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Si chiamava Michela ed è stata uccisa

E’ così. Non si può parlare della morte di questa ragazza come di un semplice suicidio. Non lo è. Questa ragazza è stata indotta al suicidio, ergo è stata uccisa. E’ stata uccisa la sua volontà, la sua sicurezza, la sua autostima, tutto annegato in un mare di colpevolizzazione e vergogna, in un Paese in cui ancora è troppo importante la santità di una donna, tanto da non consentire che sia riconosciuta la violenza che subisce.

Si chiama #RevengePorn e non ha nulla di eccitante o ironico o divertente, al contrario di quel che pensano i buontemponi che mettono in giro video di ragazze riprese, a loro insaputa o meno non importa, in situazioni intime. Abbiamo segnalato spesso questo genere di situazioni, abbiamo detto che circolano video del genere sui social e che segnalarli non serve, e realmente non serve a nulla, perché non elimina la cultura di chi li mette in giro, di chi clicca un like o li ricondivide reiterando quello che dovrebbe essere considerato a tutti gli effetti un crimine.

In altri Stati lo è già, ma in Italia si sa che se delle scene intime vengono divulgate in giro è colpa della protagonista ignara del fatto che sarà messa alla gogna, la sua privacy violata, la sua intimità calpestata e la sua dignità di persona massacrata. Il #RevengePorn non è nulla di passabile, comprensibile, perché è manifesta la volontà di chi vuole annullare la vita di una persona, di chi vuole cancellare quel nome, quella storia, quella vita. E’ manifesta la volontà di distruggere la sua reputazione che per molte rappresenta la vita stessa, ferme come siamo al medioevo in cui le donne sono sempre colpevoli, qualunque violenza subiscano.

Mi spiace che si intervenga solo quando è morta. Mi spiace perché conosco situazioni di donne che stanno ancora combattendo per fare cancellare i loro video e per far rispettare la loro reputazione e la loro privacy. Giustizia lentissima o archiviazioni facili o semplicemente tempi eterni per arrivare ad una possibile soluzione che veda restituito alla vittima la sua stessa vita. Una vita che dal momento in cui viene messa alla gogna non le appartiene più.

Michela è stata uccisa. Lo è stata sul piano morale sicuramente e qualunque cosa si possa fare, come parlare di più di casi come questo, mettere altre che vivono la stessa situazione al corrente del fatto che tutto quel che accade non è colpa loro. Hanno diritto a vivere e al piacere. Hanno diritto all’intimità e alla sessualità. Hanno diritto di esistere. Comunicatelo a chi vi sta a fianco, alle persone che conoscete e che stanno vivendo analoga violenza. Non fate finta di niente. Non parteggiate per quegli uomini che ne ridono, prestando loro anche la vostra risata. Smettete di colpevolizzarle e giudicarle. Smettete anche voi di essere complici.

A Michela, perché non ci si dimentichi di lei.

 

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Comments

  1. Cominciamo noi uomini a dire: “non sono d’accordo”…. ad accendere tante candele per illuminare angoli di ignoranza e la mancanza di ascolto, di dignità. …

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