Antiautoritarismo, R-Esistenze, Violenza

Per l’anoressia serve prevenzione e non repressione

avrete saputo della ragazza denunciata e del blog pro-ana (pro anoressia) chiuso in seguito alla denuncia. non sono d’accordo. i disturbi alimentari sono disturbi, per l’appunto, e servirebbe piuttosto capire e prevenirli. una ragazza che tiene un blog pro-ana è di per se’ anoressica. vale a dire che soffre di un disturbo complesso, un tentativo di tenere qualcosa di se’ sotto controllo quando il controllo su tutto il resto manca. si tratta di disturbi che derivano da scarsa autostima, insicurezza, volontà di assumere potere in un ambito che rimane forse l’unico che resta per chi ha vissuto situazioni difficili, infanzia complicata, episodi di bullismo, molestie, violenze.

non si tratta di un capriccio e la maniera securitaria e repressiva nella quale si è scelto di intervenire di certo non migliorerà la situazione per la ragazza stessa e per chi l’ha seguita sul blog fino ad ora. una persona che soffre di disturbi alimentari non può essere fatta oggetto di simili interventi. sarebbe utile ragionare di prevenzione, comprendere la natura dei disturbi stessi e accompagnare le persone che ne sono affette in un percorso di recupero della propria salute e della propria autostima.

chiudere un blog e denunciare la persona che lo gestiva non allontana altre persone dalla malattia, dall’ossessione per il controllo del proprio peso, dalla fossa buia e oscura che le ospita. anzi: rende la fuoriuscita dalla malattia più difficile. isola i soggetti che mantenevano una sorta di contatto con il mondo esterno. soggetti che dovrebbero osservare il mondo altro attraverso campagne di educazione mirate, campagne di apprezzamento dei corpi e di distruzione degli stereotipi che sono causa dei disturbi. cosa vuol dire reprimere facendo un buco nell’acqua se tutto intorno le ragazze vedono sminuiti i loro corpi non photoshoppati, con masse di gruppi di odio che le prendono in giro a scuola, in giro, sul web.

sapete che quando una ragazza mostra il proprio corpo, in short, in costume da bagno, quella foto diventa oggetto di scherno e derisione? sapete in quanti modi una ragazza in carne viene chiamata? seguite certi gruppi o pagine facebook e vi renderete conto del fatto che il problema sta a monte e non nella vittima di simili angherie. abbiamo portato avanti e vogliamo farlo ancora la campagna body liberation front nella quale ogni foto di corpi vissuti male o finalmente bene, al di là degli sfottò, era ed è accompagnata da una storia e le storie delle donne e delle ragazze che si sono raccontate presentano una costante che dovrebbe essere osservata, raccolta e usata per la prevenzione.

perché se gente di ogni tipo chiama boiler, vacca, cicciona, balena, una ragazza che ha un po’ di cellulite non si sceglie di monitorare e usare quelle informazioni per inventarsi nuove campagne a sostegno della sua autostima? perché si sceglie di trattare una malattia come fosse una responsabilità oggettiva nei confronti delle altre donne? provate a entrare in un reparto di psichiatria in cui le vittime di anoressia sono ricoverate e sottoposte ad alimentazione forzata. provate ad ascoltare i loro pianti, il modo traumatico in cui avvertono il controllo di se’, il voler riconoscersi con altre malate con le quali formano una specie di gruppo di autoaiuto ben sapendo cosa prova l’una o cosa l’altra?

come fossero tossicodipendenti hanno bisogno di terapie per smorzare la dipendenza e l’intervento repressivo suona un po’ come mettere in carcere una persona che si droga perché ha condiviso la droga con un’altra persona a sua volta tossicodipendente. non c’è una valutazione lucida in un intervento repressivo e pur comprendendo le ragioni di una genitrice che vuole tutelare la propria figlia immaginando che quello sarà il modo per farla guarire quel che non si capisce è il fatto che lo Stato intervenga in modo repressivo piuttosto che usare una attenzione interdisciplinare che va fornita dal sistema sanitario nazionale, inadeguato e privo di servizi a risoluzione di questi disturbi.

In italia si contano sulle punte delle dita le strutture sanitarie pubbliche che si occupano del problema fornendo assistenza psicologica, day hospital in cui si prevede di tenere un atteggiamento non autoritario nel fornire alimentazione, interventi mirati che servono a fare sentire queste ragazze meno sole. il resto è fatto da strutture private e che costano soldi, soldi che le famiglie non hanno. si strumentalizza un bisogno per colmare un vuoto istituzionale e pubblico che dovrebbe in realtà essere colmato dalla sanità pubblica.

sapete quanto costano i farmaci di chi soffre di un disturbo alimentare? sapete che più spesso non c’è esenzione? sapete che le famiglie delle persone malate vanno in bancarotta per spostarsi da città prive di servizi a città con qualche servizio fornito dalla sanità pubblica? sapete che gli ingressi in queste strutture pubbliche sono limitati e che c’è una lista d’attesa lunga un chilometro? direi proprio di no. non lo sapete. allora sarebbe utile vi informaste senza criminalizzare le ragazze malate. in generale comunque vorrei capire qual è la pena carceraria, pecuniaria, che questa ragazza dovrà scontare. e come questo risolverà il suo problema e quello delle altre che la seguivano.

so quanto è drammatico avere figli, parenti, amici, che si lasciano morire. so che si desidererebbe dare pugni ai muri di cemento armato per la rabbia, perché pare che non ci sia altra scelta che l’intervento autoritario. so anche che queste ragazze vanno ascoltate senza che da parte delle istituzioni vi sia un coinvolgimento emotivo che impedisce un lucido intervento che sia davvero efficace. ecco. su questo blog troverete tante storie di ragazze che soffrono o hanno sofferto di disturbi alimentari. leggerle forse vi darà un’idea di quel che vuol dire sopravvivere in quello stato e andare alla ricerca di aiuto, ascolto e comprensione che vadano al di là della colpevolizzazione totale, senza che la società si assuma alcuna responsabilità per gli stereotipi imposti.

