Antisessismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Contributi Critici, La posta di Eretica, R-Esistenze

Le donne che subiscono violenza non sono sempre “madri”

Lui scrive:

Ciao Eretica e un saluto a tutto lo staff!

Segnalo alla comunità di Abbatto i Muri un’imbarazzante pubblicità in stile “pubblicità progresso” che sta girando sui regionali di Trenitalia. Stamani sono raggelato dinanzi all’ennesimo episodio di finto perbenismo rivolto al delicato tema della violenza sulle donne: è il caso di una pubblicità che è autentica mistificazione del problema stesso, la riproduzione del problema con l’inganno, anziché la soluzione: è la malattia, non la cura.

Sono in treno, viaggio verso casa sul solito regionale, vengo attirato da una nuova immagine a bordo. Lo stile è del tipo “pubblicità progresso”, ma nell’immagine non si vede l’elemento progressista nemmeno a volercelo vedere per forza!

E così noto la foto di un bambino cupo, in primo piano, posto a fianco di un individuo in secondo piano, presumibilmente di sesso femminile dai fianchi, ma non inquadrato in viso. A fianco del protagonista la scritta: “LA VIOLENZA SULLE DONNE COLPISCE ANCHE I LORO FIGLI. FERMIAMOLA”.

RESTO ALLIBITO.

Mi chiedono: “Perché?”
Ecco perché!

1- L’idea che per veicolare un messaggio sia stato scelto un “testimonial” per niente rappresentativo dell’oggetto della pubblicità dimostra due cose: o che la pubblicità non è più capace di fare il proprio lavoro o semplicemente che LA PUBBLICITÀ STA SFRUTTANDO UNA CONCEZIONE PALESEMENTE DISTORTA dell’oggetto per attirare l’attenzione comune.

E infatti:

2- L’idea di fondo espressa dalla pubblicità è: LA DONNA È MADRE. Dove sta scritto però che una donna debba necessariamente essere madre? O meglio: tutte le donne su cui è stata operata violenza ce le immaginiamo madri? O semplicemente non ci interessa delle donne colpite dalla violenza che non siano madri? Perché se indigna più un effetto collaterale della violenza rivolta (essa “colpisce ANCHE i loro figli”) anziché l’effetto principale (la violenza È sulle donne) abbiamo negato all’effetto principale la sua natura principale: un effetto è principale rispetto a quelli collaterali perché questi da quello derivano. Ma se la derivazione viene posta in attenzione prima di ciò di cui è derivazione c’è un errore nella posizione, perché sono negati i presupposti in quanto presupposti, e di conseguenza è negata ogni derivazione (il principale non è più principale, perché il collaterale non è più collaterale).

3- LA DONNA NON È INQUADRATA, quindi le è negata la soggettività con l’esclusione del volto.

E infatti:

4- LA DONNA È IN SECONDO PIANO ed è riconoscibile per i caratteri sessuali secondari, non per il genere. La persona in foto potrebbe considerarsi affatto DONNA, ma la pubblicità la presenta unicamente come DONNA per mezzo del corpo.

E infatti:

5- Spostando l’attenzione sul bambino, al problema della violenza sulle donne è negata la natura del problema stesso, cioè la sua causa: la donna è sempre oggetto e mai soggetto di azione.

E infatti:

6- Alla parte interessata dalla promozione non è restituito lo spazio che la violenza elimina, la libertà, perché la parte interessata è interamente contenuta in uno spazio che è un’altra soggettività a determinare (il bambino).

E infatti:

7-L’interesse è determinato esternamente e non è PRODOTTO DI UN’AUTOPROMOZIONE, CIOÈ MANCA L’AUTODETERMINAZIONE DEL SOGGETTO-VITTIMA, E QUINDI MANCA LA SUA EMANCIPAZIONE DAL RUOLO DI VITTIMA.

Quindi LA DONNA SUBISCE LA PUBBLICITÀ. PERCIÒ TALE PUBBLICITÀ PROMUOVE LO STESSO PRINCIPIO CHE È CAUSA DELLA VIOLENZA SULLE DONNE.

Ditemi voi, se queste sono “pubblicità progresso”.

Giacomo df

>>>^^^<<<

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