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Lotta antiviolenza: non sto dalla parte di chi vuole più repressione

Lei scrive:

Cara Eretica,

vorrei parlarti di una cattiva sensazione che ho in questo periodo. Mi riferisco al fatto che le discussioni sulle molestie e le violenze mi fanno sentire a disagio. Mi preoccupa il fatto di ritrovarmi a commentare assieme a persone che più che di cultura dello stupro parlano di punizioni severe, castrazioni chimiche e cose del genere. Mi pare che ci sia tanta gente che cavalca alcune lotte e quando diamo per scontato di vivere in un mondo in cui quella gente ha finalmente acquisito la stessa sensibilità alla fine appare chiarissimo che non è così.

Le discussioni sulla violenza sulle donne coinvolgono molte persone indignate e non sono tutte uguali. Ci sono quelle che non emettono sentenze ma si fermano a discutere della cultura che il victim blaming produce nella nostra società. Ci sono quelle che pensiamo sorelle perché non fanno victim blaming ma poi descrivono soluzioni securitarie e repressive e quella mi pare la cifra che accomuna molti commenti in favore delle vittime. Una sorta di giustizialismo e vendetta sociale contro lo stronzo di turno che viene finalmente definito per quello che è.

Tutta la fiducia del mondo nei confronti delle donne che denunciano una violenza ma anche tutto il disaccordo possibile nei confronti di un atteggiamento giustizialista che non mi appartiene. E’ faticoso provare a inserire nelle discussioni questo dettaglio, ricordare che il garantismo dovrebbe essere la spinta per cui il nostro principale obiettivo non può essere quello di sostituirci ai giudici ma quello di parlare della cultura che favorisce lo stigma negativo sulla donna.

So che le donne vengono sempre colpevolizzate e le sento vicine perché è successo anche a me ma il mio disagio aumenta e devo darmi una spiegazione che mi consenta di andare oltre lo sfogo e il linciaggio. Non mi sento in diritto di insultare nessuno e non mi sento limitata quando penso e dico che uno stupratore è uno stupratore.

La mia lotta però non è quella di persone di destra che abbracciano la lotta contro la violenza sulle donne solo per motivi politici, per comportarsi da fascisti, da protettori delle donne in pericolo, tranne che per il fatto che non ascoltano né quelle donne né tutte le altre. Combatto la violenza sulle donne ma anche un certo atteggiamento forcaiolo. Non posso condividere niente con una donna che parla di castrazione, perché che lo si voglia o no non siamo dalla stessa parte.

Allora vorrei dire che mi preme parlare di prevenzione, di cultura dello stupro che va combattuta e demolita. Non voglio parlare di punizioni, di torture e neppure di condanne. Non mi servono per valutare la gravità di un comportamento sessista e violento. Non prendo pietre da lanciare sulle persone accusate e non spero che siano condannate a morte. Non rinuncio al mio femminismo anarchico e non posso stare dalla parte delle fasciste perché dicono che parliamo della stessa cosa. Non è così. Quelle donne sono le prime a negare la violenza di genere contro gay, lesbiche e trans, per esempio, sono le prime a giudicarmi se vado in giro in shorts, sono le prime a chiamarmi troia e a non credermi se dico di aver subito violenza. Allora perché questo pasticcio e perché non si pensa al fatto di dover valutare la lotta politica non per il nome che ad essa si dà – lotta contro la violenza sulle donne – ma per le modalità in cui scegliamo di combattere. C’è differenza e bisogna parlarne. Io sono garantista e non mi piace la galera. Non penso che una persona debba essere rinchiusa solo sulla base di una accusa e questo non vuol dire che non credo alle donne che denunciano. Tutt’altro. Penso che però nel rafforzare il sistema repressivo e securitario non stiamo facendo altro che legittimare le istituzioni patriarcali quando pretendono di controllare i nostri corpi. Dare tanto potere alle Istituzioni poliziesche e carcerarie significa togliere a noi stesse la possibilità di scegliere il modo in cui decidiamo di difenderci.

Vorrei sapere cosa ne pensate. Grazie per qualunque risposta vorrete dare.

Mimma”

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Comments

  1. Ottimo. Grazie per questa riflessione.

  2. Lorenza Siciliani says:

    Ciao!
    La prevenzione è giusto farla, e parlare di cultura dello stupro in modo da sensibilizzare le persone il più possibile è fondamentale. Tuttavia, se una persona ruba, uccide, stupra, o fa del male a qualcuno deve pagare. Deve scontare una pena perché ha sbagliato, perché ha leso la libertà altrui. Che poi il sistema carcerario non sia come vorrei e talvolta peggiora le persone anziché migliorarle è un altro discorso, e si potrebbe stare ore a parlare di come riformare il sistema. Mi piacerebbe vivere in un mondo in cui se una persona sbaglia, basta farle notare l’errore in modo tale da non poterlo più ripetere, ma non è così. La prevenzione, la discussione, la sensibilizzazione sono armi potenti, spesso sottovalutate, ma comunque non sempre efficaci.

  3. Grazie, Mimma.
    Io la penso esattamente come te. Tra l’altro penso anche che il focalizzarsi sull’atto di violenza in sé, come reato che va punito, distolga l’attenzione dal fatto che viviamo in un sistema che produce oppressione di genere. E dà spazio a discussioni su “cosa è stupro e cosa no” piuttosto che sul patriarcato.
    Il contrario di quello che fa questo blog, dando spazio a storie da cui emerge una realtà ben diversa…

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