Antiautoritarismo, Antisessismo, Attivismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Personale/Politico, R-Esistenze, Violenza

#25Novembre: il bel corteo e la bella pratica politica ignorata da Repubblica

Tutto quello che so è che la manifestazione del 25 novembre a Roma è andata bene. Dubbi, critiche, dissensi: va tutto bene. Quel che non va bene é, per esempio, che Repubblica, tra tutte le cose belle che avrebbe potuto mettere in evidenza, ha scelto proprio di dare retta ad un provocatore, chiaramente intervenuto proprio per fare notizia, per ottenere i suoi cinque minuti di gloria, ben sapendo di poter provocare reazioni tra le persone che in quella manifestazione avevano tutto il diritto di stare in prima fila. Possiamo parlare di metodo. Possiamo parlare mille volte del fatto che la faccenda degli uomini in fondo al corteo è stata già risolta l’anno scorso con una inclusione massima nei confronti di compagni che hanno – per l’appunto -accompagnato le assemblee e la preparazione della manifestazione per tutto il tempo. In prima fila, quella che tiene lo striscione, stanno le donne che hanno organizzato, come per una manifestazione di migranti in testa stanno i migranti, e la cosa si è decisa collettivamente, con il consenso di tutti gli uomini che realmente avevano voglia di stare nel corteo e soprattutto di partecipare al percorso lungo e complesso di Non Una Di Meno.

Se condivido le opinioni di tutte le donne che hanno partecipato al corteo? No. Ci sono cose che non condivido ma quel che assolutamente voglio dire è che è un obbligo riconoscere il lavoro altrui, con il suo risultato, che possa comprendere tutte le opinioni al millesimo o meno. Vorrei sapere se quell’uomo ha letto un solo punto del Piano antiviolenza, a quante assemblee, luogo primario delle decisioni di Non Una Di Meno quel tizio ha partecipato, sicuramente nessuna, e mi pare chiaro che si fa lo stesso gioco mediatico del 2007, quando nel corso del corteo intervennero politicanti, donne, che cercarono di cavalcare la manifestazione addirittura sostituendosi alla voce delle organizzatrici facendosi intervistare come se la storia fosse tutta loro. Il giorno dopo si disse che le manifestanti erano violente, che noi eravamo state violente e da lì si capiva quanto poco piacesse quel movimento e quanto poco piaccia, anche oggi, il fatto che ci sia qualcun@ che si muove fuori dal confine istituzionale, dettando l’agenda politica per una volta invece che subirla.

Le donne che hanno reagito avrebbero fatto lo stesso se si fosse presentata una parlamentare di destra nel tentativo di farsi cacciare e far parlare di se’. Perciò no, non condivido l’opinione di chi pensa che quel singolo frammento di una grande manifestazione abbia importanza. Dopodiché c’è da parlare di noi e di quel che vogliamo dirci, in una dialettica inclusiva, con argomenti tutti ancora da sviscerare, tenendo sempre conto del fatto che, lo ripeto, va riconosciuto il lavoro svolto. Non si può discutere senza quel riconoscimento che deve stare a monte di ogni tipo di discussione femminista e antisessista.

Lei su questo scrive:

Io sabato ero in piazza, come l’anno scorso.

1) la manifestazione di sabato è stata la più inclusiva e meno binaria che io abbia mai visto. Oltretutto c’era uno spezzone tranfemminista e sexworkers molto bello. Tutto il corteo era molto misto con molti uomini accolti e anzi direi semplicemente partecipanti. Il corteo era oltretutto molto più queer di quanto sia passato sui media, anche con mascheramenti molto creativi, quindi giudicare un corteo da un video pubblicato da Repubblica mi pare quantomeno ingeneroso. 2) Il tizio del video era un provocatore, oltretutto un provocatore sui social che sabato ha deciso di venire a provocare in piazza, è stato accolto esattamente come sarebbe stata accolta qualunque TERF, o meglio esattamente come è stata accolta una terf che ha detto in assemblea che NUDM sostiene la tratta perchè non condonna il sex work. E’ stata allontanata, perchè non voleva discutere e dialogare, ma provocare. Esattamente il tizio ha fatto lo stesso. Forse si poteva non reagire alle provocazioni, ma se fossi stata io in testa al corteo lo avrei proprio cacciato e non accetto commenti sul fatto che poi dovrei essere contro la violenza, io se provocata reagisco alla violenza. A XXXXXXX due mesi fa in manifestazione ho allontanato fisicamente una donna della politica che ha preso il microfono per utilizzare pro domo sua la manifestazione contro lo stupro, alle provocazioni si reagisce. 3) Ho organizzato parecchie manifestazioni e ho partecipato ad altrettante, ho sempre saputo dove dovevo stare, una volta con uno striscione non sapevo dove mettermi, ho chiesto spiegazioni in testa e mi hanno detto dove era meglio mi posizionassi. Ogni manifestazione ha le sue regole. Chi organizza e si fa un mazzo tanto in genere va in testa. In questo caso chi organizzava erano varie realtà di donne di Roma e non solo, stavano davanti, alcuni uomini partecipano al percorso NUDM anche a XXXXXXX, sanno che la testa del corteo è di donne, trans e soggettività “escluse dai privilegi” perchè per noi tutt* in queste occasioni il camminare insieme ha un suo significato e visto che loro fanno il percorso insieme a noi, sanno esattamente cosa è il privilegio maschile. 4) Repubblica è l’unico quotidiano (a parte ovviamente quelli di destra, il Corriere invece ha scritto due pagine) che ha deciso di non dare nessuna notizia della manifestazione di Roma, ha preferito parlare di quella delle donne di Marsiglia. Direi che la scelta di Repubblica è stata politica. Ancora di più evidente se sceglie di mettere della manifestazione solo questo video, che delle 100.000 persone che erano in piazza non dice proprio nulla. Vi invito ad andare a vedere le foto. Eravamo meraviglios*. Posso dirlo perchè io ero la prima a essere scettica di questa manifestazione, ma sono stata felice di potermi smentire. Evviva la piazza e a chi ci sta, anche con tutte le sue contraddizioni!

