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About Emily

NASCITA –> MATERNE –>  ELEMENTARI –>  MEDIE –>  SUPERIORI  –> UNIVERSITA  –> LAUREA  –> CERCO LAVORO –> MUTUO –> COMPRO LA MACCHINA –> PROGRAMMO DEI FIGLI

Emily non era questa. Emily cercava se stessa. Emily voleva viaggiare. Aveva il mondo nelle vene. Emily aveva due tartarughe ed amava un ragazzo nero. Aveva bracciali e collane fatte con cauri. Emily metteva scarpe colorate e jeans. Emily amava la vita. E la libertà. Ma che cos’è la libertà? Non l’aveva mai conosciuta, era riuscita solo ad immaginarla. Emily quando era triste mangiava. E a volte vomitava. Poi smetteva. Perché lei era forte. Era vita. Era più di questo. Più di quello che gli altri vedevano. Emily era quello che gli altri non vedevano. Era così profonda che solo pochi riuscivano a scorgerne l’essenza. Odiava le prigioni mentali, i circoli viziosi. Emily amava l’Africa.

Aveva trascorso due mesi in Ghana e tutti, perfino suo padre, avevano notato un cambiamento “Sei radiosa. Hai gli occhi che brillano. Sei bellissima”. Ma Emily era sempre così. Anche quando piangeva nella sua camera, anche quando mangiava e suo padre la guardava con disgusto. L’Africa aveva tirato fuori la parte più bella di lei, più preziosa, più nascosta. Con la sua semplicità era riuscita a fare breccia nell’animo di Emily e una luce l’aveva perforata. Ora tutti potevano guardarla dentro e tutti l’amavano. Un sorriso, quanto costa un sorriso? In Africa non costa nulla.

“Basta, torno e metto la testa a posto e il culo sulla sedia. Trovo un lavoro.” Pensava mentre un aereo della Turkish la riportava a casa.
“Che progetti avete con Sam? Dove volete vivere? Come fai a costruire un rapporto sul NIENTE? Non avete futuro, ascolta papà. Io non ce la farei a mantenere una relazione fondata sul NULLA. O sei con lui solo per dire che sei fidanzata?”. Lei a Lecce, con i suoi. Lui a Roma che l’aspettava. Due anni insieme. La depressione di lei di mezzo. Lui che l’aveva aspettata sempre. Lui che non smetteva di sorriderle e di abbracciarla. Lui che la teneva da lontano. Lei che lo abbracciava tutte le notti a 577 km di distanza. Perché un amore così spaventa le persone mediocri. Perché se non hai un’eredità lasciata dai tuoi, una casa, delle terre, sei niente. Perché tu in quest’Italia sei solo un numero e i numeri più alti vanno avanti. Se nasci povero muori poveri. Le persone sono il loro lavoro. Sono i loro soldi. Sono il loro peso. Anna è grassa. Quindi GRASSA è ANNA. Sam è NIGERIANO ed Emily è ITALIANA. Per Emily questo non era un limite.

Lei era consapevole che sarebbe potuta nascere OVUNQUE, questo non era un limite. Era un info aggiuntiva alla sua identità ma non era la sua identità. Lei avrebbe potuto viaggiare ovunque, vivere ovunque, fare l’amore in qualsiasi parte del mondo. Le radici di Emily erano le sue convinzioni. Ma a chi piace avere una figlia cosi? Senza fissa dimora, senza progetti, due tatuaggi, 10 orecchini, un ragazzo nero e due tartarughe? E così chi più chi meno cercava di limitarla. Volevano contenerla. Chiuderla in una scatola così non sarebbe straboccata.

A nessuno importa chi sei, cosa fai. In Italia le relazioni sono basate su interessi. ANNA la GRASSA ha il marito medico. NUNZIO il CONTADINO ha la cognata che lavora in banca. Dietro ogni sguardo se ne nasconde un altro. L’apparenza conta più di qualsiasi cosa. Più della felicità. Emily aveva amiche che non andavano al mare perché non pesavano 50 Kg. Le persone non sono il loro peso. Aveva amiche che non mangiavano un gelato perché altrimenti, la dieta, poi come si fa? Aveva amiche belle come il sole ma tristi come la morte. Emily pensava alla morte. Ci aveva pensato. Risolvere tutto. Finire tutto. Questa eterna lotta tra chi gli altri volevano che fosse e chi era veramente.
“Io non mi sposterei mai da dove sono nato.

Ma che dici? Tu sei nata qui e qui devi vivere, hai più possibilità”. Emily non si sentiva di nessuna parte del mondo perché il mondo era in lei. Non accontentarsi. Era questo quello che voleva. Non accontentarsi di una vita mediocre e falsa. Avere di più. Essere libera, creativa, spontanea, vera. Avere pochi amici con i quali le rispettive profondità potessero comunicare senza essere intaccate. Avere una casa/cuore. Le case/cuore non erano case, erano la realizzazione dell’amore fatta materia.

Questa era Emily. E vorrebbe urlare al mondo che le persone sono molto più di quello che appaiono. Non giudicate e non sentitevi giudicati. Se nessuno vi capisce vuol dire che siete fatti solo per persone speciali, che vedono il mondo a colori come lo vedete voi, non in bianco in nero. Abbiate sempre il coraggio di esser chi siete veramente, anche se fa male. Anche se pensate di non riuscirci. I grandi uomini sono stati quelli che hanno osato, si sono battuti per qualcosa in cui credevano ma che nessuno condivideva. Non siamo solo numeri. Siamo esseri unici, abbiamo la vita nelle nostre mani. Non siamo solo numeri anche se la società vuole farci credere questo.

Elisa Parata

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