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Lettera aperta al mio ex violento

Dalle illustrazioni di donne ribelli di Obey

 

Lei scrive:

Ciao *****,

sono io, Sveva. Non sono sicura che leggerai questa lettera, anzi, sono abbastanza certa che non ti capiterà mai sotto gli occhi. Ci sono tanti altri ***** come te nel mondo e, in effetti, sarà come scriverla a chiunque – salvo qualche particolare del tempo che abbiamo “condiviso”.

Sono bloccata in questi ultimi due giorni, non riesco a scrivere niente che abbia senso. Ti ho sognato un’altra volta. Nel penultimo sogno ho visto che mi mettevi la faccia a terra e mi toglievi l’intimo per fare la tua cosa preferita, tra i miei lamenti e i miei “ti prego, no”. Stavolta c’eri tu, c’ero io, c’erano altre persone tra cui i tuoi amici e alcuni passanti. Eravamo in un negozio ed era una giornata soleggiata e calda. Non sentivo paura. Stavo provando a spiegarti il male che mi hai fatto iniziando le frasi con “guarda che…”, “non so se ti rendi conto ma…”. Tu, come ovviamente il mio cervello poteva formulare, non capivi e ti infastidivi, aggrottavi la fronte. Io ero pacata, forse incoscientemente pacata.

Adesso non sono più la Sveva di prima, ho aggiunto Basîrah come nome islamico, mi sono fatta insegnare a pregare, sono stata intraprendente in moltissimi campi, dall’attivismo al volontariato. Se tu mi conoscessi adesso mi vorresti più di quanto mi hai voluta in passato, ma non mi avresti mai. Mia madre, a cui davi della brutta troia mentre la tua era sacra e intoccabile!, una cosa giusta l’ha detta bene: ti trovasti un gioiello da rinchiudere in uno scrigno. “Amore mio”, “la mia donna”, “la mia cavalla”… sicuramente ci hai provato gusto ad approfittare della mia fragilità, della relazione ormai agli sgoccioli con il mio primo ragazzo, della crocerossina che era in me, soprattutto perché sono belloccia, solare, intelligente. Ti deve essere piaciuto spegnermi, e forse credi davvero che mi servisse “una correzione” e che il tuo compito fosse quello di “guidarmi”. È radicato nella tua cultura, ma in verità in quella di tutti, non importa quale sia la tua provenienza. Anche quell’imbecille del tuo amico la pensa così ed è un mio connazionale. La cosa che mi ha sempre fatta ridere è che vedi scorrette certe cose nei marocchini e nei tunisini. Dicevi che erano tutti spacciatori e schifosi, ma intanto vendevi loro la birra e andavi a bere e fumare erba in cima a qualche albero nelle periferie della città.

Ti sei sempre vantato anche di essere quello che non sei. Ti sei inventato un secondo nome, un nome greco che penso tu abbia preso da un film, ma non di certo dall’Iliade perché non sai cosa sia e non ti è mai interessato saperlo. Ti sei inventato di essere forte, ma basta un ago per sgonfiare tutti i muscoli d’aria che ti sei pompato con tutte quelle insicurezze da 5, 10, 15, 20 kg sulla panca. Ti sei inventato delle storie sui clienti, sugli amici e su di me. Ti vantavi di conoscere la tua fede, ma di fatto hai sempre fatto tanta confusione e non hai mai acceso il cervello davanti a un versetto.

Devi essere sempre quello più etero, quello con il cazzo più duro, quello più bello e autoritario… tutto tu. Come i bambini che vogliono la tettarella, distruggere personalmente le costruzioni giocattolo e piangere se non sono tutto per tutti. A volte mi sei sembrato proprio un bimbo piccolino, ma non perché mi dicevi che davanti a me ti sentivi un bambino di cinque anni. Perché quando siamo andati allo zoo, e io odio lo zoo, volevi scavalcare la recinzione dei cammelli, perché all’acquario picchiettavi il vetro della vasca degli squali, perché potevi scherzare solo tu, perché non trattenevi le tue antipatie per le altre etnie ed eri sgarbato come un moccioso con le mie amiche, perché non pagavi i biglietti del treno e mi facevi fare incommensurabili figure di merda. Perché ti offendevi se il piatto di dolci che ti preparavo la mattina era fatto male e perché volevi accaparrarti le fette più buone, come i bambini.

