coloro che non recedono dalle false accuse di stupro quasi invariabilmente hanno precedenti di bizzarre invenzioni di frodi criminali.

Quando si va a guardare alle violenze sessuali inventate, alcuni elementi saltano subito all’occhio. La prima è che le persone che non ritirano le false accuse di stupro quasi invariabilmente hanno precedenti di bizzarre situazioni di crimini fraudolenti. Oltretutto sono spesso essi stessi dei criminali, le cui famiglie ed amici sono criminali anch’essi; persone problematiche intrappolate in vite disordinate. Crystal Mangum, l’accusatrice del caso della squadra di lacrosse alla Duke, è l’archetipo della falsa accusatrice. Aveva denunciato in precedenza un brutale rapimento con stupro in cui nessuno era finito a processo. Aveva anche alle spalle un reato penale, non associato a quel caso, che l’aveva condotta in prigione (nello specifico l’uccisione del suo ragazzo). Aveva avuto vari guai e non aveva mantenuto il suo lavoro di spogliarellista a causa della sua dipendenza da sostanze – sostanze che includevano sia antidepressivi che metadone – che la facevano addormentare nel corso della sua attività. Tragicamente, risultò che aveva veramente subito abusi sessuali da bambina – questa è una delle altre caratteristiche in comune tra persone adulte che denunciano un falso stupro.

Quattro motivazioni

Ma mentre chi accusa falsamente ha spesso storie simili alle spalle, le ragioni alla base delle denunce sono diverse: guadagno personale, disturbi mentali, vendetta e necessità di un alibi.

Le accuse motivate da guadagno personale riguardano generalmente quelle stesse persone che se scivolano in un posto pubblico citano in giudizio le istituzioni per un risarcimento. Molte volte il loro modus operandi prevede di essere state aggredite sessualmente all’interno di una proprietà dello stato; altre volte sostengono invece di essere state stuprate da un pubblico ufficiale. In entrambi i casi il risultato sarà una citazione in giudizio contro le istituzioni, cui saranno contestate una serie di richieste fraudolente. In un caso la falsa accusa risultò portata avanti da una persona che aveva sette precedenti casi di diversi infortuni, compresi tre identici casi di denuncia contro ristoranti in cui l’accusante sosteneva di essersi rotta un dente a causa di un sassolino presente nel cibo. Talvolta, tuttavia, il vantaggio non è di tipo economico, come nel caso di una donna che mentì su uno stupro perché pensava che la circostanza le avrebbe risparmiato il carcere, in quanto accusata di reati di droga; o come nel caso dell’uomo già in prigione che sperava di essere spostato di cella e messo insieme al suo compagno.

Le persone disturbate mentalmente possono essere veri e propri casi psicotici che credono di essere state stuprate davvero, come nel caso di una donna convinta di aver subito violenza ogni giorno per tre anni da ogni componente delle gang della città. Più comunemente, comunque, queste persone presentano ciò che viene definito factitious disorder: un disturbo della personalità correlato (e spesso associato) alla sindrome di Munchausen, che le spinge a dichiarare di essere state aggredite. Una di queste era Sara Ylen che accusò non meno di sette uomini diversi di averla stuprata. Nel caso in cui venne infine arrestata, si presentò in una stazione di polizia con la faccia dipinta con false escoriazioni che vennero via facilmente con una garza. Come molti altri falsi accusatori di questo tipo, Ylen dichiarò di avere una (inesistente) malattia terminale e di aver trascorso due anni in una clinica per curare il cancro, sebbene nessun dottore le avesse mai diagnosticato nulla del genere. Questo tipo di accusatrici cambiano in maniera compulsiva le storie raccontate, aggiungendo dettagli drammatici, senza preoccuparsi della coerenza con le prime versioni, né di fornire prove di alcun tipo. E’ importante qui far notare che disturbi quali ansia, depressione, disturbo bipolare di tipo non psicotico, non sono affatto associati alle false accuse di stupro.