Detto ciò, e spiegando l’abc della politica, contrariamente ad ogni mia aspettativa, devo dire che gran parte del Piano antiviolenza mi è piaciuto. Non concordo con alcune parti, inclusa la dicitura “violenza maschile” che non traduce correttamente il senso di “violenza machista” che portano in corteo le femministe latino americane. La violenza è maschilista ed eteropatriarcale e non dei maschi in quanto tali. Ma questo è solo un dettaglio di tutto il piano che vi invito a leggere affinché si possa discutere di contenuti e non della provocazione di chi vuole semplicemente delegittimare tutto lo sforzo fatto per contenere e includere le opinioni di tutte le persone che partecipano al percorso di Non Una Di Meno.

Discutere nel merito delle cose è meglio che parlare di aria fritta. Questo è quel che penso. L’aria fritta lasciamola a giornali come Avvenire che da un po’ ormai finge di parlare a nome delle femministe ma dimostra di non sapere alcunché di femminismo. Solo per aver ospitato articoli di femministe della differenza, binarie e irragionevoli su molte cose, non significa aver conosciuto il femminismo che in Italia ha posizioni e numeri ben diversi dalle dieci teste che vorrebbero dettare il copione a tutte le altre sul web. Caro Avvenire, il femminismo storico in Italia è Lea Melandri, cacciata da una pagina “femminista” (della differenza) perché non la pensava come loro. Una donna che si è sempre mostrata aperta a comprendere tutto quel che mai aveva considerato anni prima, perché il mondo va avanti e lei/noi con esso.

Se Non Ora Quando nasce e muore attorno al 2011 e molte femministe che avevano iniziato a dialogare con snoq sono andate via e ora fanno altro, fanno Non Una Di Meno, per esempio. Per il resto le notizie che dà Avvenire e tutte quelle irriducibili e sgangherate che non ammettono che le altre possano pensarla diversamente da loro sono assolutamente false. Il Piano Antiviolenza parla di Tratta, per esempio, e ne parla per un bel po’. Il fatto che si riconosca il sex work non significa che si supporti lo sfruttamento della prostituzione. Questa è tutta una mistificazione delle abolizioniste che tra l’altro in questi giorni festeggiano assieme ai maschilisti che ci hanno segnalate per la chiusura della nostra pagina. Il Piano Antiviolenza parla di reddito, di precarietà e finalmente si affronta la questione della dipendenza economica come fattore fondamentale che non consente a donne maltrattate di lasciare un violento dal quale dipendono. Si parla di diritto alla cittadinanza per le donne migranti. Si parla di tanti aspetti della violenza includendo i generi e non un genere. Si parla di non istituzionalizzazione delle vittime di violenza e del rifiuto a mostrare le donne come “vittime” ad esclusivo uso e consumo di istituzioni repressive, paternaliste e patriarcali. Si esplora la comunicazione per considerarne gli aspetti più deleteri quando si parla di violenza di genere e quando non si mostrano le vittime per quel che sono: forti, fiere, orgogliose. Si parla di sessismo nei movimenti, e devo ricordare la faccenda orrenda dello stupro di gruppo a Parma? Non ne parlo adesso ma troverete molto su questo blog. Dimentico certamente qualcosa, ma si parla di salute, diritto all’autodeterminazione, alla decisione ultima sulla denuncia contro la violenza subita e si parla finalmente di rifiuto dell’obiezione di coscienza che umilia e mortifica le donne che vogliono una pillola del giorno dopo o un intervento di interruzione volontaria della gravidanza. Si parla di intersezionalità, di strumentalizzazione razzista e fascista sui corpi delle donne, di mille cose che ci siamo dette in tutti questi anni e io sono felice che quel documento contenga tanta complessità. Su alcuni aspetti restano dubbi ma il lavoro collettivo non è fatto per rappresentare il mio punto di vista ma il “nostro” punto di vista e questo è un merito e non un demerito. Chi si lamenta di non essere stata perfettamente rappresentata, al netto della volontà di imporsi sopra a tutto, non conosce il femminismo, le dinamiche e le pratiche e le azioni femministe. Non coglie l’importanza del confronto e del fatto che nelle lotte politiche non si parla solo per se’ ma si ragiona in gruppo per tentare una sintesi che non escluda e che comunque sia aperta ad ulteriori cambiamenti.

Dal 2007 ad oggi io ho visto tanti cambiamenti, tanta consapevolezza in più e il Piano è ricco di tutte queste meraviglie che per ora definisco così. Domani parlerò dei singoli punti e dirò perché su alcuni non sono d’accordo ma ben sapendo che io costituisco una parzialità e che loro sono le mie interlocutrici e non Avvenire. Volessi confrontarmi con la Chiesa Cattolica – antiabortista e omofoba – farei catechismo e parlerei alle masse da una finestra qualsiasi benedicendo i presenti. Ma sono una femminista e parlo con altre femministe. Inclusive. Instancabili. Meravigliose.

QUI trovate il piano femminista da scaricare. Il video del tipo lo trovate su Repubblica alla voce manifestazione 25 novembre. Ovvero quella per Repubblica è stata la manifestazione.

 

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2 pensieri su “#25Novembre: il bel corteo e la bella pratica politica ignorata da Repubblica”

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