I ragazzini almeno pestano i piedi e strepitano se sono frustrati. Tu urlavi, sbraitavi, mi sputavi in faccia, affondavi il cazzo più forte per farmi male, mi deridevi e mi chiamavi puttana, mi buttavi fuori di casa e mi davi della pazza anche per strada. I bambini scalciano soltanto ed è più facile parlar loro delle loro emozioni e delle proprie, ma tu non sei una tabula rasa e dentro di te hai già un mondo preconfezionato. La regola è: tu sei così, lei deve cambiare e darti retta. Hai bambini si dice “sei arrabbiato? Sì? Sai che io invece sto male se ti comporti così?” e molti di loro imparano a controllarsi e empatizzare. Tu le hai sempre avute tutte vinte. E nessuno, una donna men che meno, può criticarti.

Le persone rigide non si reinventano mai, *****. Non evolvono mai. Le persone violente non crescono. Lo so che forse neanche capisci cosa sto dicendo e dentro di te starai pensando “ah che puttana”, ma non posso giustificarti. Sei un coglione e sei un ignorante, ok, ma non ti solleva dalle tue colpe. Una donna della tua stessa nazionalità mi ha detto: “mi vergogno di lui e ricordati, Sveva, che non importa quanto tempo ci vorrà: deve pagare”. Tremeresti davanti a lei. Tremeresti anche davanti a me.

Parlavi di dignità, di onore, dicevi che le troie come me non ce l’hanno ma dopo avermi fatto di tutto, dopo essertela presa per essere stato lasciato e esserti preso una denuncia, dopo avermi mandato foto pietose in cui piangevi… non ti viene in mente che forse la tua vita è più povera di quello che pensi? Che non sei la persona che ostenti? Come si vive così, incoerentemente?

Qualche settimana fa un marocchino ha picchiato la ragazza in pubblico ed è stato fracassato di botte da un senegalese. Quando lo hanno acchiappato, ha detto solo che era incazzato per essersi fatto picchiare da un negro. A te fanno schifo i marocchini: ma non hai fatto lo stesso? Quello odia i neri, tu odi i marocchini: pensi davvero di essere così distante da chi odi? Perché deve essere una gara a chi ce l’ha più duro?

E poi: ti sembra normale censurare la foto di tua sorella perché “le si vede troppo il culo” e poi riempire Facebook di foto – alquanto imbarazzanti – dei tuoi pettorali? Due domande su queste disparità perché non te le fai? Non ti sembra tutto pazzesco?

Perché odi i gay “che lo prendono ne culo” se lo hai messo di forza in culo a me, a altre mille donne e una volta pure a un ragazzino tanti anni fa?

Un tuo amico te lo ha già detto, ho un ragazzo adesso. Mi ama ed è il tuo contrario. Ha viaggiato, ha letto, suona, scrive, ride e gioca. È al mio pari e siamo felici: non litighiamo, ognuno ha i suoi spazi, le sue amicizie. Non tentiamo di isolarci o insegnarci a vivere. Ci arricchiamo e nonostante lui sia ateo è mille volte più musulmano di te. Non beve, non fuma, non spettegola, aiuta più che può gli altri, si veste secondo i propri gusti senza ostentare, è umile, non fa soldi con quello che consideriamo haram, si comporta bene con quella che ora è la moglie, non tradisce. Dicevi che siccome sono tornata all’Islam tu, il solito deficiente presuntuoso, avevi preso il biglietto per il paradiso: no, *****, sei un testa di cazzo e insh’Allah troverai il mio ragazzo al posto dove pensi di poterti accomodare. Hai rubato, fatto soldi vendendo birra, fumato, stuprato, picchiato, deriso, parlato male alle spalle, censurato e ti sei vantato. In cosa consiste il tuo Dio?