La vendetta è un altro dei motivi scatenanti – sia come causa in sé che come criterio scatenante per la scelta del destinatario dell’accusa. Contrariamente alla credenza popolare, tuttavia, relativamente poche sono le persone accusate da amanti respinte o ex partner. Per esempio nessuno dei 52 casi documentati per ingiusta detenzione negli Stati Uniti riguarda vittime di donne rifiutate – e anzi c’è un caso (singolare a dir poco) di un uomo rifiutato che convinse la sua ragazza a denunciare il suo compagno di stanza, che aveva rigettato le sue avances sessuali.

Un altro caso di vendetta è relativo ad una donna che forniva sesso in cambio di droga e che era rimasta insoddisfatta dal quantitativo fornito; un uomo che picchiò la sua ragazza costretta su una sedia a rotelle fin quando lei non aveva acconsentito ad accusare un uomo di cui era geloso; un ragazzo 18enne convivente di un uomo più anziano: questi lo aveva buttato fuori di casa dopo un litigio, causato dalla mancata promessa da parte dell’uomo di comprare un’auto al ragazzo (promessa ottenuta in cambio di sesso) e infine una donna che accusò un uomo convinta che questi avesse rubato il camion del marito mentre il marito era in prigione. Ci fu anche l’incredibile caso di una donna che accusò il suo gastroenterologo di averle praticato sesso orale dopo una colonscopia, perché era furiosa con lui per essersi vista rifiutare la sua assistenza come perito in una causa. Dopo di che, ovviamente, citò in giudizio anche lo stesso medico.

Le persone che costruiscono false accuse di stupro come alibi sono in larga misura le già citate adolescenti nei guai con i genitori; ce ne sono di adulte, tuttavia, che di solito tentano di nascondere una infedeltà. Queste sono le sole persone che accusano falsamente che hanno tratti estremamente ordinari, persino simpatici – come la ragazza 14enne con deficit cognitivo che venne sorpresa dalla madre in una posizione compromettente con un ragazzo. Le ci vollero quattro mesi per trovare il coraggio di rivelare che quel sesso era stato consensuale. Quando le accuse vengono formalizzate, in questi casi, a farsene portavoce sono spesso parti terze, che in tutta buonafede credono alle bugie raccontate e naturalmente vogliono vedere punito il colpevole, nonché – talvolta – contare su un congruo risarcimento.

Quello che sappiamo

Un’ultima considerazione riguardo alle false accuse di stupro: mentre la vulgata popolare si centra soprattutto sulle menzogne femminili, avrete notato chiaramente che molte di queste storie hanno come protagonisti in negativo degli individui di sesso maschile. Vale a dire che anche gli uomini possono meditare vendetta ed avere disturbi della personalità – e questo dovrebbe essere dato per scontato. Ma questa contro-deduzione è necessaria perché questo problema viene sempre proposto all’interno di un quadro fortemente squilibrato da un punto di vista di genere. La verità è che le false accuse di stupro non sono un’eccezione in questo senso: come ogni altro crimine viene commesso sia da uomini che da donne e con moventi molto simili.

Chi accusa falsamente di stupro quasi mai racconta storie che con un piccolo sforzo possono essere viste come un fraintendimento del consenso.

E nemmeno si può dire che le false accuse siano il risultato di una mancata corretta comunicazione in questo mondo confuso di sesso occasionale e sbronze selvagge. Chi racconta stupri inventati quasi mai racconta storie che possono riportare a fraintendimenti ed innocenza. In uno studio relativo ad azioni legali basate su falsi stupri, a cura del Dipartimento di Polizia di Los Angeles, il 78% delle denunce era relativo a violenze sessuali aggravate dall’uso di pistola o coltello, stupri di gruppo e/o lesioni personali. Più di ogni altra cosa occorre ricordare che chi accusa falsamente è una persona che crea una storia con uno scopo preciso in mente. Che il motivo scatenante sia un guadagno illegittimo, un disordine della personalità, la necessità di un alibi o la vendetta, per chi accusa è di fondamentale importanza essere presi sul serio. Per questa precisa ragione è drasticamente improbabile – e nella pratica infatti questo non avviene – che chi accusa falsamente inventi una storia in cui la questione del consenso possa restare ambigua.

