Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie

L’ho tradito. Lui mi ha stuprata per ritorsione. Non è stata “colpa” mia!

Lei scrive:

Ciao Eretica, vorrei raccontare la mia esperienza per aiutare le altre persone a cui è successo qualcosa di simile. Ho tradito il mio (ex) ragazzo. Non cerco scusanti per questo. Pur amandolo, l’ho tradito (sì, si può tradire anche chi si ama. Chi di solito non si tradisce, nella furia dei primi, esplosivi sentimenti, è la persona di cui si è innamorati. Ma essere innamorati e amare sono due cose e due fasi diverse). Gliel’ho raccontato. Eravamo a casa insieme. Eravamo ai due lati del tavolo, seduti. Quando gliel’ho detto, ho visto il mondo cadergli addosso. Si è messo a piangere, a urlare, mi ha chiesto dettagli, gliene ho raccontati. L’ho visto calmarsi. Si è sporto verso di me sul tavolo.

Mi ha afferrato per la nuca e ha cominciato a baciarmi con molta forza, tenendomi per i capelli, io gliel’ho lasciato fare. Ma non capivo. Non capivo cosa provava. Forse era un tentativo di riavvicinamento? Ha continuato a baciarmi. Gli ho chiesto “Che cosa stai facendo?”, lui mi ha risposto “Ne ho bisogno”. E’ venuto dall’altro lato del tavolo, mi ha portata sul divano, non mi ricordo chi mi ha svestita (c’era poco da svestire e non ricordo se sono stata io, o lui, o entrambi). Non sentivo nulla, sentivo tutto in modo ovattato, non ero sicura. Ha iniziato a fare sesso con me, dopo poco ho iniziato a piangere, ma non si è fermato. Durante, mi ha chiesto se mi sentivo come quando l’avevo fatto con quell’altro.

Ometto qui un dettaglio particolarmente disgustoso che sono riuscita a dire a poche persone. Poi ha finito. Appena aveva finito mi ha chiesto “Cosa senti?”, io ho risposto “niente”, e lui “neanche io”. Poi ha aggiunto, a mo’ di spiegazione dell’accaduto: “mi dispiace, ora conosci anche il mio lato sadico. Mi serviva questo *sesso impersonale* per poterti guardare in faccia di nuovo”. Nel corso della stessa sera mi ha raccontato che quando aveva 18 anni gli era successa una cosa simile, aveva cioè ricattato la sua ex ragazza (di cui possedeva foto nuda), a seguito di un tradimento, costringendola a fare sesso con lui.

Ho cercato per giorni di capire cosa fosse successo. Sentivo che era successo qualcosa di molto sbagliato, ero sicura fosse una violenza, ma non sapevo darle un nome preciso. Stupro? Ma come poteva essere stupro se non avevo detto “no”, se ero stata ferma e non avevo fatto nulla? Lo è stato? Continuo ancora a tormentarmi. Sono sicura che lo è stato. Invece no, non sono sicura. Invece sì. No. Le cose sono più sfumate. Le vittime spesso non si difendono, sono inermi, vanno in black out. Vabbè, non è stato comunque uno stupro. Invece sì. La cosa che mi ha aiutata di più è stata pensare all’accaduto dalla sua prospettiva.

Che lui abbia potuto spiegarmi, a mente freddissima, che mi aveva fatto quella cosa con l’intenzione di ferirmi il più possibile. Che dalla mia prospettiva, certo, è tutto nebuloso,ma che per lui era chiaro, fin dal primo secondo, prima, durante e dopo, cosa stava facendo. E se mi fossi ribellata, opposta? Forse la soglia della violenza fisica, il dovermi fare male per tenermi buona, sarebbe stata determinante, si sarebbe fermato o no? Questa domanda mi spaventa più del resto. La confusione è un forte aiuto della natura umana. Il primo pensiero che mi veniva sempre in mente i giorni successivi era “sì, però me lo sono meritato, quindi non è uno stupro. Perché altrimenti sarei la vittima. Invece sono colpevole, perché l’ho tradito io. Quindi non è uno stupro”. Capite che gran rovesciamento logico?

Queste cose, che io ho letto centinaia di volte nelle testimonianze di vittime di violenze sessuali, non si riconoscono quando capitano a te. Si pensa di essere colpevole, di averlo lasciato accadere, perché piuttosto di poter ammettere a se stessi che, proprio malgrado, si è stati in una situazione così annichilente, degradante, in cui non si aveva alcun potere, piuttosto che ammettere di essere stati nulla e di non avere avuto altra scelta, si preferisce pensare che, in realtà, sì,era tutto sotto controllo, l’ho lasciato accadere perché IO lo volevo, non perché lo voleva l’altro, l’ho fatto anche IO, ero anche un pochino partecipe, mi andava bene. Così ci si salva dall’annullamento. Cose dette e ridette.

Come ogni azione orribile a questo mondo, persino una violenza si può perdonare, perché io rifiuto il ruolo della vittima incapace da ammonire su chi e cosa è fattibile, dicibile, frequentabile, accettabile. Ma il perdono non cancella la colpa. Il perdono la accoglie e la conferma. Posso, potrò perdonare, ma di sicuro non ora. E di sicuro non con quella persona al mio fianco. Se avete dei dubbi, se vivete qualcosa di simile: cercate gli estremi, cercate chi vi dice senza remore e senza esitazioni che sì, è stata una violenza, e che non l’avete causata voi, questa violenza.

Perché degli altri estremi, quelli che diranno che è colpa vostra, “eh ma anche tu non ti sei certo comportata bene”, quelli che “potevi starci più attenta”, persino quelli in buona fede che vi diranno che è inutile fare classifiche di bastardaggine e sofferenza se volete smettere di soffrire, di quelli, ne troverete ad ogni angolo. Grazie a questo blog e all’interessa che dedica quotidianamente alle singole storie. La singolarità conta. Noi contiamo.

Clara

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