Con il mio ragazzo smaltisco gli ultimi residui di te che mi sono rimasti. L’ho già fatto con il cibo, con la tua lingua, con le conoscenze acquisite in vari campi (non lascio una sega al ricordo di te, sappilo, mi sto riappropriando di tutto), ma ci sono delle cosette per cui ovviamente ero più restìa. Mi ci è voluto un po’ per fare sesso di nuovo e riappropriarmi di certe pratiche. Insomma, mi hai lacerato la vagina e pensavo di non riuscire più a farlo. Poi ho scoperto tante cose circa le relazioni e il sesso, per esempio slegata da qualsiasi coinvolgimento affettivo/emotivo con un ragazzo ho scopato benissimo (il far godere l’altra persona, ti stupirai, è fottutamente eccitante e anche islamico) ma ho avuto qualche problemino con la persona che amo all’inizio. Con lui ho ripreso a essere bella vispa senza sentirmi sporca e mi posso riposare quando voglio. Che bello essere trattata come un essere umano, eh? A volte sono scoppiata a piangere, mi è andato via il sangue dalle gambe e mi sono lamentata rumorosamente e barcollato, tu ricordi bene cosa voglia dire vedermi così perché con te era diventato il mio stato normale. Mi è capitato solo quando è successo qualcosa che mi ricordava te e ogni tanto sto ancora tanto male quando leggo, sento o vedo altre storie di violenza simili. Mi sono ripresa anche le cose che associavo a te, comunque, le ho legate ad altro (non ti lascio una sega).

È stata dura, però a parte qualche strascico della situazione che mi hai creato io vivo meglio. Sono una persona migliore. Grazie al femminismo e all’esperienza orribile che ho fatto con te, tra lavoro nero e sfruttamento e manipolazioni, ho preso coscienza di tante, tante cose. Una maturazione massiccia in tempi brevi, autodeterminazione e autoconsapevolezza potenti. Un processo che non accenna minimamente a fermarsi nonostante i periodi di merda e qualche accenno di depressione per altra roba. Strano ma vero, mi chiedo se senza aver incontrato te adesso sarei qui ad aiutare altre donne e uomini e fare attivismo per le persone lgbt, per il femminismo islamico e una cifra di cose che ti fanno schifo (è che non le capisci…). La verità è che puoi illuderti quanto vuoi, non sono più una vittima e io e migliaia di altre donne non lo siamo e non lo saremo più.

“Dolcino mio”, dammi retta. Dì no alla pochezza che ti affligge. Smetti di fare del male. Non fare il ribelle, sei solo un ragazzino che vuole spaccare il culo a tutti ma si fa stirare le t-shirt da mammà. Sei un caso psichiatrico come migliaia di altri uomini maschilisti, oltre al fatto che non sei proprio una cima (e spero che tu almeno questo lo abbia già assodato). Fattelo un dubbio nella vita, potresti addirittura renderti conto che stai portando la tua vita e quella degli altri alla deriva e che le donne sono persone. Che la cultura e la natura sono diverse. Le tue vittime non ti perdoneranno mai, però tu puoi sempre cambiare strada e lavorare su te stesso. Non ti arrendere al fatto che sei un pezzo di merda, non ti vantare di avere “i coglioni neri” quando il coglione sei tu. Non puoi più farmi male: smetti di guardare cosa fanno gli altri e pensa per te.

Con uno sputo in mezzo agli occhi, ti saluto.

La NON tua Sveva Basîrah.

P.s. scusa le male parole, so che non sono il massimo per dialogare. Avendomi perseguitata, picchiata, umiliata e violentata… confido che capirai la scarsa considerazione e l’amara consapevolezza che ho di te.

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Comments

  1. Una lettera che è un pugno sullo stomaco. Mi spiace e ti chiedo scusa a nome di tutti gli uomini che non ti hanno rispettata come persona. Sii felice. Lo meriti. Un sorriso

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