E’ poi necessario aggiungere una importante precisazione: lo stesso tipo di persone che hanno maggiore probabilità di essere falsi accusatori sono spesso i bersagli preferiti dei predatori. Adolescenti, persone con deficit mentali, persone con un passato delinquenziale – tutti sono facili prede per stupratori, che spesso hanno un fiuto speciale su quelle che sanno le persone che meno di altre verranno credute dalle autorità. Nonostante il fatto che le dichiarazioni di queste persone necessitino di un esame attentissimo, la polizia farebbe bene a prendere molto più – non meno – sul serio questo tipo di persone, molto più di quanto facciano ora.

La lezione che possiamo trarre da tutto questo non è che bisognerebbe prendere con cautela qualunque racconto di violenza sessuale subita, ma che la stragrande maggioranza delle violenze denunciate è credibilissima. Quando invece una donna afferma di essere stata brutalmente stuprata da sette uomini, ad una festa molto frequentata, su un letto di bottiglie rotte – come raccontò l’accusatrice della Virginia University – e quando quella donna ha precedenti di storie false, come ancora nel caso dell’accusatrice della Virginia University, non c’è nulla di male nel rimanere scettici. Ma se una donna con nessuna storia di drammatiche bugie racconta che è rientrata a casa con un uomo e dopo essersi baciati per un po’ (consensualmente), lui l’ha costretta ad avere un rapporto sessuale – in assenza di una convincente evidenza del contrario, possiamo ragionevolmente pensare che quella sia la verità. E questo non ha nulla a che vedere con l’assunto politico del “Io credo alla donna”. Ha a che vedere con il fatto che una storia del genere è uguale ad altre decine di migliaia di casi di appuntamenti che terminano con uno stupro, ogni anno, e che non hanno purtroppo nulla di falso.

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3 pensieri su “Che tipo di persone denunciano falsi stupri?”

  1. Ringrazio Antonella per l’articolo molto interessante, ma vorrei fare un appunto: gli esempi che hai fatto riguardano l’ambito universitario, non quello generale.

    Le accuse di stupro nelle università americane seguono un iter completamente diverso da quello giudiziario, e vengono trattate in seno all’università con procedure dove l’accusa è largamente favorita, al punto di compromettere il diritto alla difesa. Le università usano questo approccio, favorito sotto l’amministrazione Obama, per non incorrere nella perdita dei finanziamenti che subirebbero se fossero trovate colpevoli di discriminazioni sessuali a causa del famigerato “Title IX”. Le “pene” comminate tuttavia sono piuttosto lievi solitamente, molto più lievi e riguardano solo la carriera universitaria, proprio per evitare ricorsi.
    Quando le persone trovate colpevoli subiscono pene più pesanti, come l’espulsione, ricorrono, paradossalmente proprio denunciando una discriminazione sessuale a loro danno.

    Anche peggio quando a questo trattamento discriminatorio voluto in primis dal “femminismo carcerario” americano, si aggiunge anche una buona dose di razzismo istituzionale:

    https://www.theatlantic.com/education/archive/2017/09/the-uncomfortable-truth-about-campus-rape-policy/538974/

    Credo che sia preferibile tenere separati i casi di “false accuse di stupro” che seguono il procedimento ordinario, dove esse sono in linea con le false accuse di ogni altro reato, rispetto a quelle che avvengono nel contesto malato del “Title IX”, dove risulta difficile fare una stima, dato che vengono perseguiti anche i casi in cui la giustizia ordinaria si ferma.

    Vorrei inoltre contestare la tua affermazione circa il fatto che un’accusa rivelatasi falsa non rovini la vita di una persona: non è vero. Non è vero per nessun reato, men che meno per l’accusa di stupro. Il sospetto che in realtà una persona l’abbia “fatta franca” c’è sempre.

    https://www.koffellaw.com/sex-crimes/rape/title-ix-and-false-accusations/

    1. sulla situazione delle regole indipendenti all’interno dei college avevamo tradotto questo https://abbattoimuri.wordpress.com/2013/04/19/lavvocata-femminista-denuncia-accusato-di-violenza-mio-figlio-senza-diritto-ad-un-giusto-processo/

      e questo sul femminismo carcerario. https://abbattoimuri.wordpress.com/2014/03/24/come-lattivismo-anti-violenza-mi-ha-spinto-a-diventare-unabolizionista-del-carcere/

      la specificità di quello che accade nei college merita comunque una riflessione a parte.

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