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Madri senza sostegno: “ho lasciato mio figlio e ho ricominciato”

Lei scrive:

Cara Eretica,

Sono una giovane madre che non può contare su alcun sostegno. Quando sono rimasta incinta ero sul punto di abortire ma poi lui mi ha convinta che saremmo stati felici e che io avrei potuto continuare a studiare e lavorare con il suo aiuto e con quello di sua madre. Ho accettato perché abortire, contrariamente a quello che si pensa, non è facile. Per me non lo era. Il mio compagno è stato bravo fino ad un certo punto. Quando ha capito che il bambino aveva bisogno di tante cose e non solo di giocare con lui allora ha smesso di essere presente. Sua madre mi ha sempre rimproverato il fatto di avere altre priorità e non mi ha quasi mai aiutata. Lo Stato non dà servizi e io sono stata depressa per qualche anno. Non volevo alzarmi dal letto neppure quando ho cominciato a prendere antidepressivi. Poi ho deciso di mandare a quel paese le convenzioni che mi volevano solo a fare la madre e ho ricominciato a studiare e ho anche trovato un lavoro part time.

Era necessario perché il mio compagno cominciò a farsi licenziare. Rubava i soldi dell’affitto e delle bollette e andava a spenderli in cazzate. Lo stereo per la macchina, un acquario con pesci tropicali e tutto questo mentre io ero la sola adulta in casa che tentava di sopravvivere. Mia madre mi è stata d’aiuto per un po’ ma poi mi ha detto chiaro e tondo che avrebbe smesso a meno che io non mi fossi separata e non tornassi a vivere con lei e mio padre. Non ho voluto perché pensavo fosse una sconfitta e alla prima occasione mi sono lasciata coinvolgere in una relazione strana con un uomo che aveva vent’anni più di me. Ho trascorso una notte con lui mentre mio figlio dormiva nel lettino della stanza degli ospiti. Poi sono tornata a casa e il mio compagno mi ha chiesto dove fossi stata e perché non rispondevo al telefono. Non gli ho detto niente anche se avrei voluto ferirlo per quello che lui aveva fatto a me. Mi aveva impegnata in una convivenza che mi ha resa infelice e se non fosse stato per lui avrei abortito e la mia vita sarebbe stata diversa. In tutto ciò me la prendevo con mio figlio perché lo vedevo come un limite.

Il mio compagno ha risposto alle mie richieste di aiuto con indifferenza e mi ha lasciata sola mentre continuava a spendere i soldi che io guadagnavo in cose inutili. Non faceva niente neppure quando stava a casa. Passava il tempo sul computer e con i video giochi. Mio figlio cresceva e io mi sentivo più vecchia di trent’anni. Alla fine ho ceduto e l’ho ricattato. Gli ho detto che se non mi avesse aiutato avrei chiamato i servizi sociali e avrei dato il bambino in affido. Volevo provocarlo e lui mi ha detto che non avrebbe dovuto iniziare la storia con me perché avrebbe dovuto capire che non ero una vera donna, di quelle che si sacrificano e che fanno le martiri per i propri figli e i propri mariti. Ho detto che volevo separarmi e mi ha minacciato di volersi suicidare. Ad un certo punto io ho pensato di prendere tutti gli antidepressivi e morire. Non ce la facevo più.

L’ho fatto e in ospedale continuavano a dire che avevo un bel figlio che mi voleva bene e che non avrei dovuto essere tanto egoista. Il mio compagno non è neppure venuto a trovarmi. Si è sentito offeso perché l’ho costretto a sobbarcarsi di lavoro con il bambino e quando sono tornata a casa, da sola, mi ha detto per ripicca che se la cavavano benissimo anche senza di me. La nostra storia non aveva più senso. Non volevo che mi toccasse e non lo vedevo più come l’uomo del quale mi ero innamorata. Mi sono separata, alla fine, e il bambino è rimasto con me. Suo padre non mi passa un soldo di mantenimento e mi ha lasciata così come mi aveva presa: senza speranze e futuro.

Ora odio lui, odio me stessa, odio mio figlio. L’ho lasciato dalla madre di lui che mi ha riempita di insulti. Non mi interessa più. Io non ce la faccio e non era la vita che volevo. Sono una donna egoista? Non mi sento così. Penso di avere il diritto di ricominciare. Ora vivo con un uomo che amo e che mi aiuta. Mio figlio viene a stare con me tre giorni alla settimana. Vede il padre poco e sta prevalentemente con la nonna. Non mi sento più in colpa e sono molto più felice. Vorrei dire che quello che mi è successo è piuttosto comune e avrei tanto voluto un uomo che mi aiutasse col bambino. Ora sono solo un cliché. La donna che ha fatto un figlio e l’ha lasciato per la propria realizzazione personale.

Ti ringrazio se mi pubblicherai.

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2 pensieri su “Madri senza sostegno: “ho lasciato mio figlio e ho ricominciato””

  1. Sei stata brava a sopravvivere in quella situazione, e ancora piu` brava a riuscire ad uscirne. E` un problema di deficienza statale: io vivo in Germania e qui una studentessa che resta incinta riceve subito soccorso dallo Stato, nessuno pretende che ce la faccia da sola e nessuno la obbliga a rimanere con il padre del bambino se non vuole. In Italia si pretende dalle donne che facciano figli (che poi diventano cittadini e pagano le tasse) ma non si fa nulla per agevolare loro questo compito. Ti auguro tanta felicita` e vedrai che anche tuo figlio un giorno capira` la tua scelta e le tue necessita`.

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