Che dire: provate a leggerle. poi dite cosa ne pensate. Già che ci siete leggete anche i post taggati sotto la voce anoressia e bulimia.

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7 pensieri su “Per l’anoressia serve prevenzione e non repressione”

  1. Ottimo articolo! Condivido pienamente tante cose che dici. Io ho la fortuna di non avere mai avuto problemi alimentari, infatti non ho idea di quanto costano le cure per l’anoressia, né so cosa fa lo Stato italiano, o meglio, so che lo Stato italiano in generale fa poco per i cittadini, ma non conosco nessuno in particolare che ha avuto anoressia.
    Parlando di anoressia, mi viene in mente una canzone dei Subsonica: «Specchio»; ci hanno fatto anche un cortometraggio basato su testimonianze reali.

  2. Nemmeno io sono un grande fan delle soluzioni legali per problemi di questo tipo; d’altra parte, mi rendo conto della necessità di tutelare chiunque potesse farsi irretire da messaggi del genere…

    1. “mi rendo conto della necessità di tutelare chiunque potesse farsi irretire da messaggi del genere…”, per cui questo metro di paragone lo applichi anche al porno o al BDSM che “possono irretire” qualcuno a diventare un serial killer perché nei contesti cinematografici o BDSM si fa uso di un certo tipo di estetica, linguaggio, atto, simulazione, FINZIONE?
      Per me azioni di questo tipo, censorie, con accuse di “induzione al suicidio”, sono palesemente assurde. Tra un po’ passerà l'”induzione allo strupro o al suicidio” anche su siti che propongono diete magari con immagini di donne in minigonna intente a mangiare carote e insalata.

  3. Tu scrivi che “una ragazza che tiene un blog pro-ana è di per se’ anoressica.”

    No, non lo è.

    Ti consiglio di leggere il blog “Anoressia After Dark”, di una ragazza che sa cosa sono i DCA perché ne soffre da anni (ed è un medico fra l’altro) e ha condotto un’interessante analisi del fenomeno pro-ana:

    http://anoressiabulimiaafterdark.blogspot.it/2009/01/anatomia-pro-ana-parte-1.html

    parla con cognizione di causa del fenomeno pro-ana e del perché nel 99% dei casi NON ha niente a che fare con i veri DCA.

    Sono d’accordo con te che la polizia postale, i genitori e gli insegnanti ora si sentono la coscienza a posto e sono convinti che via il blog pro-ana, via il dolore, e che questo non è sufficiente, anche perché chi soffre di anoressia o bulimia ne soffre per ben altro che un blog scritto da un’estranea (quasi sempre motivi di tipo relazionale o familiare… chissà perché le famiglie non si mettono praticamente mai in discussione quando c’è una ragazza con DCA)

    Una pro-ana senz’altro ha problemi seri, ma se c’è anche il minimo rischio che una sola ragazza, già predisposta ai DCA per contesto sociale e personale, trovi nuovi modi per farsi del male, chiudere questo tipo di blog è la cosa giusta da fare.

    L’autrice di quel blog va ascoltata e aiutata, ma va messa anche in condizione di non fare ancora del male a se stessa e agli altri; se chiuderle il blog è sicurtario o di destra o reazionario, onestamente (e te lo dico da anoressica quasi decennale) poco m’importa: è la prima cosa sensata da fare – poi è ovvio che non ci si deve limitare a quello, perché non è che il disagio sparisce magicamente se impedisci a chi lo prova di esternarlo.

    1. se non lo è allora non ha scuse. ma chi gestisce questi spazi in genere cerca conferme per se stessa più che per altre. ma ti leggo e ti ascolto. la questione va valutata insieme di sicuro 🙂

  4. Quindi un blog che parli di porno o un blog horror dedicato a Freddy Krueger sono “istigazioni a fare stupri e omicidi”? chiedo, eh.
    La tizia in questione è stata denunciata per “aver indotto al suicidio” un’altra ragazza MAI VISTA e che verosimilmente abitava a distanza di km da lei?
    Capisco il dolore della madre della suddetta figlia, ma c’è qualcosa che non torna, in questo ragionamento. Diamo la colpa dell’atto di X a Y, che di X non ha neanche una conoscenza diretta, e che ha scritto un romanzo-un blog-fatto un film su questo, questo e quest’altro “che non ci piace”? certo, se poi pensiamo che abolire “ciò che è moralmente disturbante”, sia la soluzione… bhè allora parliamo solo di arcobaleni e fiorellini. Perché a questo punto “film porno = stupri e violenza sulle donne nella realtà”, “musica rock = consumo di droghe, sex, drugs, and rock n roll, no?” e “film horror = omicidi e stragi nella realtà”. Evidentemente sì, per come ragiona certa gente, di fronte ad analisi relative “alla realtà”.

    Se uno guarda un film di Tarantino e poi esce e ammazza qualcuno, la colpa non è di Tarantino, ma sua e sempre sua. La responsabilità è individuale. Spero di aver reso l’idea…

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